Sopralluogo a Tana Termini: “Impianto nel posto sbagliato”

Al via il primo sopralluogo della commissione d’inchiesta in merito alle discariche sotto sequestro e al ciclo dei rifiuti, presieduta da Giacomo Giannarelli (M5S). Questa mattina (4 febbraio) si è svolta la visita alla sede Sistemi biologici srl, società a capitale misto pubblico, dichiarata fallita dal tribunale di Pistoia nel 2017, che ha avuto in gestione l’impianto di compostaggio Tana Termini situato al confine con Bagni di Lucca. L’impianto è adibito all’attività di stoccaggio e trattamento di rifiuti organici urbani.

Il sopralluogo è stato richiesto dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Maurizio Marchetti, che da tempo lamenta “forti perplessità” sull’impianto ubicato proprio nell’alveo del torrente Lima, in una valle piuttosto stretta, peraltro sottoposta a vincolo paesaggistico. Il contesto ambientale “molto delicato” ha impedito, nel tempo di funzionamento dell’impianto (fermo dall’estate 2016 a seguito di ordinanza di sospensione emessa del sindaco di Piteglio per emissione di miasmi), la realizzazione di manufatti migliorativi della situazione di copertura dei rifiuti, come camini di un’altezza adeguata per evitare la cattiva dispersione di odori. Tana Termini è stato da sempre contrastato da cittadini e attività economiche del luogo e figura anche nella sezione Toscana della relazione conoscitiva svolta dalla commissione parlamentare d’inchiesta su ciclo rifiuti e illeciti ambientali, agli atti della commissione regionale su spinta del presidente Giannarelli.
“Si metta in sicurezza l’area – ha detto Marchetti – poi la si restituisca alla natura. Bonificare il sito quanto prima smaltendo le quasi 5mila tonnellate di rifiuti che vi si trovano ancora stoccate e non procedere a ubicare lì un nuovo impianto, benché di tipo differente. Abbiamo potuto verificare quanto il luogo sia del tutto inadatto a nuovi siti come il digestore anaerobico per la produzione di metano che lì è previsto debba sorgere in futuro prossimo”. “Il problema non è il tipo di impianto, che come tipologia non mi trova contrario in sé – sottolinea Marchetti – ma la collocazione. Siamo in aperta montagna, in mezzo alla natura, al confine tra i comuni di San Marcello Piteglio e Bagni di Lucca, direttamente lungo la Lima. Il territorio è fragile e già presenta i segni di fenomeni franosi. Lo abbiamo visto con i nostri occhi. L’area non è adatta a nuove installazioni come quella in progetto e non era adatta nemmeno in origine ad accogliere il vecchio impianto di compostaggio”. “Va bonificato subito – incalza l’esponente di Forza Italia – perché così è una bomba a orologeria, come hanno dimostrato ciclicamente i fenomeni di autocombustione che si sono verificati. Quello spazio va restituito alla natura e a un corretto equilibrio ambientale dopo una bonifica accurata che metta in sicurezza tutta l’area. L’aggiudicazione lo prevede, ma c’è il vincolo per il nuovo titolare a poter costruire il digestore anaerobico. Ecco: bene l’impianto ma non lì. Lì proprio non è il posto adatto e una soluzione andrà trovata”.
Ad accogliere la commissione – oltre al presidente e a Marchetti era presente la capogruppo della Lega, Elisa Montemagni – anche un gruppo di cittadini del comitato Valle del Lima, guidato da Fabio Nesti, ai quali Giannarelli ha riportato la posizione dei commissari presenti al sopralluogo: “Siamo favorevoli ai biodigestori anaerobici, perché non producono maleodoranze, recuperano il biogas e abbattono la dispersione del percolato. Tuttavia il luogo scelto per Tana Termini lascia perplessi. Una valle a ridosso del fiume del Lima, con un impatto ambientale evidente”.
“Siamo al paradosso – continua il presidente –. Un progetto imprenditoriale, che andrebbe sostenuto e magari replicato in altre parti della Toscana, non può stare in un contesto ambientale come questo”. A pensarla così anche Marchetti e Montemagni che insieme al presidente, e parlando ai cittadini, dichiarano: “La Regione dovrebbe venire sul posto, come abbiamo fatto noi, e rendersi conto della inadeguatezza di questo sito”. Peraltro costruito, dichiara il comitato, su materiale di riporto da cava e su una “frana certificata”. A detta dei consiglieri, la localizzazione è il vero nodo da sciogliere ed è la promessa che hanno lasciato al comitato: “Chiederemo alla Regione di trovare un nuovo sito, più compatibile dal punto di vista ambientale e nel rispetto della popolazione residente. Certo sarebbe utile avere il piano regionale dei rifiuti – osservano – che è in ritardo di tre anni e che non sarà presentato in questa legislatura come ci hanno spiegato bene tecnici regionali nel corso di una audizione”.
I commissari hanno anche illustrato l’ipotesi di progetto che ha presentato l’ingegnere di Pistoia compost, Rossano Degl’Innocenti: il volume dovrebbe aumentare del doppio con la copertura del piazzale attualmente scoperto, il conferimento dovrebbe rimanere inalterato rispetto alle autorizzazioni originarie (31mila tonnellate l’anno). Il tutto per un rischio d’impresa calcolato di circa 500mila euro, come dichiarato dall’ingegnere. Attualmente, Pistoia compost (società partecipata al 50 per cento da Greenpower e per il resto da privati) ha presentato una prima bozza di progetto. L’acquisto resta comunque subordinato alla concessione dell’Aia (l’Autorizzazione integrata ambientale) da parte della Regione e al recupero dei rifiuti ancora presenti all’interno, circa 5mila tonnellate di materiali, che secondo il curatore fallimentare Ivo Vannini potrebbero anche essere meno. qualificabili come rifiuti non pericolosi (e come tali da smaltire), costituiti da “compost da riprocessare”, in quanto prodotto finito non conforme alle prescrizioni, nonché da cosiddetti “sovvalli” (scarti di lavorazione). Come emerge dalla relazione della commissione parlamentare, responsabili Arpat hanno dichiarato, in audizione nel novembre 2017, che l’impianto trattava la frazione compostabile dei rifiuti urbani e le frazioni compostabili dei rifiuti speciali, con una potenzialità di 150 tonnellate/giorno. Viene inoltre rilevato che “avrebbe avuto da sempre grandi difficoltà a produrre compost secondo le regole, poiché produceva sempre compost ‘fuori specifica’, che poi smaltiva in discarica”.
Al sopralluogo era presente anche il responsabile dell’ufficio ambiente del Comune, Cristiano Vannucchi.

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