Mammini alle associazioni ambientaliste: “Variante per la manifattura unico fatto concreto, il resto è esercizio retorico”

L'assessore ribadisce la legittimità dell'istituto del project financing per i beni culturali

Non si fa attendere la risposta dell’assessora all’urbanistica, Serena Mammini, a Legambiente, Italia Nostra e Rete dei Comitati per la difesa del territorio, associazioni che in due occasioni hanno criticato il suo operato in ordine al progetto per la riqualificazione della manifattura sud e all’ipotesi del project financing.

“Le associazioni ambientaliste – dice Mammini – che dichiarano di lasciare i sogni agli adolescenti, intervengono solerti nel dibattito sul futuro della ex manifattura e sembrano più intente all’offesa dell’amministrazione che alla difesa del territorio. L’adolescenza è una fase complicata della vita e i sogni di quell’età possono fare brutti scherzi. Ma noi, ahimè, che l’abbiamo superata abbondantemente, siamo convinti che la capacità di sognare non debba mai essere persa soprattutto da chi fa politica perché solo immaginando, solo osando vedere quello che oggi non c’è, o che non è ancora terminato, è possibile determinare quel cambiamento che tutti, a parole, auspichiamo. Lo sanno bene i giovani di Fridays for future ed Earth strike quando scendono in piazza per la giustizia ambientale. Senza un minimo di immaginazione è difficile amministrare e affrontare un esercizio così complesso come il recupero di ‘sua maestà’ la manifattura. Certo è più facile dedicarsi alla denigrazione che alle iniziative sul e per il territorio”.

Ogni posizione è lecita – prosegue Mammini – ma per queste associazioni ogni atto dell’amministrazione Tambellini sarebbe ‘illegittimo’ o ‘fuori legge’. Anche in passato le stesse parole sono state riservate al piano strutturale che, ovviamente, fuori legge non è affatto. Riguardo alla modalità di intervento sulla manifattura, bene tutelato, non vi sono preclusioni all’applicazione dell’istituto della finanza di progetto e comunque qualsiasi intervento dovrà avere autorizzazione della Soprintendenza. Capiamo che possa non piacere aver impiegato risorse economiche per una significazione (diffida) con poco significato, punto-punto già controbattuta dall’amministrazione. Invece, aver approvato la variante per concedere alla manifattura sud possibilità di recupero reale è un fatto concreto. Ogni discussione, ogni proposta anche fantasiosa potrà partire da lì. Prima era solo esercizio retorico, detto anche chiacchiericcio“.

“Eppure si insiste nel citare ipse dixit già superati dai fatti – prosegue Mammini – nel tentativo, peraltro frustrato, di cogliere questa amministrazione con le mani nella marmellata. Quindi stupisce un po’ che tutti si dichiarino favorevoli al recupero: nei giorni pari forse, perché nei giorni dispari leggiamo inesattezze e tentativi di creare confusione informativa o peggio di alimentare sospetti che mettono in dubbio la correttezza, anche etica, delle istituzioni”.

“Ma non stiamo qui a ribattere a tentativi di denigrazione che delineano soltanto chi li fa: rispondiamo – dice Mammini – perché fare chiarezza è un dovere. Per questo tocca precisare che l’osservazione alla variante che le associazioni ambientaliste, prese dalla solita smania inquisitoria nel ricostruire i passaggi, definiscono come inizialmente respinta, in realtà era stata fin dall’inizio parzialmente accolta dall’amministrazione, così come illustrato in commissione urbanistica”.

“La variante, poi – prosegue l’assessore all’urbanistica – non entra nelle procedure di project, che verranno prese in esame se l’amministrazione deciderà, in ordine alla presenza di interesse pubblico nella proposta, per il recupero dell’area. La strumentale confusione tra variante e project, molto in voga da mesi, trova nelle parole delle associazioni l’ennesima conferma”.

“E poiché si è responsabili di ciò che si dice e non di quello che gli altri capiscono – conclude Serena Mammini – dopo aver dato le opportune spiegazioni in più sedi, adesso ci fermiamo. Il vortice delle incomprensioni non serve e non intendiamo alimentarlo, anche per non svilire l’importanza dell’operazione alla quale stiamo lavorando, in trasparenza, nel solo interesse della città. Consapevoli di essere chiamati a fare il possibile per consegnare a Lucca il nuovo quartiere della manifattura che, per la prima volta nella sua lunga storia, sarà spazio aperto all’accesso di tutti”.

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