Concorsi per docenti, Cobas: “Un caos che doveva essere evitato”

Il sindacato lancia l'idea di un ricorso collettivo

“Dopo aver costretto gli uffici scolastici provinciali e le scuole a un duro lavoro per gestire le riaperture adeguandosi a linee guida arrivate con grave ritardo e per coprire le oltre 200mila cattedre vacanti in Italia (spesso con graduatorie piene di errori e con convocazioni poco trasparenti), la ministra Azzolina si è resa protagonista di una nuova scelta estremamente inopportuna confermando nel mese di ottobre le prove scritte del concorso straordinario per il ruolo“. Va con queste parole alla carica il sindacato Cobas.

“Un concorso che i Cobas da mesi proponevano per titoli di studio e servizio, trattandosi di precari storici con almeno 3 anni di servizio, quindi già in possesso dei titoli per l’insegnamento e con esperienza pluriennale acquisita sul campo, che mandano di fatto avanti la scuola pubblica italiana. Un concorso – si legge nella nota – che non sarebbe riuscito a tutelare nemmeno le situazioni più fragili come quella dei posti di sostegno, rispetto ai quali la volontà di ultra selezionare insegnanti già specializzati, congiunta all’esclusione di coloro che hanno maturato servizio ma privi del titolo specializzante, permetteva di contare, già prima di iniziare le prove, migliaia di posti che sarebbero rimasti scoperti“.

“Aldilà della volontà estremamente discutibile di sottoporre a tutti i costi a prove selettive personale già qualificato, competente e con esperienza, è risultata a tutti evidente l’impraticabilità di un concorso in autunno, quindi nel bel mezzo di un anno scolastico estremamente complicato per le scuole, alla ricerca disperata di spazi e personale e costrette allo stesso tempo ad allestire aule per lo svolgimento delle prove e a mettere a disposizione degli uffici
scolastici regionali insegnanti di ruolo per rivestire la carica di commissari”, dichiara il gruppo Cobas.

“La decisione di proseguire con lo svolgimento del concorso, ignorando il riaggravarsi della diffusione del Covid-19, ha portato a mettere a rischio la salute di migliaia di precari iscritti al concorso, costretti spesso a lunghi viaggi anche interregionali e a sostenere le prove in aule ben più affollate delle ‘dieci persone’ alle quali la Ministra ha più volte fatto riferimento – continua Cobas -. Inoltre molti docenti sono stati esclusi dalle prove, a causa di banali raffreddori o stati febbrili, ma anche di quarantene imposte per contatti con soggetti positivi“.

“Non solo non è stato bloccato o quantomeno rinviato il concorso alla fine dell’anno scolastico in attesa di tempi migliori, ma non è stata prevista nemmeno una prova suppletiva per tutti coloro che non sono riusciti a partecipare per motivi di salute o quarantene, scelta questa che espone il Ministero a ondate di ricorsi prevedibili e
legittimi. Tutto è proseguito fino a mercoledì scorso, quando l’ennesimo dpcm ha imposto la sospensione a data da destinarsi di tutti i concorsi pubblici e privati tra cui lo straordinario per il ruolo degli insegnanti. All’improvviso migliaia di precari, ormai in procinto di trasferirsi nelle rispettive sedi per sostenere le prove, hanno visto cambiare per l’ennesima volta le regole del gioco in corsa”.

“Un esito annunciato, che vedrà il Miur inevitabilmente oggetto di ulteriori ricorsi da parte di migliaia di precari e il tanto rivendicato concorso per prove bloccato e destinato a concludersi se mai si concluderà – prosegue la nota – in tempi biblici, allungando a catena i tempi di organizzazione ed espletamento delle prove del concorso ordinario e di quello straordinario abilitante“.

“Al caos concorso si aggiunge il caos posti Covid. Un organico aggiuntivo di 50 mila dipendenti tra personale Ata e docente (poi diventati 76 mila), creato solo ed esclusivamente per questo anno scolastico per l’emergenza Covid, ma che sarebbe stato opportuno aggiungere stabilmente agli organici delle scuole per eliminare il cronico e discusso fenomeno delle classi pollaio – dichiara Cobas -. Personale che è stato inserito nelle scuole a distanza di settimane dall’inizio delle lezioni per i tempi estremamente lunghi e farraginosi delle convocazioni dalle graduatorie provinciali e clamorosamente pure ridotto in corso d’opera. La motivazione è ai limiti del grottesco: il Tesoro si è accorto di non avere la copertura finanziaria per tale incremento di personale e il Miur ha intimato gli uffici scolastici di bloccare le assunzioni e addirittura la firma di contratti a lavoratori già entrati in servizio”.

“I primi fortunati firmatari dei contratti per posti Covid, i cui incarichi sono stati confermati e che grazie a un emendamento in extremis in Parlamento, si sono visti riconoscere il sacrosanto diritto al mantenimento del posto di lavoro anche in caso di chiusura delle scuole, hanno comunque riscontrato, al pari di colleghi impegnati in supplenze brevi, notevoli ritardi nel pagamento degli stipendi di ottobre, e in alcuni casi continuano ad attendere sempre più preoccupati avendo già prestato servizio per oltre un mese senza ricevere nessun pagamento”. Per rimediare a questo clamoroso fallimento non si può che fare un passo indietro“, attacca Cobas.

“Di fronte alle ingiustizie causate da un concorso dimezzato, ai sacrifici e ai rischi intrapresi da tutti coloro che hanno sostenuto o stavano per sostenere le prove, al grande bisogno di insegnanti stabili su ogni ordine e grado e ai diritti dei precari di veder riconosciuto il proprio diritto alla stabilità e alla dignità lavorativa chiediamo con forza – afferma Cobas –: l’immediata assunzione a tempo indeterminato di tutti i circa 70mila precari con tre anni scolastici di servizio, attraverso un concorso per soli titoli di studio e servizio; l’immediata assunzione di tutti coloro che hanno conseguito la specializzazione sul sostegno e la previsione di un percorso di assunzione e formazione sul sostegno per coloro che hanno maturato almeno tre anni di esperienza specifica; il raddoppio dei posti previsti per il concorso ordinario, in ragione dei numerosi pensionamenti previsti per i prossimi anni; l’immediato pagamento degli stipendi per tutti i supplenti attualmente in servizio; lo sblocco dei cosiddetti contratti covid inizialmente promessi alle scuole e poi non attivati e l’inserimento di questi nuovi posti all’interno dell’organico strutturale della scuola”.

“Nel frattempo invitiamo i colleghi ad aderire al ricorso per la mancata indizione delle prove suppletive scrivendo a ricorsicobas@gmail.com”, dice il gruppo

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