Elezioni, la vittoria della Lega e l’elettore ‘liquido’

Il popolo, sovrano, si è espresso. E lo ha fatto esattamente come cinque anni fa, ovvero con estrema chiarezza. Anche in Lucchesia la tornata elettorale delle europee restituisce una Lega largamente primo partito della provincia e in testa ai suffragi in tutti i comuni in cui si è votato. Un quadro che, in qualche modo anche se in uno scenario probabilmente del tutto diverso, si ripercuoterà anche sulle elezioni amministrative il cui scrutinio comincerà oggi alle 14.

La Lega, dunque, prende il testimone che negli ultimi cinque anni è stato del Pd di Matteo Renzi prima e del Movimento Cinque Stelle di Luigi Di Maio poi. Un fatto che evidenzia una prima cosa importante. L’elettore non è più fidelizzato a un partito o uno schieramento, ma si schiera con il leader, con colui che ritiene possa davvero cambiare lo stato delle cose, pur non avendo niente di rivoluzionario. Ma è un elettore che non è disposto a concedere prove d’appello, e bene ha fatto in questo senso Salvini a tenere un profilo basso non chiedendo né vendette, né poltrone (per ora). Che con la stessa facilità con cui incorona un nuovo leader è in grado di ‘bruciarlo’ senza possibilità di recupero.
La Lega, dunque, primo partito in Lucchesia pur avendo pochissime sedi sul territorio e una classe dirigente tutta da formare (tranne quella ‘importata’ dagli altri partiti del centrodestra e dalla vecchia Udc ormai rimasta solo un simbolo), per evitare di incorrere negli errori e nelle disgrazie dei suoi predecessori ora dovrà utilizzare i prossimi mesi e i prossimi anni non per fare l’asso pigliatutto nelle coalizioni con cui sarà chiamata a governare, ma a consolidare le sue posizioni, respingendo le riorganizzazioni e gli attacchi che inevitabilmente arriveranno dagli avversari ed evitando di polarizzare lo scontro solo sul carisma del leader. Solo così potrà mantenere in tutto o in parte quei 67mila voti (!) in più rispetto alle europee di 5 anni fa.
Di quei voti, sempre rispetto al 2014, 11mila li perde il Movimento Cinque Stelle, che paga la strategia di lotta e di governo che ha voluto mantenere dal momento dell’insediamento del governo gialloverde. Li perde, soprattutto, il Partito Democratico cui mancano, rispetto all’apice dello stellone renziano, quasi la metà dei suffragi. In termini assoluti si parla di circa 45mila persone che, in provincia di Lucca, hanno preferito mettere la crocetta altrove. O non andare a votare perché non si sentono più rappresentati dagli eredi di Ds e Margherita.
Nel panorama, complesso, del voto europeo l’altra grande sconfitta è Forza Italia, che di voti ne perde 15mila e rotti e si vede incalzata da Fratelli d’Italia che si attesta a un 5 per cento segno di presenza in tutto il territorio provinciale.
Gli altri? Parcellizati. La sfida di coloro che rincorrono la vince +Europa – Italia in Comune che supera il 3 per cento. C’è poi più voglia di un partito verde e ambientalista, in Lucchesia, rispetto alla sinistra dei simboli che cambiano ad ogni elezione. Scompare, a percentuali dello zero virgola (anche nel Comune di Lucca con lo 0,86 per cento raccolto), Casapound, il cui voto di protesta e di opinione è stato probabilmente fagocitato dal ‘voto utile’ a favore della Lega e di Salvini visto l’improbabile raggiungimento già alla vigilia della soglia del 4 per cento.
Ora le amministrative. Un altro quadro, certo, e probabilmente anche risultati diversi rispetto alla somma dei voti dei partiti delle elezioni europee. Ma un segnale anche nei Comuni e in vista delle regionali del 2020. Ogni territorio è contendibile, da tutti. Perché gli elettori, così come i partiti che sono chiamati a votare, non sono più monoliti dalle fondamenta solide e inattaccabili. Ma sono liquidi e pronti a spostarsi. E soprattutto non perdonano nulla. Soprattutto le promesse non mantenute.

Enrico Pace

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