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Crisi governo, Raspini (Pd): “Zingaretti si affidi al partito dei sindaci”

Riflessione politica, dopo l’apertura della crisi di governo, dall’assessore comunale Francesco Raspini.
“Il governo Lega-5 Stelle è morto – commenta – affondato dall’ingordigia di Salvini che antepone la sua ambizione di comandare l’Italia alla prudenza che la situazione economica richiederebbe. E dall’inconsistenza di Di Maio e soci i quali – mandati al potere per affondare la casta – sono stati brutalizzati per un anno dal loro carnefice al quale hanno fatto passare ogni nefandezza possibile e immaginabile, terrorizzati di perdere la poltrona. Fa quasi sorridere adesso vederli rispolverare il giochino del taglio dei parlamentari solo per allungare di qualche tempo la loro agonia politica”.

“Una crisi di governo si sa come inizia, quasi mai come finisce – prosegue Raspini – Pubblicamente tutti invocano il voto, lontano dai riflettori si rincorrono le voci di abboccamenti tra Renzi e 5Stelle (ma cosa è cambiato rispetto a due settimane fa?) per mandare avanti in qualche modo la legislatura. Magari con il contributo di qualche ex berlusconiano responsabile. Ottimo per i posizionamenti interni di qualcuno. E anche per Salvini che così potrà raggiungere il 70 per cento dei consensi semplicemente facendo la vittima. Una cosa è certa. Se non si cambia passo da questo lato della barricata il massimo a cui possiamo aspirare è candidarci a diventare la prima forza di una opposizione super minoritaria”.
E allora Raspini indica le possibili ricette: “Primo – dice – Non è possibile, nè ammissibile continuare a farsi dettare l’agenda dalla destra e dai suoi temi. È ovvio che non siamo d’accordo con la disumanità, con il degrado istituzionale e con l’ingiustizia di certe scelte economiche. Ma che cosa proponiamo e su quali temi ci connotiamo? Servono parole d’ordine chiare e credibili sui temi ambientali, sull’economia, sulla lotta alle disuguaglianze e sulla redistribuzione della ricchezza, su come salvare il Meridione, sulla collocazione internazionale dell’Italia, sulla denatalità, sull’emigrazione dei giovani. Secondo. Anche la proposta più saggia, intelligente, accorta e lungimirante non potrà in alcun modo risultare credibile per la maggior parte degli italiani, se veicolata attraverso lo stesso gruppo dirigente che è già stato bocciato dagli italiani. È del tutto irrealistico sperare che il consenso perduto possa ritornare senza un cambio significativo del quadro d’insieme. In tutto il resto del mondo chi perde si dimette o comunque fa un passo indietro. Non tanto perché deve essere punito, ma semplicemente per dare a chi resta la possibilità di riorganizzare il campo con la dovuta è necessaria discontinuità”.
“Mi auguro che Zingaretti – conclude Raspini – abbia la forza di dare un calcio nel sedere a tutti gli autoreferenziali equilibri interni al Pd e scommetta sulla classe dirigente che già c’è, magari occultata da quelli che ancora si ostinano ad andare in televisione a rappresentare un mondo che li sopporta sempre meno. Penso a quel piccolo esercito di amministratori locali che hanno dimostrato di aver il consenso dei territori, di sapere parlare nel modo giusto alla persone, conoscendone bisogni, fragilita, speranze. O a quei giovani politici che hanno saputo dimostrare competenza, passione e visione negli incarichi che hanno ricoperto fino ad oggi. Gente come Elly Schlein, giusto per citarne una che ho avuto il piacere di ascoltare qualche mese fa qua a Lucca. Chi lo sa, la partita sembra segnata. Magari Salvini si prenderà i pieni poteri e tutto il paese. O magari, se sapremo guardare all’interesse collettivo anziché a quello personale, riusciremo tutti insieme a dimostrare che un’altra Italia é già qui che aspetta solo che qualcuno la voglia rappresentare”:

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