Camici Roncioni (Toscana a Sinistra): “La scuola pubblica si cura e non si chiude”

Il candidato alle regionali a sostegno della protesta dei docenti precari e del personale Ata

Toscana a Sinistra, Federico Camici Roncioni a sostegno della mobilitazione dei precari della scuola di domani a Roma.

“Domani (2 settembre, ndr) – dice il candidato – i precari della scuola scendono in piazza a Roma a dieci giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico per rivendicare il loro diritto a un lavoro stabile e dignitoso. Il nuovo anno scolastico, che peraltro parte senza direttive chiare e con lo spauracchio della didattica a distanza ancora presente, si apre con circa 200mila cattedre scoperte e con procedure concorsuali programmate in periodo di emergenza sanitaria senza prendere in considerazione la proposta dei precari storici di un concorso per titoli e servizi che potesse stabilizzare gli 80mila supplenti in servizio da almeno 3 anni a tempo determinato, nonostante una sentenza del 2014 della Corte di giustizia dell’Unione Europea imponga l’assunzione a tempo indeterminato dopo 36 mesi di lavoro, con conseguenti ricorsi e procedura di infrazione del 2019 che sono costati già milioni di euro al governo italiano”.

“Ci sono poi migliaia di docenti – prosegue – di ogni ordine e grado che un concorso lo hanno vinto ma attendono dal 2016 un contratto a tempo indeterminato, oltre al caso dei diplomati magistrali che nei mesi scorsi, a differenza di altri colleghi più “fortunati”, non solo non sono stati ammessi al concorso non selettivo del 2018 per la stabilizzazione, ma sono stati anche depennati dalle Gae, ossia da un percorso che permetteva loro di avere la priorità nelle assegnazioni delle supplenze e di poter sperare in una prossima assunzione in ruolo. Senza dimenticare poi le numerose difficoltà e problematiche dovute alle nuove graduatorie provinciali per le supplenze, con tempi ristretti per gli uffici scolastici e le segreterie delle scuole per le loro valutazioni e gli errori che non possono essere rimediati visto che non sono previste graduatorie provvisorie e l’unica strada è quella costosa e fastidiosa dei ricorsi”.

“L’ultimo passaggio, forse il più grave e irrispettoso – commenta Camici Roncioni – è stato la creazione col decreto rilancio di 50mila posti tra docenti e personale Ata che possano essere licenziati e vedano i loro contratti risolti in caso di sospensione dell’attività didattica per Covid- 19, senza alcun diritto a indennizzo e/o sussidi di disoccupazione. Una mossa che da un lato copre solo parzialmente l’esigenza imposta dal Covid di avere più personale scolastico ma che toglie definitivamente dignità e tutele ai lavoratori della scuola. A Lucca con Priorità alla scuola, Potere al popolo, Cobas Scuola, Usb e i comitati dei precari Cndp e Cnps siamo stati in prima linea a maggio e a giugno con presidi, mobilitazioni e lettere alle istituzioni che hanno permesso di porre al centro del dibattito la scuola pubblica, costringendo anche il governo a mettere in agenda il tema della riapertura della scuola  lasciato per troppo tempo in secondo piano. È triste però notare che le risorse stanziate per l’edilizia scolastica, la ricerca di nuovi spazi e l’assunzione e la stabilizzazione di personale scolastico in numero adeguato per evitare le croniche classi pollaio non sono minimamente sufficienti, come succede ormai da decenni”.

“Nemmeno l’emergenza – conclude – è stata sufficiente per far aprire gli occhi sulle deficienze strutturali della scuola da colmare con una drastica inversione di tendenza in termini di investimenti. Anche a livello locale sarebbe stata necessaria una maggior trasparenza e attenzione nella gestione delle riaperture, nell’organizzazione del trasporto pubblico e nella ricerca di nuovi spazi a fronte di istituti scolastici costretti da anni ad allestire aule nei container o in edifici pericolanti. In questo senso siamo intervenuti nel recente dibattito sulla ex manifattura facendo la proposta di utilizzare questo enorme edificio pubblico per un progetto di edilizia scolastica evitando di esporlo alla privatizzazione e di favorire la speculazione nell’interesse di pochi. La scuola pubblica, pilastro di una società che si definisce avanzata, si cura e non si chiude e i suoi lavoratori si tutelano e non si denigrano”.

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