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S. Concordio, protesta in Consiglio: “Progetti imposti” foto

Quartieri social a San Concordio, è stata una seduta straordinaria infuocata, quella di questa sera (31 luglio) in Consiglio comunale. Una richiesta corale da parte delle forze di opposizione ha portato i rappresentanti del comitato San Concordio, dell’osservatorio urbanistica partecipata e diversi residenti a riversarsi in massa a palazzo Santini: almeno una ventina di persone – tra chi interviene e chi assiste – per mettere sul piatto anche i temi della cosiddetta area dell’ex Gesam e la nuova scuola innovativa a Sorbano del Vescovo, senza considerare la questione Montagnola, su cui però oggi il Comune ha fatto sapere di aver cambiato rotta: l’area resterà completamente a erba. L’amministrazione dal canto suo difende la bontà dei progetti, mentre dal lato opposto piovono critiche, richieste di chiarimenti e di ulteriori momenti di confronto. Non è bastato a evitare lo scontro aperto e i toni sono andati, talvolta, sopra le righe soprattutto a riguardo del progetto della nuova scuola.

“Un Consiglio che si è reso necessario – afferma il consigliere Massimiliano Bindocci in apertura – per poter affrontare questo tema. E’ mancato un confronto reale con tutti i portatori di interesse del territorio e c’è un enorme problema sul metodo: l’amministrazione non risponde alle domande. Oggi, stranamente, abbiamo letto di correttivi per quanto concerne l’intervento alla montagnola”. Bindocci attacca chiedendo “trasparenza e diritto di intervento da parte degli abitanti del quartiere. Speriamo che l’amministrazione freni le macchine, rifletta e si fermi. Noi – specifica – chiediamo il verde ed il mantenimento di quello che già c’è. Evidentemente – affonda – per parlare dei temi di cui la maggioranza non vuole discutere servirà ogni volta un Consiglio straordinario”. La sensazione, secondo il pentastellato, sarebbe chiara: “Il vostro pensiero? Abbiamo vinto dei soldi, vanno spesi. Sulla scuola, ad esempio, non si capisce come sia possibile non trovare un’altra ubicazione, in tutta Lucca. Quartieri social? A San Vito non battono ciglio, se le cose vengono fatte bene nulla da dire.
L’apertura della seduta è stata dedicata ad entrare nel merito dei vari progetti. Ad illustrare il percorso inerente alla scuola innovativa che dovrebbe sorgere a Sorbano del Vescovo è stata la dirigente Antonella Giannini. “Il percorso è partito nel settembre 2015, con la presentazione della candidatura – ricorda – ed il progetto è stato scelto come primo qualificato dal Miur. Il bando è partito dalla Regione Toscana, su mandato del ministero”. Giannini ricorda che “gli uffici hanno effettuato una ricerca delle aree disponibili, con i requisiti richiesti dal bando, sull’intero territorio comunale. All’inizio ne sono state individuate cinque, ma solo quella di Sorbano del Vescovo presentava i requisiti richiesti dal bando, ovvero superficie, proprietà comunale e destinazione urbanistica”. Il tema portante, rammenta l’ingegnere, è quello della sostenibilità energetica: “La scuola, nel progetto scelto, occupa una superficie di 1600 metri quadrati ed è posta al limite del parco, per non interromperlo. E’ composta da tre volumi (scuola infanzia, scuola materna, auditorium con palestra) collegati da un grande spazio comune a vetri che affaccia sul parco. Nel progetto si prevede anche una biblioteca e la scuola si propone come civic center, nel senso che presenta spazi comuni utilizzabili dal territorio. L’altezza – viene precisato – si uniforma a quella degli edifici vicini”. Il costo previsto per la realizzazione dell’edificio è di 1 milione e 400mila euro: sarà una scuola fatta in legno lamellare, a norma dal punto di vista sismico e collocata in classe A sotto il profilo energetico”. Al Comune spetterà fare la gara per la progettazione, poi sarà l’Inail a seguire la fase dei lavori, con il Miur che pagherà a Inail stessa i canoni per la durata di 30 anni.
L’excursus relativo ai quartieri social, invece, è appannaggio del dirigente Maurizio Tani. Il costo complessivo del progetto ammonta a circa 23 milioni di euro. “A San Concordio – dichiara – il progetto relativo alla messa a sistema delle aree a verde vedrà iniziare i lavori a settembre. Si tratta di aree caratterizzate da una carenza di attrezzatura per bambini e non solo: l’idea è quella di farle diventare aree da vivere quotidianamente. Per il parco Aldo Moro – entra nello specifico – si parte da una riqualificazione del parcheggio attraverso l’inserimento di alberature. Su piazza Savonarola si interverrà per costruire un percorso coperto che corre in parallelo ai plessi scolastici”. Il saldo delle alberature, viene precisato, “resterà ampiamente in positivo”.
Poi ecco il nodo relativo ai lavori di riqualificazione all’ex area Gesam (inizio lavori previsto per novembre 2019). “L’approvazione della variante urbanistica (con la destinazione a carattere pubblico dell’area, ndr) è avvenuta – prosegue Tani – senza che venisse presentata alcuna osservazione”. Il progetto è quello, ormai noto, di realizzare una piazza coperta: “L’idea è quella di riqualificare un’area ex industriale parzialmente dismessa, assegnando una funzione aggregativa all’area. La copertura? Dobbiamo dare del peso a quella struttura, altrimenti correrebbe il rischio di galleggiare, poiché sotto il terreno c’è l’acqua”. La superficie della piazza sarà di 1491 metri quadri, per un’altezza della copertura di circa 11 metri: gli spazi, flessibili, prevedono cinque locali al piano terra”.
Gli interventi dei cittadini. Dopo l’illustrazione dei progetti iniziano gli interventi esterni, con le argomentazioni addotte da Daria Ulivi, che interviene a nome del Comitato San Concordio, in particolare sul tema del parco Montagnola. Secondo Ulivi “da più di un anno chiediamo un confronto al Comune, senza risultati. Assistiamo ad una mortificazione del quartiere con scelte calate dall’alto: uno scempio sia per i cittadini che per le associazioni ambientaliste. Un parco asfaltato – attacca – è una vera contraddizione in termini. Il Comune – prosegue – adotta motivazioni senza senso e ci ha mostrato il progetto all’ultimo momento, dicendoci che ormai è troppo tardi per cambiare direzione. Ci dicono che protestiamo per un pratino, un alberello, un filo d’erba: a noi il verde che abbiamo piace così com’è e, oltre al verde, difendiamo il diritto alla partecipazione democratica ai processi decisionali. La vocazione del nostro quartiere – precisa – non è quella di diventare un grande parcheggio: i bambini si divertono nei prati e non nei parchi giochi con manti di gomma. L’ombra degli alberi, inoltre, non sarà mai quella di una tettoia in metallo. Ringraziamo i più di mille firmatari della petizione che abbiamo presentato ed andremo avanti”.
Quindi è la volta di Clara Mei, che interviene per evidenziare la necessità di salvaguardare il vecchio porto: “Oggi, per la prima volta – polemizza – abbiamo potuto vedere il progetto della piazza coperta. Almeno, con questo Consiglio comunale, è stato raggiunto un risultato. Non c’è mai stato un confronto pubblico preliminare sulla riqualificazione dell’area, altrimenti ci saremmo subito opposti. La valorizzazione del porto con la piazza coperta? Una colorazione diversa del cemento ed un fregio che ricorda la memoria del porto, tutto qua”. Mei mostra le foto del vecchio porto che oggi giace sotterrato, per mostrare all’emiciclo il valore di quel che c’è sotto il suolo. “I reperti – annota Mei – abbracciano un arco di tempo che va dal periodo etrusco all’era industriale: quale sarà la sorte di queste aree? Quella di essere sepolte sotto il cemento armato. Sopra i resti della Darsena verrà realizzata una grande rampa d’accesso, mentre il bacino del corpo verrà completamente coperto da strutture in cemento. La valorizzazione del porto – argomenta – è dunque incompatibile con il progetto proposto. La sovrintendenza? Opera in emergenza, era il Comune a dover intervenire, programmando per tempo”. Mei consegna dunque una mozione all’intero Consiglio comunale, invitando i consiglieri a sottoscriverla per tutelare l’area del vecchio porto”.
Francesco Cannavacciuolo, altro membro del comitato, interviene invece sul progetto della scuola innovativa. “Non siamo pregiudizialmente contrari, ma non condividiamo le scelte dell’amministrazione. Le firme raccolte – argomenta – rappresentano un dato che si pone in contrasto con le associazioni che avrebbero aderito al progetto. Contestiamo la scelta del sito e, per questo, abbiamo presentato una proposta alternativa. Inoltre – ammonisce – c’è un problema inerente al metodo: la partecipazione è stata carente ed il dibattito tardivo. Il procedimento seguito – attacca – è stato contorto: secondo la maggioranza dei residenti questo progetto è irreversibile e dannoso, poiché consuma un’eccessiva quantità di verde. Il quartiere, peraltro, ha uno dei più ampi standard in materia di strutture scolastiche: il parco, piuttosto, dovrebbe essere salvaguardato e migliorato, per renderlo ancora più fruibile alla collettività”. Inoltre, dal comitato, si pone il problema circolazione: “Visto che il trasporto pubblico è pressoché inesistente, quante auto e quanto inquinamento in più dovremo attenderci nella zona?”. Il tema offre la sponda per affrontare anche la questione trasporti a raggio più ampio: “In via Nottolini manca una pensilina da anni e siamo costretti ad attendere l’unico mezzo pubblico che passa a ridosso di una fossa, in condizioni proibitive”.
“Pensare di perdere la memoria del vecchio porto, dimenticando il passato – commenta un altro residente, il signor Ugo Fosco – significa andare verso un cattivo futuro. Siamo inoltre preoccupati – rincara la dose – per il rischio idraulico che corre la città, poiché è stato distrutto quel reticolo idraulico che arricchiva tutta la piana”.
Eros Tetti – presidente del Comitato per la difesa del territorio – porta un contributo ulteriore alla discussione. “L’amministrazione dimostra un fare schizofrenico, andando avanti con interventi spot che si contraddicono, perché si parla della difesa del verde e poi si infarcisce il territorio di cemento. La scuola innovativa? Un bel progetto, ma che non può essere realizzato in quel contesto. Il paesaggio è un bene inalienabile per i cittadini ed è necessario salvaguardare gli spazi verdi: la città è frammentata e manca una visione univoca. L’invito è quello di avviare procedimenti diversi perché non emerge traccia di quel che la città vuole diventare da qui ai prossimi trent’anni”.
Luigi Colombini (associazione culturale San Concordio) ricorda come “la questione ambientale riguardi tutti e, anche a Lucca, i giovani si sono mobilitati insieme agli adulti. Per questo rilanciamo una battaglia per conservare gli spazi verdi nel quartiere. L’amministrazione non recepisce le nostre osservazioni e, per questo, dobbiamo vigilare: San Concordio rischia di perdere la propria identità a causa di interventi tappabuchi, senza un’idea di fondo. Senza programmazione, senza visione, i quartieri diventano dormitori e scoppia la bolla dell’edilizia. Per noi – l’accusa – dai cantieri guadagnano ditte e progettisti”.
Paolo Pescucci interviene a nome dell’osservatorio partecipato lucchese. “Nel 2012 – pesca dal primo mandato Tambellini – il sindaco prometteva più trasparenza, più verde e più trasporto pubblico. La variante alla montagnola? E’ il gioco delle tre carte, a questo punto. Ci chiediamo se, ormai, sia possibile cambiare dei progetti che stanno per partire. Nel piano strutturale – rammenta – uno dei temi fondamentali era quello della rigenerazione urbana. Non sembra che questo stia avvenendo a San Concordio, dove si continua a costruire invece che recuperare. Si vuol fare una scuola in un luogo che ne ha una a pochi metri di distanza; si distrugge il parco didattico della montagnola; si farà una piazza coperta lasciando andare in malora l’ex chiesone alla Gesam. La giustificazione – attacca – è che ci sono dei soldi e bisogna spenderli, non importa se con il consenso dei residenti. Dal canto nostro – conclude – proponiamo la piantumazione di mille nuovi alberi ogni anno”.
La discussione in Consiglio. Quindi si apre la fase della discussione, con le richieste del consigliere di Siamo Lucca Alessandro Di Vito: “Ci chiediamo, anzitutto, se la nuova scuola a Sorbano sia posta in zona acustica 2. Quanto al progetto piazza coperta, invece, vorremmo che fosse fatta chiarezza sull’altezza definitiva a partire dal piano di campagna. Infine – conclude – vorremmo aggiornamenti sulla reale entità dell’area bonificata”.
L’ingegner Giannini precisa che l’area interessata “non è attraversata da traffico di attraversamento e che non l’utilizzo di nuovi materiali siamo sicuri di poter rispettare i termini di legge. Attualmente non si trova in area acustica 2, quello che importa è il rumore differenziale (quello che si sente dentro la scuola, proveniente dall’esterno, ndr)”.
La nuova scuola avrà una dimensione di 1600 metri quadrati, di cui 900 metri quadrati al piano terra. Remo Santini chiede che vengano fornite al più presto tutte le dimensioni dell’edificio: “E’ un modo di fare raffazzonato e deludente”, afferma. “Inoltre – prosegue il capogruppo di SìAmo Lucca – sulla base di quali dati certi vi dite sicuri di poter abbattere il rumore?”.
Misurazioni e verifiche che sono state fatte, replicano dagli uffici: “Siamo ancora all’idea di progetto e siamo ragionevolmente sicuri di ottenere il risultato desiderato. Non ci sono relazioni scritte sul tema, ad oggi, perché non è questa la fase per farle”.
Per Di Vito, tuttavia, si va a “replicare lo stesso errore compiuto con l’ospedale San Luca. Si può abbattere tutto il rumore che volete, ma a condizione di non aprire mai le finestre e di respirare aria riciclata”.
La scuola costerà 2 milioni e 400 mila euro: “A pagare sarà l’Inail – continua Di Vito – con il Miur che sborserà un canone annuale per 30 anni all’Inail stessa. Anche in questo caso abbiamo l’esempio dell’ospedale: quale sarà il costo finale? E quanto pagherà in più il Miur nei prossimi trent’anni?”. Giannini replica affermando che “speriamo di non andare oltre il costo di 2 milioni e 400mila euro”.
Quanto al progetto piazza coperta, l’altezza definitiva sarà di 13 metri e settanta, considerando anche la copertura. Rispetto alla bonifica dell’area Tani precisa: “La bonifica è stata effettuata nell’area oggetto di variante ed è in corso la bonifica del resto dell’area, che è in carico ad Italgas”.
Dubbi vengono sollevati anche in ordine al parcheggio interrato, con il Comitato che annota come lo stesso verrà realizzato in deroga “poiché non può essere rispettata la larghezza di sei metri per la corsia di manovra”, correggendo sul punto l’architetto Tani.
L’assessore Giovanni Lemucchi torna invece sul tema partecipazione per ricordare l’impegno del Comune: “Non è vero che non ci sono stati incontri – dice snocciolando date e momenti collettivi – e, in questo senso, i toni mi sono sembrati esagerati”. Con particolare riferimento ai progetti su piste ciclabili ed alle aree verdi – ricorda – modifiche sono state già state fatte. Con questi interventi il verde non viene toccato, anzi: questi spazi aumenteranno”. Poi, sull’area ex Gesam: “E’ uno dei problemi più grossi che abbiamo affrontato, arrivando nel 2012. Solo per togliere la gru ci sono voluti quattro anni e mezzo. Quell’area era di proprietà di Gesam Spa, al cui interno c’era un socio privato (che deteneva il 40%, ndr). Abbiamo quindi fatto una scissione mediante la quale l’area interessata andasse in capo a Lucca Holding Servizi, proprio per tutelare quello spazio e per reperire finanziamenti dedicati. Questa è solo una prima parte di un progetto più ampio, volto a mettere a sistema tutta quell’area. Ricordiamo – dice – che c’è un contenzioso legale in corso che non facilita le cose, ma che comunque è stato individuato il soggetto che ha inquinato”.
L’assessora Ilaria Vietina interviene, invece, sulla questione delle responsabilità della giunta e del Consiglio. “Quello che non è stato dibattuto in Consiglio – specifica – è di responsabilità della giunta. Questa distinzione è necessaria per non ingenerare inutili sospetti tra i cittadini”. Vietina rivendica anche un comportamento trasparente da parte di Palazzo Orsetti: “Tutte le informazioni presentate questa sera sono sul sito nazionale del Ministero e le abbiamo veicolate per tempo tramite stampa”. Quindi, sul piano della programmazione: “La nostra scelta è stata quella di privilegiare le piccole scuole di quartiere, come quella di Tempagnano e di Antraccoli”. Sotto il profilo della partecipazione, ancora, Vietina afferma che “quando si passerà al progetto esecutivo il coinvolgimento sarà ancora maggiore, anche grazie all’utilizzo di facilitatori professionisti”. Riguardo, poi, alla vicinanza di altre scuole: “A San Concordio c’è una struttura satura, che ha bisogno di essere alleggerita”. Una dichiarazione che scatena l’ira del pubblico, che attacca l’assessora accusandola di fornire dati falsi, poiché – secondo il comitato – scarseggerebbero le nuove iscrizioni, a partire dagli asili nido: “Non sono dati Istat, ma dati ufficiali dei nostri uffici”, replica Vietina.
Il consigliere Pilade Ciardetti di Sinistra con Tambellini, residente a San Concordio, torna invece sul tema montagnola: “Inizialmente venne concepita come un parco didattico, ma poi venne abbandonata, diventando quasi un territorio pericoloso per scuola e quartiere. Successivamente si tornò alle origini, ma il progetto quartieri social risente delle paure di un tempo. Gli alberi rimarranno tutti, verrà cancellato l’ambiente umido perché lo ritroveremo ai Chiariti. La scuola ed residenti ci guadagneranno, perchè quel percorso permette di unire via Savonarola con le scuole elementari. Credo che sia giusto prendere in considerazione la mozione presentata questa sera”.
Per il consigliere di Lucca Civica Gabriele Olivati è necessario tornare sul tema della partecipazione: “Sappiamo che serve un continuo scambio con i cittadini. Prova ne sia il fatto che rispetto alla fase iniziale dei progetti molte cose sono state accolte e modificate: dalle piste ciclabili alla Montagnola, nessun approccio autoritario. Il sogno è quello di un processo che coinvolga a momte i cittadini, ci arriveremo”.
“A San Concordio – interviene il consigliere Minniti – i cittadini sono stati blanditi e poi traditi. Fa impressione la piazza coperta, perché assomiglia ad un grande distributore di benzina. Lucca è generalmente imbruttita, l’amministrazione dovrebbe farsi da parte al più presto, prima di fare altri danni”.
Per Di Vito “E’ fondamentale conoscere le misure esatte degli edifici, a partire dalla piazza coperta. L’altro aspetto preoccupante resta quello della spesa, perché a mio avviso è destinato a lievitare. La partecipazione? La democrazia va applicata con costanza, l’amministrazione deve praticarla in modo più fluente. Bisogna chiederci – rincara la dose – se stiamo spendendo bene i soldi pubblici. I cittadini chiedono di valorizzare un’area, non vogliono queste nuove strutture”.

Paolo Lazzari

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