Laboratori Bucaneve, Grossi: “Non ci facciamo intimorire dalle polemiche”

Polemica contro i laboratori contro gli stereotipi al Bucaneve, parla Daniela Grossi, presidente dell’associazione La Città delle Donne. Lo fa con un lungo intervento in cui respinge le critiche in cui si parla di ‘laboratori gender’.
“Superare gli stereotipi e le discriminazioni, che colpiscono direttamente e indirettamente donne e uomini è da sempre uno degli obiettivi dell’associazione La Città delle Donne – dice Grossi – Spesso le discriminazioni sono generate da stereotipi legati alla vita quotidiana, al lavoro, all’esistenza in senso generale. Ci impegniamo per la piena applicazione della Costituzione e per realizzare una società in cui ci siano realmente pari opportunità e le donne e gli uomini possano svolgere le stesse attività, se lo vogliono, e siano loro riconosciuti gli stessi meriti e gli stessi diritti e doveri”.

“Quante volte sentiamo dire “questo lavoro non è da donne, è da uomini!”, “non piangere, è da femminucce, tu sei un maschio!” – prosegue Grossi – ed ogni volta un’attitudine, un desiderio, un’emozione vengono frustrati in onore di una tradizionale concezione dei generi, del tutto ingiusta e anacronistica.
Tutta la nostra attività è volta a contrastare questa cultura, retriva e limitante sia per gli uomini che per le donne, ma che storicamente è stata maggiormente discriminante verso queste ultime, se è vero come è vero che solo con la riforma del diritto di famiglia nel 1975 i coniugi sono diventati realmente uguali nei diritti e nei doveri. Per questo cerchiamo di valorizzare i talenti e le eccellenze che rendono le donne protagoniste nella cultura e nella società, come il nostro ciclo di incontri “Tutta un’altra storia” dedicata alle donne che hanno fatto la Storia in Italia, ma anche stimolando verso la piena consapevolezza del potenziale femminile, che può esprimersi in ogni campo della scienza, della cultura e della partecipazione anche politica. Per questo realizziamo e sosteniamo da anni iniziative contro la violenza sulle donne, e siamo impegnate a promuovere la salute delle donne, in particolare con un’azione di sensibilizzazione ed informazione sulla diagnosi precoce e cura delle malattie che colpiscono una larga fetta della popolazione (una fra tutte il cancro al seno) e con le attività finalizzate a che il nostro territorio si doti di un consultorio efficiente e pienamente al servizio della intera collettività, perché riteniamo che il benessere delle donne sia fondamentale per il benessere della società tutta, partendo dal nucleo familiare.
Ecco perché troviamo incomprensibile un comunicato stampa in cui si criticava aspramente un’attività svolta dalla nostra associazione nell’ambito di un progetto di più ampio respiro, che coinvolge diverse realtà sul territorio provinciale. Eravamo reduci da un incontro in commissione scuola con la partecipazione anche dei consiglieri estensori del comunicato, avevamo illustrata compiutamente la nostra attività, che ci sembra venga criticata in maniera pregiudiziale forse con la sola finalità di creare un polverone fine a se stesso.
I risultati, invece, delle nostre azioni ci premiano: siamo tutte volontarie che si impegnano ritagliando tempo dagli impegni familiari e lavorativi, senza percepire alcun compenso e in oltre 10 anni di attività ci premia la considerazione che chi partecipa ai nostri incontri pubblici, alle nostre attività, ci rivolge, anche con sostenendoci e chiedendo di poter dare una mano. Quando una donna ci contatta per avere informazioni sulle procedure per accedere allo screening senologico o ad una semplice visita di controllo, sollecitata dalle suggestioni che gli incontri che promuoviamo le provocano, questo per noi è una verifica della bontà della nostra attività; quando una sportiva è soddisfatta perché finalmente abbiamo portato all’attenzione dell’opinione pubblica la situazione delle donne atlete, la mancata equiparazione con i colleghi maschi e il mancato riconoscimento del professionismo sportivo per le donne (tanto per citare alcuni degli aspetti più recenti), questa per noi è la conferma importante del nostro impegno.
Quando i bambini e le bambine imparano a rispettarsi reciprocamente e cresce la cultura delle pari opportunità noi siamo felici. Quando il linguaggio, i gesti, aiutano a costruire una società del ben-essere e della relazione anziché della violenza e della prevaricazione noi pensiamo di aver contribuito a rendere migliore la nostra società”.
“Non ci faremo certo intimorire – conclude la nota – da chi vorrebbe riportare le donne indietro di qualche decennio, né ci appassionano le strumentalizzazioni politiche: insegnare alle bambine che possono liberamente scegliere cosa fare da grandi e ai bambini la condivisione del carico di cura familiare è per noi un modo per avere uomini e donne adulti migliori e famiglie più armoniose. 
Le chiacchiere stanno a zero, come dicono i giovani”.

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