Verso il voto: si alzi il tono del dibattito

Va bene, abbiamo capito. È cominciata la campagna elettorale, anche se non ufficialmente. Ci sono le europee, ci sono le amministrative. E l’onda lunga arriverà fino alle regionali del 2020.
Da cosa si è intuito? Forse da un dibattito su questioni fondamentali per la vita del paese o delle città? Affatto. I temi del momento sono Sanremo e il suo vincitore, la (mancata) commemorazione o delle foibe, le primarie del Pd e, a Lucca, la lettera inviata dal sindaco Tambellini al suo omologo di Colmar dopo la lite Italia-Francia per il ‘sostegno’ di esponenti del governo alla protesta dei gilet gialli.

Ottime premesse, insomma, per i tre mesi che porteranno alle urne. Una pioggia di botta e risposta su questioni di principio e che, almeno immaginiamo, sono lontane dalle necessità quotidiane di cittadine e cittadini. Ricerca di visibilità, di posizionamento politico, di sostegno a sponsor o sodali più o meno vicini per poi, chissà, passare all’incasso al momento della vittoria. Come dire, uno stuolo di più o meno furbi portaborse che portano l’acqua al mulino del più forte per ottenerne qualcosa in cambio ma senza portare alla discussione nulla di proprio.
Premessa. È evidente che il tema della sicurezza non solo stia a cuore ai cittadini ma sia da mettere al primo posto da qualunque schieramento politico. E non penso che nessuno possa pensare di voler propagandare più caos, l’incremento dei furti e della violenza: non solo sarebbe suicida, ma non risponderebbe al fine ultimo della politica, che è quello di ricercare il bene comune. Ma al tema della sicurezza, per gran parte, peraltro, di competenza dei governi nazionali, vanno affiancate altre tematiche che, quelle sì, sono vicine alla sensibilità dei cittadini e a quelle dei votanti.
Una su tutte dovrebbe occupare pagine e pagine dei programmi elettorali dei prossimi candidati all’europarlamento, alla carica di sindaco e di consigliere comunale. Ed è il tema dell’ambiente. A livello internazionale i segnali di allarme si moltiplicano, anche se spesso contrastano con la necessità, delle grande potenze economiche e di quelle emergenti, di moltiplicare all’infinito il modello produttivo esistente, a forte consumo di energia e quindi inquinante.
Ma non occorre andare molto lontano per capire che l’ambiente, sotto forma di lotta a inquinamento e smog, è una tematica cui non si può prescindere anche a livello locale. I dati della Piana e in generale in tutto il territorio provinciale fanno sentire sempre di più la necessità di osare, per superare l’attuale modello di trasporto inquinante su gomma verso situazioni maggiormente ecosostenibili. La sfida della tramvia a Firenze, pur trentennale e con tutti i problemi che ha portato, può essere un esempio da seguire. Anche se per farlo, certo, bisognerebbe per prima cosa superare certe forme di campanilismo territoriale e, magari, riportare in auge il dibattito sul comune unico, fra Lucca e Capannori che, anche dal punto di vista dei trasporti e dell’ambiente, potrebbe avere un peso maggiore in un tavolo di trattative con Regione e governo centrale.
Ambiente, poi, significa certamente anche viabilità e infrastrutture, ma non certo nuovo consumo di suolo o apertura di nuovi lotti edificabili a margine delle strade di nuova costruzione. Il modello urbanistico più orientato alla riqualificazione degli immobili abbandonati o comunque alla riduzione o all’abbattimento di volumi, prima di costruirne di nuovi, non può che essere un altro elemento fondamentale per un futuro sostenibile del paese e dei nostri territori.
E ancora, la sanità, laddove il dibattito non si deve e non si può concentrare sul futuro di un solo immobile, pure importante, come l’ex ospedale di Campo di Marte. Perché il modello dovrà essere in futuro, per questione di risorse e non solo, sempre più orientato a quello di una sanità diffusa, che parta dalla prevenzione in collaborazione dei medici di medicina generale e arrivi a garantire, quello sì, adeguati livelli assistenziali agli anziani e ai malati cronici. Senza dimenticare il sostegno per la ricerca, che è poi quella che negli anni ha garantito, checché se ne dica, l’aumento dell’aspettativa di vita.
E si potrebbe continuare con temi che potrebbero tranquillamente diventare mainstream come quelli, di grande importanza, su sicurezza e migranti, ma che rischiano di restare sempre un passo indietro rispetto a fatti di criminalità e sangue, più o meno allarmanti: il welfare, il sostegno alle famiglie in difficoltà, il lavoro, ma soprattutto la formazione e l’orientamento, la scuola, con l’obiettivo di un progresso culturale di un paese che rischia di non conoscere innanzitutto se stesso e la propria storia, elemento fondamentale per poter agire sull’oggi. E quindi si deve tornare a parlare di investimenti in cultura: degli spazi per gli spettacoli, per gli incontri, per la conoscenza diffusa e non autoreferenziale, quella aperta anche alle istanze dei giovani e delle nuove generazioni.
Già perché alla fine, in un dibattito sempre paludato, spesso pretestuoso, troppo ricco di questioni affrontate per sentito dire, quello che manca, nella miopia del riferire tutto all’oggi, è una visione di futuro. I candidati, per le varie cariche istituzionali, dall’ultima delle circoscrizioni alla guida del governo, devono avere e trasmettere la loro idea di futuro. Un futuro che non può essere la riproposizione perenne dello status quo, compresi volti e ruoli all’interno delle istituzioni, ma che sappia far vedere uno spiraglio di speranza, anche coraggiosa, per un miglioramento della condizione del maggior numero di persone.
Non solo di conservazione si parli, insomma. Trasformiamole queste città, a immagine e somiglianza di chi le abita, nei servizi, nelle aspettative e, perché no, anche nelle forme. O ci ritroveremo a parlare, ancora per decenni, solo di assi viari che non partono e di negozi storici che chiudono, di sanità che non funziona e di aria inquinata. O, peggio, del televoto a Sanremo.

Enrico Pace

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