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Covid, interviene Francesco Nolli: “Caccia all’untore, ma non è colpa dei giovani”

"Una società che vuole trasformare le nuove generazioni in eterni adolescenti che si accontentano delle briciole"

Riceviamo e pubblichiamo un intervento sul tema di attualità dell’approccio alla pandemia da Francesco Nolli, già esponente locale del Partito dei Comunisti Italiani.

“In qualunque momento buio della storia dell’umanità – scrive – si sono avuti momenti terribili in cui la responsabilità di quanto accaduto doveva essere messa in capo a qualcuno e anche oggi, in piena pandemia, assistiamo a questo triste spettacolo. Ha cominciato Trump con l’indicare nella Cina la responsabile di questa emergenza sanitaria, quasi che la sua “nascita” fosse stata programmata per danneggiare non si sa bene chi e perché e si è passato poi, di volta in volta, ad indicare come possibili responsabili gli anziani che “non stavano a casa”, passando per i migranti e finendo, ai nostri giorni, nell’individuare nei “giovani” la minaccia più seria alla nostra incolumità”.

“Vorrei essere chiaro – dice – il pericolo c’è, esiste e con questo dobbiamo fare i conti cercando di non tornare indietro ma allo stesso tempo mi infastidisce che venga gettata la responsabilità sui giovani dicendo che la gioventù è scapestrata, è portata “naturalmente” agli eccessi, a contrapporsi ai buoni consigli, non volendo o non potendo esaminare in maniera più adeguata le cause di questi eccessi. E se partissimo dal fatto di considerare questi “giovani” persone perfettamente normali che, nonostante tutto, non ravvisano il pericolo, e tentassimo di comprendere questi atteggiamenti riflettendo sul come siano state edificate le nostre società, su quali valori, con quali principi etici e morali, con quali finalità, in cui l’edonismo, la necessità di primeggiare ad ogni costo, il vivere soltanto in funzione di se stessi, l’impossibilità o, addirittura, la non volontà di capire l’altro, le sue ragioni, forse potremmo intendere meglio il loro modo di esprimersi, per cercare di indirizzarlo verso un esito differente, intercettando così tanto del loro malcontento, delle loro paure, del loro disagio, delle loro angosce? Una società che si maschera dietro la caricatura dei cosiddetti  “diritti civili”, vero modello di ipocrisia e che non è capace di assicurare a questa sua parte importante un futuro che abbia al centro la possibilità concreta di realizzarsi, come si diceva una volta, nel lavoro, vera forma di emancipazione, lasciandola in balia di un destino sempre più imperscrutabile e lontano, fatto di niente, di vuote promesse e di nessuna certezza assegnandole il compito di consumare tutto quello che le si propina, facendola vivere in una bolla in cui è stata rinchiusa, contenta di essere sedotta da una pubblicità che dipinge un mondo sempre più manipolato, in cui viaggiare, divertirsi, fare l’amore, in cui essere usati per dire soltanto sì o no alle domande di turno che le vengono inviate ma mai che la portino a pensare, e ad agire, come cittadini dell’oggi e, soprattutto, del domani“.

“Ecco quindi che la cattiva coscienza “dei grandi” viene silenziata – spiega Nolli – con la “caccia all’untore”, con la criminalizzazione del dissenso, visto che potrebbero credere che questa società sia da rifondare con altri valori, con l’altra faccia della medaglia, il paternalismo; fate i buoni ed in cambio vi si dà la possibilità di andare in vacanza, con i soldi di papà laddove le regole sono meno presenti, dove potrete “esprimervi senza problemi”, magari beccandovi il Covid19 senza per questo che nessuno possa essere chiamato in causa. Avete la possibilità di “scegliere”. Se sbagliate la responsabilità non potrà essere che vostra!”.

“È questa, in sintesi – spiega Nolli – la sentenza che questa società ha emesso nei suoi confronti e con essa li ha condannati ad essere sempre, all’infinito quegli “eterni adolescenti” che si accontentano delle briciole dell’oggi e non si chiedono cosa dovrà essere il loro domani. Vivere, felici, nell’oggi che vi è stato riservato”.

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