Multiservizi, domani lo sciopero nazionale dei lavoratori

"Servirà a stimolare tutele e diritti attesi di oltre 7 anni", afferma Fisascat Cisl

Uno sciopero nazionale quello nel settore multiservizi che domani (13 novembre), coinvolgerà circa mille lavoratori in provincia.

Sono gli ingranaggi fondamentali dei servizi essenziali, in questo periodo più che mai, come ad esempio sanità e supermercati –   sottolinea il segretario Fisascat Cisl, Giovanni Bernicchi – . Non stiamo parlando solo di personale  addetto a pulizie e sanificazione ma anche dei lavoratori del Cup, di quelli che all’interno dell’ospedale San Luca si occupano del trasporto pazienti, operatori con qualifica Oss che guadagnano 7 euro e 45 l’ora quando va bene, quelli incaricati del trasporto medicinali all’interno dell’ospedale. Di lavoratori e lavoratrici dei servizi in appalto di pulizia e sanificazione nelle scuole, tribunali, fabbriche, edifici pubblici e privati, che si espongono in prima linea per garantire l’accessibilità a questi luoghi. Ruoli diversificati e tutti strategici in questo periodo di pandemia, assolutamente funzionali anche per il lavoro di medici e infermieri. Eppure  – sottolinea Bernicchi – stiamo parlando di lavoratori, per il 70 per cento donne, la cui retribuzione è di sette euro lordi all’ora. Oltre il 70 per cento sono part time e quando va bene lavorano 20/30 ore settimanali altrimenti sono contratti da 15,18,20 ore la settimana”.

Questo sciopero servirà a stimolare tutele e diritti attesi di oltre 7 anni, da tutto questo tempo è infatti atteso il rinnovo del contratto nazionale. Purtroppo- conclude il segretario Fisascat Cisl Bernicchi – dalle associazioni datoriali fino ad oggi abbiamo ricevuto solo parole. Eppure se si fermano questi lavoratori si ferma il paese”.

“I loro carichi di lavoro sono sensibilmente aumentati e spesso hanno operato in condizioni di sicurezza precarie – si legge nella nota di Filcams, Fisascat e Uiltrasporti – All’aumento delle prestazioni richieste ha corrisposto un notevole aumento del fatturato delle imprese del settore che già era in espansione. La sanità è sicuramente l’esempio più lampante. Le lavoratrici ed i lavoratori hanno lavorato, e stanno lavorando, in condizioni di ovvio stress, garantendo, non solo pulizia e sanificazione, ma anche il trasporto di pazienti, farmaci e sangue, servizi Cup, e così via. Sempre fianco a fianco del personale sanitario. Intanto l’emergenza
è esplosa ancora più di prima e le retribuzioni dei lavoratori sono ferme ad oltre
7 anni fa. È inaccettabile. È una vergogna”.

“Domani – scrivono i sindacati – ci sarà la mobilitazione nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori
della sanità. Le nostre ragioni e le loro sono in parte le stesse: contratto e sicurezza. Per questo abbiamo deciso di essere insieme in presidio il 13 mattina davanti all’ospedale Versilia e davanti all’ospedale San Luca. Saremo insieme a sostenere le nostre e le loro ragioni. Per il rinnovo del Ccnl e per lavorare in sicurezza. Saremo insieme in solidarietà perché senza di noi e senza di loro l’Italia si ferma”.

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