Mozione Fdi: “Un tavolo per il sostegno ai cittadini danneggiati dal covid”

L'atto in consiglio comunale: "La pandemia non si ferma con i coprifuoco"

Una mozione per impegnare il consiglio comunale di Lucca e la giunta “a promuovere, in tempi rapidi e nelle sedi opportune, un tavolo di lavoro ad hoc che veda presenti e rappresentate tutte le componenti” per il sostegno alle imprese economiche e al commercio danneggiato dal coronavirus. A presentarla è il gruppo consiliare di Fdi.

Ampia la premessa che si legge nell’atto, considerato necessario visto: “L’aumento dei contagi da Covid 19, con le conseguenti preoccupazioni in ordine alla tenuta del sistema sanitario nazionale, ha spinto Governo e Regioni a emanare provvedimenti restrittivi delle libertà individuali: di movimento, di riunione, di impresa, ecc; l’aumento della pressione ospedaliera potrebbe determinarne di ulteriori, fino ad un eventuale nuovo lockdown, nazionale o regionale – si legge nella mozione -. Al netto della coerenza di questi interventi e delle discutibili modalità di comunicazione degli stessi, non manca chi si interroga sull’impatto di queste misure sulla tenuta socio-economica del Paese, ed evidenzia la necessità di un bilanciamento che porti a ridurre i malati di covid, fortunatamente molti meno dei contagiati, senza aumentare disoccupazione e povertà. Ma la dialettica tra esigenze della salute e esigenze del pil, per quanto necessaria, è insufficiente e rischia di essere fuorviante: il punto non è salute contro Pil ma salute contro salute”.

“Le misure di distanziamento sociale – lockdown incluso – impattando pesantemente – si legge ancora nella mozione – sull’aspetto socio economico del tessuto cittadino pongono, alla luce dei recenti disordini avvenuti a Napoli, Torino, ed altri luoghi del Paese che presto potrebbero essere interessati da fenomeni analoghi di turbativa dell’ordine pubblico, l’urgenza anche da parte della nostra amministrazione comunale di farsi parte attiva per alleviare per quanto possibile la difficile situazione dei soggetti (cittadini) appartenenti categorie maggiormente penalizzate. La prospettiva che questo stato di cose duri fino a quando non sarà disponibile un vaccino efficace impone la considerazione di questo aspetto. A fronte della conclamata incapacità dei governi a tutti i livelli di adeguare l’organizzazione del sistema sanitario, di trasporto pubblico locale, scolastico, e via discorrendo, per rendere possibile la convivenza di una comunità con un virus il cui nocumento più nefasto è dato dalla pressione ospedaliera, si tornano a udire appelli a rinunciare a ciò che non sia indispensabile, a restare in casa, per salvare vite. Che cosa è indispensabile, chi lo stabilisce? Per carità una pandemia di questa portata ci ha preso in contropiede all’inizio ma forse non tutto quello che è accaduto sotto questo profilo era ed è inevitabile”.

“Oltre a una pandemia virale, abbiamo una pandemia di paura – sostiene Fdi Lucca -: paura del virus e paura alimentata dall’attuale clima sociale, comunicativo, economico, politico nonché dall’isolamento. L’isolamento sociale può uccidere, o comunque nuoce anch’esso alla salute. Non è vero che le relazioni umane non sono indispensabili. Sarà forse così per qualche esponente di governo, ma di isolamento (affettivo e sociale), depressione, disoccupazione, conseguente abuso di alcol e uso di droghe, suicidio, sedentarietà, si muore, esattamente come di covid. Tutto ciò non può essere negato o trascurato nel momento in cui si assumono le necessarie decisioni per fronteggiare la pandemia di covid: considerare solo la curva dei contagi o le proiezioni della pressione ospedaliera e della mortalità (quasi sempre con comorbilità) non è sufficiente”.

“Appiattire la curva per consentire agli ospedali di alleggerirsi dalla pressione inaspettata e prepararsi a nuove ondate – prosegue l’atto – si è reso forse necessario nello scorso inverno, ma, come si è visto, il distanziamento sociale non ferma il virus, ne rallenta solo la inevitabile diffusione, che non dipende dai comportamenti irresponsabili delle persone: la pandemia non si ferma davanti ai coprifuoco e alle altre restrizioni della vita sociale, economica, pubblica: pensare di farlo mettendo in pausa il mondo equivale ad ammazzare il paziente per arrestare l’emorragia. Perché la pandemia finisca sono necessari un vaccino altamente efficace e sicuro e una percentuale sufficiente della popolazione che abbia acquisito un’immunità duratura; e nessuno sa quanto tempo ci vorrà prima che sia disponibile un vaccino efficace né quanto tempo ci vorrà per produrne una scorta sufficiente e distribuirla a un numero sufficiente di persone”.

“È ragionevole che fino ad allora – si legge in una nota – ovvero per un tempo non prevedibile e potenzialmente molto lungo, debbano essere caldeggiate o imposte (per quanto pure con strumenti di cosiddette soft laws) misure di isolamento sociale, che finiscono col determinare lo stravolgimento del sistema d’istruzione, la sospensione delle attività di cura e supporto di disabili, l’impedimento di attività sportive con risvolti relazionali imprescindibili per bambini e disabili, il rallentamento ulteriore della giustizia di ogni ordine e grado, la chiusura o la significativa compressione di attività commerciali, financo la impossibilità di celebrare sacramenti o partecipare a indispensabili funzioni religiose (come pure è accaduto)? È ragionevole continuare a non considerare che se bambini e ragazzi non vanno a scuola e gli adulti sani non lavorano aumenteranno le morti per disperazione? È giusto far pagare agli studenti la incapacità di implementare i servizi di trasporto pubblico locale, magari utilizzando i mezzi e il personale dei tanti privati fermi? È giusto far pagare ai disabili – attraverso la solitudine, l’isolamento e la impossibilità di attingere a momenti di cura relazionale, sportiva compresa -, ai malati oncologici, ai soggetto a rischio di malattie cardiovascolari, ai pazienti psichiatrici e ai malati di depressione grave la incapacità del potere pubblico di migliorare in questi mesi l’organizzazione complessiva del sistema sanitario e di altri asset strategici della quotidianità? Possono forse essi morire di tutto purché non di Covid?”.

“Può sbrigativamente liquidarsi come non indispensabile, anzi colpevole e pericoloso, un pranzo in famiglia (grazie al cielo ne esistono ancora, e anche con più di 6 persone) – si chiede Fdi – la formazione in presenza e la vita di relazione dei ragazzi e disabili, l’attività di impresa di chi magari in questi mesi nonostante i danni del lockdown di marzo-maggio ha investito per tenere in piedi la sua attività e mettersi in regola con la convivenza col virus adeguandosi a ogni genere di protocollo? Se il Covid stressa oltremodo il nostro sistema sanitario, chi governa avrebbe già dovuto pensare in questi mesi a come rendere possibile la inevitabile convivenza con esso, adeguando all’emergenza pandemica il sistema sanitario, quello di trasporto pubblico, quello scolastico (reale, non virtuale). Orbene, a fronte della conclamata inazione sotto questi profili – testimoniata dalla mancata implementazione di posti letti (soprattutto di terapia intensiva) e di personale medico e paramedico, dal fallimento della app Immuni e dalla mancanza di contact tracer, dalle code per i tamponi ai mezzi di trasporto pubblico presi d’assalto – sono accettabili gli allarmi colpevolizzanti di diversi governatori? Ultimamente, è giusto, sotto il profilo sostanziale ancor prima che formale, imporre questi sacrifici – o un ennesimo lockdown, generalizzato, localizzato o mascherato che sia – ai cittadini, soprattutto ai più deboli?”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Lucca in Diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.