Sigilli al locale per la musica alta, Salas Lazzari: “Responsabilità anche del Comune”

La vicepresidente di SiAmo Lucca: "Si poteva lavorare per trovare un accordo con i residenti"

Sigilli al Barino di Giò per la musica troppo alta, non si placano le polemiche. 

A intervenire è Claudia Salas Lazzari, vicepresidente di SiAmo Lucca: “In merito al sequestro del Barino di Giò in corso Garibaldi, è del tutto evidente che il provvedimento emesso dalla procura si sarebbe potuto evitare se il Comune avesse seguito direttamente la vicenda così come gli era stato richiesto”.

“Abbiamo atteso qualche giorno prima di intervenire sulla vicenda, affinchè si potesse avere un quadro più preciso dell’accaduto – sostiene Salas Lazzari, che parla anche a nome del direttivo della lista civica – Dalle ricostruzioni emerge che l’amministrazione Tambellini un anno fa venne chiamata dall’organismo di mediazione all’ordine degli avvocati per un tentativo di conciliazione sulla vicenda, in base all’istanza presentata dai residenti della zona. Mediazione a cui il Comune non aderì, con la conseguenza che gli abitanti del posto si sono poi dovuti rivolgere alla magistratura. Si poteva dunque lavorare per trovare un accordo”.

Prosegue la vicepresidente: “Sono anche io una commerciante del centro storico nonché una componente della commissione Confcommercio città di Lucca e quindi collega del titolare Giovanni Martini – prosegue la Salas Lazzari – a cui esprimiamo solidarietà, ma senza entrare nel merito delle indagini e del lavoro della magistratura, che farà il suo corso, mentre la controparte potrà difendere le sue argomentazioni nelle opportune sedi. Auspichiamo il rispetto delle leggi, ma consideriamo anche un impiego di forze eccessivo quello utilizzato per porre i sigilli all’attività, con l’intervento di dodici agenti della polizia municipale. Insomma, un’estrema spettacolarizzazione. Comunque va ricordato sia che deve essere difeso il benessere dei cittadini che abitano in centro, sia il fatto che dietro ogni attività commerciale ci sono famiglie: già solo nel centro storico sono più di tremila le persone che lavorano direttamente o indirettamente grazie agli esercizi presenti, che da dopo il lockdown sono ripartiti a lavorare a testa bassa”.

Conclude la vicepresidente di SìAmoLucca: “Noi vogliamo assolutamente che i locali rispettino le regole, e avere un Comune efficiente che tenta di trovare soluzioni“.

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