Di Vito (Siamo Lucca): “Nuovo direttore Asl, prevalgano questioni di merito”

La nomina del nuovo direttore Asl sia fatta per questioni di merito e non per questioni politiche. E’ quanto chiede il consigliere comunale Alessandro Di Vito (SìAmoLucca) secondo il quale “bisogna evitare che si facciano scelte in base a logiche politiche o partitiche”. La nomina, secondo Di Vito, “dovrebbe essere lasciata ad un’ampia discrezionalità del presidente della Regione e svincolata dal rispetto dei principi di trasparenza, di imparzialità e del giusto procedimento”. 

“Tambellini – continua Di Vito – è il presidente della Conferenza zonale integrata dell’area territoriale dell’ex azienda Usl 2 Lucca e al tempo stesso è uno dei cinque membri dell’esecutivo della conferenza dei sindaci dell’azienda Usl Toscana nord-ovest. I gestori della sanità devono essere scelti secondo la competenza e il merito, sulla professionalità dimostrata e su una ottimale formazione che garantisca ai cittadini la sostenibilità e la qualità del sistema sanitario. Sulla stampa – prosegue – è stata pubblicata l’anticipazione che alla direzione generale dell’Asl verrebbe nominata l’attuale direttore amministrativo Maria Letizia Casani”.
Nell’interrogazione al sindaco Di Vito chiede di “relazionare sul percorso che sta portando dal 1 novembre scorso alla nomina del direttore generale”, chiedendo se “c’è stato un confronto tra presidente della Regione e Conferenza aziendale dei sindaci, la posizione che ha preso o intende prendere il sindaco di Lucca a nome dei residenti nell’area territoriale dell’ex-Azienda Usl 2 di Lucca, le motivazioni per l’esclusione di altri importanti candidati che avevano già avuto una precedente esperienza sui nostri territori e che erano di nuovo interessati alla direzione dell’Azienda Usl Toscana nord” e se, come si legge nelle conclusione della nota, “la Conferenza aziendale dei sindaci è arrivata ad una deliberazione con il voto favorevole della maggioranza dei rappresentanti e con il voto favorevole dei componenti che rappresentano almeno il 67 per cento delle quote di partecipazione”.

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