La nuova creatura di Matteo Renzi non sfonda nel Pd lucchese

“Io resto nel Pd” potrebbe essere questo lo slogan che caratterizza la vita politica di queste ultime ore nel centro sinistra lucchese. Italia Viva infatti, la nuova creatura di Matteo Renzi, non convince la stragrande maggioranza degli esponenti Dem della lucchesia che anzi condannano la scelta, per tempi e modi. Unica eccezione l’ex sindaco di Porcari Alberto Baccini che però ormai da tempo si è allontanato dai democratici. E mentre alcuni sindaci (tra cui quello di Lucca Alessandro Tambellini e quello di Altopascio Sara D’Ambrosio) lanciano appelli all’unità in vista delle elezioni regionali in programma per il prossimo anno, la praticamente totalità degli altri esponenti politici ha ribadito la propria volonta di non lasciare il partito. Compresi coloro che erano accreditati come fedelissimi dell’ex sindaco di Firenze.

“Io resto a fare il mio lavoro nel Pd – ha scritto il senatore Andrea Marcucci sulla sua pagina Facebook – non condivido la scelta di Matteo, sono ancora convinto che ci sia uno spazio importante per i liberaldemocratici come me. Voglio chiarire una cosa prima di tutto: non sarò mai un nemico di Matteo, mai diventerò un suo denigratore. Matteo Renzi resta il protagonista di una straordinaria stagione di governo, il patrimonio di quegli anni resta a disposizione del centrosinistra anche per il futuro. Io nel Pd mi sento ancora a casa mia, se si dovesse trasformare in un soggetto sempre più simile al Pds, mi sentirei un estraneo. Non credo che succederà, resto tra i democratici anche perchè ciò non accada”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il consigliere regionale Stefano Baccelli: “Non ho avuto molte occasioni in vita mia di parlare a tu per tu con Matteo Renzi – dice il presidente della Commissione ambiente -. Devo però dire che quelle poche sono state sempre interessanti e sorprendenti per l’acume, la lucidità ed il punto di vista originale del mio interlocutore. Ne ricordo una, parecchi anni fa, durante una campagna elettorale per le amministrative sul nostro territorio. Allora era Sindaco di Firenze, molto popolare nella sua città e nel Paese. Con un Pd nazionale che languiva tra un anti berlusconismo naturale ma assai poco propositivo ed un riformismo solo accennato ed incompiuto. Gli chiesi, un pò provocatoriamente, cosa lo trattenesse dal metter su una sorta di partito della Nazione, un En Marche antesignano del futuro progetto di Macron. Mi rispose con grande nettezza e lucidità che la sua casa era il Pd e che piuttosto aveva in animo di impegnarsi per svolgervi un ruolo da leader che ne evidenziasse il progetto riformatore e propositivo, cosa che, come noto e con grande sorpresa dei più, da lì a poco gli riuscì. Oggi compie la scelta opposta. Non capisco e non condivido. Alle buone ragioni di allora, di fronte alla deriva populista e sovranista cui tende a piegarsi il nostro Paese, si aggiungono le ottime ragioni di oggi nel tenere unito e coeso il progetto del Partito Democratico. Il Pd è la mia casa. Certo, la vorrei più grande, più bella, più accogliente ma è comunque la mia casa.
“Come molti assisto inerme all’ennesimo indecoroso spettacolo che va in onda sugli schermi del centrosinistra italiano – afferma l’assessore all’ambiente del Comune di Lucca Francesco Raspini -. Perfino io che sono un addetto ai lavori faccio fatica a trovare il senso di un’operazione politica sciagurata e pericolosa come quella messa in atto da Matteo Renzi. Peraltro attuata all’indomani della partenza di un governo nato in modo rocambolesco, evidentemente ancora fragile nei suoi equilibri politici e nelle sue prospettive programmatiche che rischia di azzopparsi senza nemmeno aver ancora approvato i primi provvedimenti. È stato innescato un meccanismo che per giorni inchioderà il dibattito sulla sinistra al solito stucchevole schemino di chi esce e chi resta. Per carità, può anche essere che in astratto un partito di centro possa avere una qualche ragione d’essere. Che esista un spazio, anche significativo, che aspetti di essere rappresentato in modo adeguato. Una fetta di elettorato moderato che non si riconosce (più?) nel Pd e che senz’altro rifiuta in toto i valori di questa destra. Ma davvero sono questi i tempi e i modi per proporre una prospettiva politica sana? Siamo davvero certi che quell’Italia a cui si dice di guardare non veda l’ora di essere guidata da un politico che, dopo la fiammata iniziale, si è oggettivamente usurato con due gravissime sconfitte come il referendum e le elezioni politiche? Siccome in ballo c’è il futuro dell’Italia che – almeno per me – è una cosa seria, allora confesso che oggi sono arrabbiato. Come iscritto del Pd, costretto ancora una volta a vedere che si antepongono i desideri e i destini personali alla causa comune.
Come amministratore locale, che dovrà sopportare in quota parte il discredito che queste operazioni gettano sulla politica e in particolare sulla mia parte politica. E come cittadino italiano, costretto a prendere atto, una volta di più, che per qualcuno il bene del paese è solo una ottima formula retorica, una bella scusa per giustificare trasformismi e interessi di parte”.
“Non me ne andrò dal Pd perché la sento casa mia – ha detto l’assessore allo sviluppo economico Valentina Mercanti, la più vicina alle posizioni di Renzi nella giunta Tambellini -. Non capisco e non condivido la scelta di Matteo Renzi ma non rinnego quanto fatto in questi anni. Ha portato un forte cambiamento nel nostro paese, messo al centro dell’agenda politica temi fondamentali come europeismo, ambiente, diritti, innovazione, cambiamento della classe dirigente. Spero che la stagione delle riforme rimanga priorità per il Pd perché per questo era nato: per rifare l’Italia guardando al futuro e non a schemi passati”.
Stessa linea anche per Silvia Del Greco, lapiù giovane esponente del Consiglio comunale: “Sono nata in un’epoca politica differente da quella che oggi viviamo, sono cresciuta tra riunioni di circolo, piccoli incarichi all’interno della segreteria comunale, come segretaria della giovanile, dopo anni di lavoro e sacrifici è arrivato il consiglio comunale, da quel momento in poi ho iniziato a correre con tutta la forza che ho in corpo, ascoltando, imparando e capendo tutte le dinamiche che contraddistinguono e muovono la nostra città. L’abbraccio e gli occhi speranzosi di molte persone che mi hanno votata e mi hanno chiesto di rimanere quello che sono, a prescindere dagli eventi, persone che hanno riposto fiducia in me e nelle mie potenzialità. Nel 2017 queste persone hanno fatto un vero e proprio investimento su di me, hanno deciso di votare una giovane ragazza ventitreenne nata e cresciuta nel Pd, che nel 2017 ha festeggiato il suo settimo anno di tesseramento. Non posso e non voglio venire meno alle aspettative e agli impegni che ho preso con queste persone, persone che definisco essere i miei dirigenti. A chi, nelle ultime ore mi ha chiesto se mi ‘scindo’ dal Pd, rispondo con forza che intendo continuare a dare il mio contributo al suo interno, è casa e i mattoncini che sono stati messi in questi anni, hanno contribuito a farmi diventare la persona che sono oggi”.
Prende le distanze dalla decisione di uscire dal Pd anche il sindaco di Capannori e presidente della Provincia Luca Menesini: “Ogni volta che potremmo stare bene e occuparci di fare il bene delle persone, ci ritroviamo a leggere delle infinite guerre interne al Pd: per favore, basta. Fatelo per noi, fatelo per chi ogni giorno sta al fianco dei cittadini e dice loro di avere fiducia e speranza. È noto a tutti che il Pd raccoglie al suo interno più sensibilità: questa dovrebbe essere la sua forza, oggi più che mai. Non si può pensare, e secondo me nemmeno sperare, di essere tutti uguali e pensarla esattamente tutti allo stesso modo su tutto: si può invece imparare a rispettarsi e a capire che la mediazione fra le diverse posizioni è un valore, perché di solito permette di fare il meglio per un numero maggiore di cittadini. Mi auguro quindi che il Partito Democratico resti unito, nessuno capirebbe oggi una rottura, adesso poi che ci siamo assunti la responsabilità di governare. Più che di scomporre il Pd, oggi va discusso di come ampliare la nostra coalizione: sarebbe importante avviare su questo un percorso quanto prima, sia con il dialogo con il M5S, sia con le altre sensibilità presenti sul territorio. C’è bisogno di lavorare tutti insieme nell’interesse di un’Italia che ha bisogno di una spinta reale per tornare a essere il grande Paese che è. In sintesi: io resto nel Pd”.

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