Palp: “Violenza omotransfobica, il vescovo accetti un confronto pubblico”

L'arcidiocesi ha offerto spazio e patrocinio a un dibattito sul Ddl Zan organizzato dagli organizzatori del Family day

La violenza omotransfobica al centro dell’attenzione di Potere al popolo di Lucca che si fa portavoce della necessità di un confronto sul disegno di legge Zan e chiama, tra gli interlocutori, l’arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti. Una richiesta che arriva in seguito al chiacchierato convegno che si è tenuto in Arcivescovato dal titolo Ddl Zan, dissenso informato – Le ragioni di un no per la libertà di tutti.

Ddl Zan, dibattito dalla parte del no all’arcidiocesi di Lucca

 

“Mercoledì scorso – dice Palp Lucca – un numeroso gruppo di persone ha partecipato alla manifestazione che avevamo organizzato di fronte alla sede dell’arcivescovato per protestare contro un convegno di integralisti cattolici contrari al disegno di legge contro le violenze fisiche e verbali ai danni di persone lesbiche, gay, bisessuali e trans, patrocinato dal vescovo, che ha presenziato ai lavori. Tra i relatori del convegno, il nome più noto era sicuramente quello di Massimo Gandolfini, organizzatore del Family day e del cosiddetto Congresso della famiglia (raduno di ortodossi cattolici e di esponenti dell’estrema destra europea, svoltosi a Verona l’anno scorso), che due giorni fa è intervenuto sulla stampa locale per lamentarsi di coloro che hanno liberamente contestato quel raduno blindato, dato che a nessuno, oltre al selezionatissimo pubblico, era concesso di entrare per porre domande e confrontarsi con i relatori”.

“Gandolfini – va avanti Palp – è noto per aver sostenuto, in un’intervista a un quotidiano nazionale, che l’omosessualità è una malattia e che i gay dovrebbero essere curati. Dichiarazioni gravi e false, dato che l’Organizzazione mondiale della sanità, il più autorevole organismo scientifico internazionale, ha stabilito nel 1990 che l’omosessualità non è una malattia, eliminandola dall’elenco delle patologie. Ma questa non è l’unica occasione in cui il personaggio in questione ha rilasciato dichiarazioni insultanti verso i gay. Nel 2015 accostò Arcigay alla pedofilia e per questo l’anno scorso è stato condannato per diffamazione a quattro anni di reclusione (sentenza definitiva), convertiti in una pena pecuniaria di 30mila euro, nonché a versare una provvisionale di 7mila euro per Arcigay e 3mila per l’allora presidente, Flavio Romani”.

“Con la credibilità che gli deriva da questi precedenti – prosegue Palp Lucca – Gandolfini sta facendo circolare da mesi notizie false sul contenuto del disegno di legge contro l’omotransfobia. La più gettonata e quella secondo cui il testo in questione limiterebbe la libertà di espressione.  In realtà basta reperire il testo del Ddl in rete per rendersi conto che non contiene alcun reato di opinione. Ci si limita a modificare due articoli del codice penale, il 604 bis e ter, e la legge Mancino (Misure in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa) su propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, aggiungendo quelli fondati sul genere, orientamento sessuale e identità di genere”.

“Cosa avverrà, dunque, se la legge entrerà in vigore? Che nel caso in cui una persona venga insultata o picchiata perché, lesbica, gay, bisessuale o trans – spiega Palp – all’autore del reato verrà contestata l’aggravante dei motivi omotransfobici, così come gli verrebbe contestata l’aggravante della discriminazione religiosa se la vittima fosse un cattolico aggredito perché individuato come tale.
È tutto molto chiaro e semplice, basta leggere il testo”.

Palp quindi affonda, chiamando in causa Giulietti: “Eppure, il vescovo di Lucca, oltre a patrocinare e ospitare un raduno di un’organizzazione che diffonde fake news e che ha rapporti con l’estrema destra nostrana ed europea, ha egli stesso contribuito a disinformare, affermando in tv che il testo del Ddl, oltre a limitare la libertà di opinione, mette in discussione ‘l’idea di uomo, di famiglia, di persona, di identità sessuale’ e che ‘su queste cose si gioca l’educazione dei figli, il nostro futuro, l’assetto della società’. È del tutto evidente che l’alto prelato ha scelto di allinearsi su posizioni di ostilità verso le persone Lgbt, contrastando quella tutela minima e indispensabile che verrebbe loro riconosciuta con una legge già in vigore in molti paesi europei”.

“A questo punto – prosegue Palp – sarebbe opportuno che il vescovo Giulietti spiegasse alla cittadinanza i motivi di questa sua decisione, e sarebbe il caso che lo facesse in un confronto pubblico e aperto, non blindato come il convegno al quale ha partecipato, sedendo in prima fila. Scelga lui la sede, il giorno e l’ora. Noi parteciperemo volentieri e gli dimostreremo, testo alla mano, cosa prevede il Ddl a difesa dell’incolumità delle persone lgbt”.

Chiude Palp con un riferimento alla cronaca: “Proprio ieri, una ragazza di 18 anni, Mariapaola, è stata uccisa dal fratello perché aveva una relazione con un ragazzo trans. Un caso di femminicidio e transfobia. L’omicida ha infatti dichiarato che voleva ‘dare una lezione’ alla sorella, dato che era stata ‘infettata’ (ha detto proprio così) dal compagno, Ciro. Questa vicenda dimostra due cose: quanto ci sia bisogno di una legge contro l’omotransfobia e cosa producano nella società le campagne d’odio contro le persone Lgbt, portate avanti disinvoltamente e incessantemente, da anni, anche dagli organizzatori del convegno di mercoledì scorso all’arcivescovato”.

 

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