Scuole, Roberta Bianchi (Toscana a Sinistra): “Regna il caos più assoluto”

La candidata al consiglio regionale interviene sulle modalità della riapertura

Sulla questione della scuola interviene Roberta Bianchi (Toscana a Sinistra): “Io ho un nipote che, nell’anno scolastico appena trascorso, frequentava la classe quinta elementare. Durante il lockdown le sue insegnanti hanno garantito, a lui e alla sua classe, la didattica a distanza, tutti i giorni per almeno due ore, cercando di rendere le lezioni più piacevoli possibile attraverso video o interventi di esperti – racconta – Hanno fornito computers della scuola a chi non ne aveva e hanno messo a disposizione le proprie competenze, per aiutare chi non sapeva usarli. Tutti erano connessi e hanno lavorato. Anche se niente potrà restituire loro ciò che non hanno potuto fare: sbirciare il compito di un compagno e scopiazzarsi, fare ricreazione insieme, allestire la recita di fine anno, organizzare la festa di addio con insegnanti e compagni”.

Perché la scuola – dice – è socialità, condivisione, complicità, bisticci e riappacificazioni. E alla fine, nonostante le due sole ore di lezione al giorno, erano stanchi, molto più che in situazione normale e non vedevano l’ora che tutto finisse”.

“Purtroppo però, lo si sa bene, non tutti i bambini hanno avuto accesso a questo ‘surrogato’ di scuola, perché non avevano dispositivi o una rete a cui collegarsi o più semplicemente qualcuno in grado di indirizzarli o seguirli. In quel momento non si poteva fare diversamente, ma ora sì o almeno si dovrebbe. Purtroppo, a pochi giorni di distanza dalla ripresa delle lezioni, ancora non c’è chiarezza su quali scuole potranno garantire la didattica in presenza e con quali modalità – dichiara – Il governo ancora non ha le idee chiare, ma anche le amministrazioni locali, perlomeno da noi, non si sono sprecate nel dare indicazioni e supporto. Alcuni dirigenti scolastici si sono mossi; da altri non arriva alcun segnale”.

Regna il caos più assoluto – continua Bianchi – per cui accade che una scuola superiore, per mancanza di spazi, farà lezione a turno a due terzi degli studenti, mentre l’altro terzo seguirà da casa, così gli alunni faranno 4 giorni di lezione su 6. In alcune classi elementari, poiché tutti gli alunni in aula non possono stare, si terrà la porta aperta e alcuni bambini saranno posizionati lì, nel corridoio. In molte scuole le ore pomeridiane saranno cancellate. Nelle scuole materne, anche in quelle che fortunatamente non mancano di spazi, mancano invece gli insegnanti. Questo, si sa, è un problema comune a tante scuole di ogni ordine e grado, ma per la scuola materna, dove mantenere il distanziamento sarà più difficile, la presenza di più insegnanti è fondamentale”.

“Perché, almeno per elementari e materne, l’amministrazione comunale non ha preso in considerazione la possibilità di intervenire con personale nominato dal Comune? – si chiede – Perché è chiaro che i docenti che il Ministero ha promesso, non saranno sufficienti a coprire tutte le necessità. Non ci risulta che siano stati reperiti locali aggiuntivi per ospitare le classi sovraffollate, né che, come peraltro promesso, siano stati allestiti spazi all’esterno delle scuole, per poter fare più attività possibili all’aperto, compatibilmente con le condizioni del tempo”.

“Così come – continua – non sappiamo come si pensa di garantire un servizio mensa in sicurezza. Si può pensare di far mangiare i bambini, i ragazzi, nelle stesse aule in cui hanno ‘stazionato’ tutta la mattina, con la polvere di gesso sparsa ovunque? È vero che ci sono realtà che, purtroppo, anche in passato erano costrette a consumare il pasto in classe, ma quella che prima era un’eccezione, ora diventerebbe la regola, in un momento in cui l’igiene dovrebbe essere garantita al massimo. Ognuno si muove in ordine sparso e allora ci sarà qualcuno più fortunato che avrà la scuola garantita e qualcuno che si dovrà arrangiare, con buona pace del dettato costituzionale che prevede che la scuola sia garantita a tutti”.

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