Rifondazione Comunista: “Le chiusure non si traducano in una catastrofe”

Il partito lucchese: "È tempo di tassare i grandi patrimoni e i profitti di chi in questi mesi ha guadagnato"

“Bisogna fermare il contagio, ma garantendo protezione sociale ai settori colpiti dalle chiusure e dalla pandemia.  Occorrono subito misure per affrontare l’emergenza sociale senza lasciare indietro nessuno”. Così Rifondazione Comunista di Lucca interviene sulle proteste dopo il decreto che ha chiuso o limitato alcune attività economiche.

“Accanto alla chiusura delle attività – dice – è necessario mettere in campo le misure di sostegno al reddito delle persone che vedono drasticamente ridursi le loro entrate e diventare improvvisamente incerto il loro futuro. Ma bisogna intervenire immediatamente, adesso non domani, affinchè la chiusura non si traduca in una catastrofe per i laboratori artigiani, per i piccoli negozi, per gli studi professionali. Occorrerà mettere in sicurezza, prima ancora delle stesse attività economiche, proprio le persone, i titolari e i dipendenti”.

“Per chi lavora nelle aziende medie e grandi – dice ancora il partito lucchese – può intervenire il meccanismo della cassa integrazione, puntualmente versata però, e non come adesso con ritardi di mesi e mesi. Ma per le situazioni che sono caratterizzate dal lavoro diretto del proprietario e da collaborazioni saltuarie ed occasionali occorrerà prevedere uno specifico “reddito” integrando, in modo serio, lo stesso reddito di cittadinanza previsto per chi non ha lavoro“.

“Insomma occorre procedere guardando prima le persone – conclude – Poi bisognerà sicuramente avviare un secondo livello di interventi, che permetta la sopravvivenza della piccola impresa in quanto tale. E per finanziare il reddito, bisogna prendere i soldi da chi ce li ha. L’intervento sui grandi patrimoni è ormai urgente. Bisogna tassare i grandi patrimoni e i profitti di chi in questi mesi ha guadagnato. Poi c’è il tema della riduzione delle spese militari, che nessuno prende in considerazione e che invece, in particolare durante una pandemia, dovrebbe essere il primo degli interventi”.

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