Daouda Ndoye: “Clima di intolleranza non conviene a nessuno”

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Como purtroppo si è appreso dai fatti di cronaca degli ultimi giorni una coppia di anziani di Lanciano è stata derubata e torturata in casa da tre banditi. Alla signora hanno addirittura tagliato un orecchio e tutte e due sono stati ridotti in fin di vita. Un episodio drammatico che non ha lasciato in silenzio Daouda Ndoye, ex candidato al consiglio comunale per Lucca Città in Comune, che scrive: “In genere non commento fatti di cronaca nera, ma stavolta faccio un’eccezione poiché vorrei ragionare non sul caso in sé, ma sulla reazione di molte persone. Vedere le foto sul letto di ospedale di questi due nonni – scrive Ndoye – ha fatto scatenare in tutti noi la rabbia e l’indignazione”.

“Ma questo genere di vicenda scatena anche un’altra sensazione a noi cittadini di origine straniera: il terrore che questi criminali non siano italiani. Succede praticamente così: leggi un fatto grave di cronaca nera e in modo istintivo, ripeto, istintivo, speri subito che non siano senegalesi (della tua origine); poi speri non siano stranieri; poi speri proprio che siano italiani. Sì, succede puntualmente così e lo dico con la massima onestà – confessa l’ex candidato consigliere -. Lo speri perché il clima pesante che stiamo vivendo sai che diventerà ancora più pesante, già all’indomani, nel caso (come questo) si venga a sapere che non siano italiani. E questo non solo avrà delle conseguenze a livello psicologico, perché dovrai sopportare e difenderti da altre battute incivili, ma anche e sopratutto nella praticità della tua vita quotidiana. Ciò significa che quando andrai a pulire le scale, starai attento a parlare un italiano perfetto perché nel momento in cui i condomini scoprono che non sei italiano o italiana, faranno di tutto per toglierti il lavoro perché temono tu possa essere un ladro in incognito; che al supermercato dovrai litigare per mezz’ora con la cassiera perché ha appena ordinato a tua figlia di parlare italiano, con sua madre presente, perché qui siamo in Italia (storia vera); perché non vincerai un appalto non perché non sei bravo o la tua proposta non è conveniente, ma perché non sei italiano. Quindi ecco cosa succede subito dopo i fatti di cronaca nera in cui molti giornali stanno bene attenti a sottolineare l’origine ed il passaporto dei criminali quando non sono italiani: da una parte abbiamo alcuni autoctoni che non vedono l’ora di vedere confermate le loro teorie alimentate da una certa politica e da una bella fetta dei media, tipo: ‘qui è arrivata solo la feccia, dobbiamo rimandarli tutti a casa…’; e dall’altra abbiamo i cittadini di origini straniere che aprono i giornali col fiato in sospeso e alcuni di essi sono già pronti, con le dita sulla tastiera, per parlare di mafia italiana, bambini sciolti nell’acido, pedofilia ecc convinti che la miglior difesa sia l’attacco. E così, noi cittadini autoctoni e non, magari anche vicini di casa litighiamo ferocemente su internet e poi per le scale nemmeno ci guardiamo, figurati salutarci e offrirci tè con biscotti. E così noi lottiamo l’uno contro l’altro, ci insultiamo, ci odiamo, ci sfidiamo…per guadagnarci cosa? Gioire perché i criminali in questione non sono italiani, oppure gioire nel caso fossero stati italiani, sono due facce della stessa medaglia, quella del pregiudizio, della sfiducia, della frustrazione, dell’impotenza, dello smarrimento, del razzismo. E questo lo dico in primis a me stesso – dice Ndoye – poiché conscio che questo modo di informare mi ha creato ansia, tanta ansia, da non riuscire a mantenere la calma, a volte, per ragionare e far ragionare il mio vicino di casa. Riflettiamoci su questa reazione amici, riflettiamoci insieme. Davvero ci conviene questa strada? Davvero non vogliamo che i nostri figli vadano d’accordo? Davvero non vogliamo scambiarci dolci, storie, esperienze? Davvero vogliamo essere vittime di una informazione e di una politica cinica, individualista, aggressiva e, perché no, ultimamente anche con toni razzisti? Davvero vogliamo avvelenarci l’anima in una guerra tra penultimi e ultimi?”. 

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