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Angelini: “Sbagliato chiedere a privati di dichiararsi antifascisti per avere spazi”

“Trovo inopportuno e sbagliato e proprio di uno Stato etico più che di uno Stato di diritto,  che il semplice cittadino, che vuole usufruire di un bene pubblico del Comune, sia chiamato a fare dichiarazioni  di fede per di più rivolte  a Tambellini,  che non hanno niente a che fare con quello che egli chiede, quale appunto il prestare giuramento alla Costituzione e ai principi della Resistenza”. A dirlo è l’ex consigliere comunale di Governare Lucca, Piero Angelini, che prende la parola commentando le reazioni alla delibera della giunta che su Facebook hanno scatenato alcuni che hanno augurato la morte al sindaco. Piuttosto sorpreso Angelini, ma non tanto sull’attacco al sindaco, quanto sulla solidarietà che gli è giunta da più parti.

“Capita a tutti quelli che esercitano un potere politico, quando  si esprimono  su temi controversi e sensibili, è capitato  anche a me, spesso, anche di recente – ammette Angelini – di trovare qualche cretino, che, in modo anonimo  (oggi  sul web), gli  auguri la  morte; non  a tutti succede, invece,  che si mobiliti tanta gente per dare solidarietà all’offeso, come è successo in questi giorni a Tambellini, ma era già successo – prosegue ancora l’ex consigliere comunale – un’altra volta, qualche anno fa, su sua denuncia di aver subito minacce. Tambellini, come se fosse stato addirittura minacciato di morte, ha ricevuto la solidarietà di tutti, a cominciare dall’opposizione, con Chiari e  Martinelli, per finire con il vescovo : il quale  non solo gli ha dato solidarietà, ma lo ha  lodato, nella sua omelia di Natale, come garante dei principi della Costituzione, evidentemente quale ispiratore della delibera, dalla quale è nato il caso, con la quale la giunta, il 21 dicembre, ha deciso di concedere  l’uso e l’occupazione dei beni del  Comune solo ai sottoscrittori di una esplicita  dichiarazione di riconoscimento dei valori  della Costituzione e della Resistenza. Io penso di essere un antifascista  più rigoroso di Tambellini (tralascio i particolari) – va avanti Angelini -, però, a differenza di lui, ha avuto la fortuna di avere un padre antifascista militante, che mi ha insegnato, fin da quando ero ragazzino, che in una vera democrazia non vengono richieste, dalle istituzioni, professioni di fede di qualunque genere, come succede invece nella religione e nella politica. E’ ovvio, infatti,  che tutti devono rispettare la Costituzione e contribuire a realizzare i valori che essa incarna; ma mentre trovo giusto che qualcuno,  chiamato a rivestire un’alta carica pubblica, sia  tenuto  ad affermare esplicitamente la sua fedeltà alla Costituzione, del quale è garante,  trovo inopportuno e sbagliato e proprio di uno Stato etico più che di uno Stato di diritto,  che il semplice cittadino, che vuole usufruire di un bene pubblico del Comune, sia chiamato a fare dichiarazioni  di fede (per di più rivolte a Tambellini),  che non hanno niente a che fare con quello che egli chiede, quale appunto il prestare giuramento alla Costituzione e ai principi della Resistenza.  I sanfedisti della giunta non si accorgono, tra l’altro, che la loro decisione apre la strada per legittimare dichiarazioni opposte, ma di eguale segno; come potrebbe fare Salvini, quando si impadronirà anche del nostro Comune,  che potrebbe  decidere, per esempio, con una bella delibera di giunta, di non far  concedere l’uso e l’occupazione dei beni del Comune se non a chi  dichiarerà, nello spirito della Costituzione, di difendere i confini della Patria di fronte all’invasione in atto da parte degli extracomunitari. Per quanto riguarda le professioni di fede, io sono rimasto al vecchio principio evangelico di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.

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