Comitato per il no al referendum, primo summit all’Arci foto

I soci fondatori: "Una riforma che ridurrà la rappresentanza"

Si è riunito oggi (3 marzo), al circolo Arci di Santa Gemma Galgani a Lucca, il comitato per il no al referendum sul taglio dei parlamentari che si terrà il 29 marzo.

Presenti alla conferenza i membri fondatori del movimento: Giulio Strambi, Franco Fantozzi, Alberto Mori, Giuseppe Matteucci e Maurizio Fatarella.

“Il 24 febbraio scorso in una riunione è nato il comitato per il no al taglio dei parlamentari – dice Franco Fantozzi – I membri che compongono questo comitato provengono dal movimento nazionale Coordinamento democrazia costituzionale che si era formato nel 2016 in occasione del referendum Costituzionale indetto da Renzi, che conteneva anch’esso un taglio di parlamentari”.

“E’ stupefacente – afferma Fantozzi – notare come molte persone che si erano schierati per il ‘no’ in quell’occasione, in cui a mio avviso si trattava inoltre di un intervento meno invasivo dell’attuale, sostengano con forza questa nuovo taglio!”
Questa riforma, che ci vedrà alle urne con un referendum costituzionale il 29 marzo, prevede un taglio dei rappresentanti parlamentari sia del Senato della Repubblica che passeranno da 315 a 200 e della Camera dei Deputati che passeranno da 630 a 400″.

“Questa nuova iniziativa è lesiva della Costituzione – interviene Giulio Strambi – un taglio del genere porta ad un taglio alla rappresentanza politica dei cittadini italiani. Con questa nuova legge ci saranno meno parlamentari a rappresentare ognuno di noi. E’ stato calcolato che con la nuova legge ci sarebbe un numero maggiore di abitanti rappresentato da un singolo parlamentare, alla Camera si passerebbe da un candidato ogni 96.000 persone a uno ogni 151.000 abitanti”.

Secondo il comitato anche il risparmio che si ha nel taglio del numero di parlamentari è irrisorio:
“Se si parla di un risparmio dal punto di vista economico, era sufficiente cambiare gli stipendi dei parlamentari – prosegue Giulio Strambi – oltretutto il risparmio è irrisorio e ammonta complessivamente al costo di un caffè all’anno per ogni cittadino italiano. Rimangono invece presenti nella voce spesa del Governo, tutte quelle spese militari che ammontano a 80 milioni di euro il giorno per sostenere le missioni dell’esercito all’estero e l’acquisto di caccia F35. Noi diciamo no con forza a questo taglio dei parlamentari, si ad un taglio delle spese militari”.

Il comitato per il no al taglio dei parlamentari sostiene anche altre richieste, come una modifica della legge elettorale verso un sistema più proporzionale, l’applicazione dell’articolo 49 della Costituzione sulla democrazia rappresentativa e altre iniziative legislative che abbiano lo scopo di portare nuovamente ad un ruolo centrale della politica nazionale il Parlamento: “Noi sosteniamo l’applicazione di una legge elettorale con un sistema proporzionale puro – dice Giuseppe Matteucci – senza alcun tipo di sbarramento, Solo in questo modo sarà possibile che nel Parlamento siano rappresentate tutte le forze politiche del territorio. Inoltre in questo modo il singolo voto del cittadino varrà molto di più e ciò potrebbe riportare molte persone a votare. Con uno sbarramento al 5% soltanto l’élite sarebbe rappresentata, sacrificando la democrazia in nome della governabilità, ma anche le minoranze devono essere ascoltante secondo i principi contenuti nell’art. 49 della Costituzione”.

Alberto Mori membro fondatore del comitato conclude la riunione sottolineando l’attuale esautoramento del Parlamento da ruolo centrale della politica nazionale, a ruolo marginale scalzato dai continui interventi del Governo in ambito legislativo: “Pensiamo alla quantità di decreti legge presentati dal Governo, ognuno di questi esautora il Parlamento dalla sua funzione principale, la funzione legislativa. Noi sosteniamo qualsiasi iniziativa che possa riportare il Parlamento ad un ruolo centrale e respingiamo un eventuale taglio di parlamentari perché porterebbe le minoranze ad essere sempre meno rappresentate, con un grave calo delle discussioni all’interno del Parlamento stesso, discussioni che sono il sale della democrazia”.

Il referendum Costituzionale confermativo sul taglio dei parlamentari previsto il 29 marzo non prevede alcun tipo di quorum, quindi il responso delle urne sarà valido indipendentemente dal numero dei partecipanti al voto.

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