Cinesi di rientro dal Capodanno, Mallegni: “Quarantena obbligatoria”

Il senatore chiede misure di prevenzione più severe. La Regione: "Affermazione sorprendente, seguiamo indicazioni ministero"

Botta e risposta fra il senatore di Forza Italia, Massimo Mallegni e l’assessore regionale Saccardi sull’ipotesi di quarantena obbligatoria per i cittadini cinesi che stanno ritornando in Toscana dopo i festeggiamenti del Capodanno.

“L’arrivo dei 2500 cinesi di rientro dalla Cina in Toscana espone la nostra regione ad un rischio altissimo. Mi auguro che il governatore Rossi, e così il suo staff, abbiamo valutato attentamente il momento di inevitabile apprensione che la comunità toscana sta vivendo in queste settimane”.  Così il senatore di Forza Italia, ha commentato la notizia del rientro di 2500 cinesi in Toscana dopo le vacanze.

Mallegni ha ricevuto, così ha riferito, decine  di telefonate e messaggi di cittadini preoccupati ed intimoriti dalla possibilità che il coronavirus possa arrivare anche nella nostra regione.

“Condivido il messaggio di evitare psicosi ed allarmismo in questa fase ed almeno fino a che non ci saranno elementi certi su contagi ed eventuali contromisure. Ma condivido anche il fatto che, in questa fase, l’attenzione debba essere massima anche se significa fare qualche sacrificio – commenta Mallegni – Il governatore avrebbe dovuto imporre, visto che ne ha potere, la quarantena obbligatoria per chi rientra dalla Cina. E solo dopo consentire il ritorno alle loro case e alla vita normale. Siamo di fronte ad una minaccia di cui si conosce solo il nome ma non ancora i reali effetti sulla popolazione”.

Credo che la quarantena obbligatoria – conclude il tre volte sindaco di Pietrasanta – sia una misura necessaria ed anche comprensibile. Il governatore sta esponendo la nostra regione ad un rischio altissimo”.

La replica di Saccardi

“Per quanto riguarda la misure messe in atto per fronteggiare l’emergenza Covid-19, la Regione Toscana si attiene ai provvedimenti presi dal governo, e comunicati con le circolari del Ministero della salute, e dal commissario straordinario Angelo Borrelli”. Lo precisa l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, replicando a chi sostiene che la quarantena è l’unica misura possibile per i cinesi che stanno rientrando dalle zone a rischio.

“Oltre al rispetto delle indicazioni del ministero – chiarisce ancora Stefania Saccardi – abbiamo preso provvedimenti ulteriori, come l’ambulatorio all’Osmannoro che presenteremo domani, che sarà dedicato alla valutazione dei casi di persone provenienti dalle zone a rischio con una prima sintomatologia. Misure che servono per dare una risposta specifica, senza gravare sulle altre strutture della sanità regionale”.

“Non essendoci nessun caso accertato di coronavirus, la quarantena non spetta alle autorità sanitarie della Regione – sottolinea l’assessore – Trovo davvero sorprendente un’uscita come questa, perché la Toscana è la Regione che si è mossa con maggior tempestività e adeguatezza, pur non essendo l’unica ad accogliere sul suo territorio un gran numero di cittadini cinesi”.

“Le misure sin qui adottate nel territorio regionale e in particolare in quello della Asl Toscana centro, dove vive la gran parte dei cinesi presenti in Toscana – informa Renzo Berti, responsabile della prevenzione della Asl Toscana centro – sono tutte ispirate al principio dell’efficacia preventiva ed elaborate nel contesto di strutture (task force – unità di crisi) a cui partecipano i professionisti delle diverse discipline sanitarie. Un provvedimento drastico come la quarantena obbligatoria deve tener conto dei presupposti normativi, epidemiologici e di fattibilità, ovvero di appropriate condizioni di alloggio e di isolamento, non sempre possibili”.

Nella provincia di Zhejiang, da cui provengono molti dei cinesi residenti nella Toscana centrale, sono stati ad oggi accertati 1.271 casi di coronavirus. Ciò corrisponde a un’incidenza pari a 2 casi ogni 100mila abitanti. In tale provincia non si è avuto alcun decesso. Una situazione, insomma molto diversa da quella della provincia dello Hubei, che ha quasi la stessa popolazione, e dove si contano quasi 58.200 casi (quindi 9860 casi ogni 100.000 abitanti) e 1700 morti.

Tuttavia anche nello Zhejiang il governo cinese ha adottato misure che da diverse settimane subordinano la possibilità di uscire dal paese al superamento di specifici controlli sanitari. Controlli sanitari che, com’è noto, sono previsti anche negli aeroporti italiani.

Per i cittadini cinesi rientrati prima dei provvedimenti governativi cinesi sono ormai trascorsi i 14 giorni che sono considerati il tempo massimo di incubazione (in effetti la maggior parte dei contagiati manifesta sintomi dopo 5-6 giorni).

“Le disposizioni ministeriali riferite alle scuole – chiarisce ancora Berti -, che giustificano la scelta dell’isolamento volontario di bambini e studenti per due settimane dal rientro, consentono alla Asl Toscana Centro di esercitare già adesso una sorveglianza attiva su circa 400 nuclei familiari corrispondenti a più di 1200 persone. L’attivazione di un ambulatorio per la pronta diagnosi dei soggetti rientrati da aree a rischio e prima sintomatologia consentirà di intervenire rapidamente nei loro confronti garantendo adeguata assistenza e isolamento in caso di necessità e soprattutto di restituire tranquillità a chi fosse affetto dalle ricorrenti patologie stagionali, come accaduto sin qui per i diversi casi negativi ancorché ospedalizzati”.

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