Piano operativo e trasformazioni urbane, Petrini chiede di convocare gli Stati generali della cultura

Il presidente dell'associazione 'Custodi della città': "In discussione il futuro della città"

Francesco Petrini, presidente dell’associazione Custodi della Città ritorna a chiedere la convocazione degli Stati generali della cultura.

“Mi sono recentemente rivolto dal gruppo Facebook della mia associazione Custodi della città per gli stati generali sulla cultura – dice – a tutti gli amministratori, consiglieri comunali di maggioranza e d’opposizione e componenti della giunta.
Ho chiesto che si facciano protagonisti della convocazione degli Stati generali della cultura della cui necessità ero convinto fin dalla mia partecipazione al consiglio direttivo della consulta della cultura, tant’è che preparai un progetto in merito che venne discusso e approvato da più assemblee di questo nuovo organismo democratico nato con delibera del Consiglio comunale 50 del 26 settembre 2016″.

“Dall’inizio di questo 2020 – prosegue Petrini – è partito il piano operativo, che si occupa anche del vasto e prezioso patrimonio storico, artistico e culturale elencato nei dettagli dal piano strutturale. Per questa ragione ho pensato di riprendere l’idea che non decollò 4 anni fa malgrado la sopra ricordata positiva accoglienza da parte delle associazioni iscritte alla consulta riunite in assemblea. Penso che con l’inizio dell’iter del piano operativo sia venuto il momento di ragionare, tutti insieme, savi, – così una volta si chiamavano gli amministratori – e cittadini su una politica culturale di ampio respiro, capace di affrontare in maniera non episodica la complessità dei problemi che la cura di ogni città storica o d’arte che dir si voglia pone”.

“Si sta delineando – commenta – da qualche anno una nuova “forma urbis” e recenti iniziative promosse dall’attivismo della Fondazione Crl in sinergia con l’imprenditoria privata, evidenziano l’importanza, l’urgenza direi, della partecipazione attiva della cittadinanza – fondazioni, associazioni, esponenti del mondo della cultura, rappresentanti di categorie produttive, chiunque senta la necesstità di farsi “custode” della città – ad un processo di trasformazione, sul quale il piano operativo avrà la sua incidenza, che va studiato tutti insieme, rappresentanti e rappresentati, in fertile dialettica, senza inutili e pregiudiziali contrapposizioni”.

“Non si tratta della fortuna di questa o quella forza politica – conclude – ma del futuro della città e del territorio che la circonda, le storiche Sei Miglia. Si tratta di affermare il comune diritto alla città. Prendete l’iniziativa o amministratori: trovate, troviamo i modi, i luoghi e i tempi per discutere collegialmente del nostro prezioso patrimonio culturale, di rigenerazione di edifici contenitori della memoria del lavoro, di rapporto fra grandi eventi e salvaguardia degli storici monumenti cittadini, le nostre mura in primis, di evoluzione del ciclo di vita di Lucca come destinazione turistica”.

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