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Area Gesam, comitato: “Cambiato nome ma progetto è lo stesso”

“Non è cambiando il nome che cambia la sostanza”. Questo, in sintesi, il pensiero del Comitato per San Concordio che da tempo si batte contro i progetti dell’amministrazione comunale che prevedono la realizzazione di una piazza coperta nell’area ex Gesam a San Concordio. Il comitato ha invitato Palazzo Orsetti a rivedere i propri piani promettendo di fare quanto in suo potere per impedire la realizzazione della nuova piazza.

“Non è affatto vero, come dichiarato dall’amministrazione alla stampa nei giorni scorsi, che il progetto della piazza coperta nell’area Gesam è cambiato e che sono state accolte le istanze dei cittadini – si legge in una nota del comitato -. L’intervento edilizio, sul quale non c’è stato mai nessun confronto pubblico con i cittadini, è esattamente lo stesso di prima: un enorme edificio fuori contesto e fuori misura, dalla base di 2400 metri quadrati e l’altezza prevista di circa 16 metri. Non è una novità che non vi vengano fatti uffici e negozi: il progetto edilizio dello Steccone era definitivamente morto e sepolto 10 anni fa, e non solo per l’opposizione dei cittadini e l’intervento della  magistratura ma perché da molti anni non c’era più alcun interesse economico né sostenibilità finanziaria a realizzarlo e perché la necessità della valorizzazione del porto e della salvaguardia dei reperti messi sotto tutela dalla Soprintendenza rendeva molto dubbia la possibilità di portare a termine quella costruzione”.
“Tutto quello che questa amministrazione ha fatto il giorno prima del Consiglio comunale aperto del 31 luglio – prosegue la nota – è stato di aver annunciato il cambio il nome da ‘Piazza Coperta’ a ‘Officine del Porto’. Nome che è una contraddizione in termini perché alla nuova costruzione viene dato il nome di quello che la nuova costruzione distrugge in maniera definitiva. Non è cambiando il nome che cambia la sostanza dell’intervento edilizio della piazza coperta, che è e che rimane devastante per l’area Gesam, perché ne pregiudica in maniera irreversibile una corretta riqualificazione, basata sul recupero del porto e del chiesone”.
“All’interno dell’area ci sono due zone archeologiche nelle quali si trovano, protette da tessuto non tessuto e ricoperte da terra, le strutture murarie, intatte e ben conservate, della darsena del porto e di altri manufatti, strutture tutelate dalla Soprintendenza archeologica che le ha rinvenute durante le campagne di scavo condotte nel 2009 e 2010. Tutti questi reperti saranno interamente e definitivamente coperti da strutture di cemento armato, costituenti le rampe di accesso, le scalette, i muretti e le vasche funzionali alla piazza coperta rendendo impossibile ogni loro futuro ritorno alla luce e valorizzazione. Tutto quello che prevede il progetto esecutivo come valorizzazione del sito del porto è l’incisione di un fregio nel parapetto metallico della terrazza panoramica che si troverà alla sommità dell’edificio e una diversa colorazione delle scalette e muretti che saranno realizzati con gettate di tonnellate cemento sopra il bacino del porto”.
“Il Comitato per San Concordio auspica invece che si voglia avviare una autentica riqualificazione di questo quartiere – conclude la nota -, anonima periferia sconvolta dalla eccessiva cementificazione e strozzata dal traffico. Riqualificazione che non può essere affidata ad una enorme costruzione che trova giustificazione solo nei soldi che vengono dati per costruirla ma al recupero e valorizzazione dei suoi elementi identitari, tra cui il porto il chiesone. Ci aspettiamo quindi che l’amministrazione torni sui suoi passi, ascoltando le ragioni del buon senso, della cultura e dell’ambiente. In caso contrario, percorreremo tutte le vie possibili per salvare il nostro quartiere e l’area Gesam da una costruzione fuori misura, devastante e irreversibile”.

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