Bolla covid a Barga, Remaschi non ci sta: “La Valle non è carne da macello”

L'attacco del sindaco di Coreglia: "Su 40 posti di medicina, 21 verranno trasformati in bolla Covid. È inaccettabile"

Reparti covid nell’ospedale di Barga, il sindaco di Coreglia, Marco Remaschi, torna a ribadire con forza la propria contrarietà.

Sanità, Remaschi contro Asl e Regione: “No ai reparti Covid negli ospedali della Valle”

 

Se togliamo i reparti di medicina generale ai piccoli ospedali dei territori periferici decretiamo la morte di questi stessi territori – attacca il sindaco – . Non possiamo permettercelo, in nessun modo. Torno ancora una volta – come faccio ormai da più e più giorni – sulla questione dell’ospedale San Francesco di Barga. E lo faccio in seguito alla conferenza sulla sanità di mercoledì scorso, alla quale ho partecipato e durante la quale sono intervenuto per ribadire la mia contrarietà a trasformare il reparto di medicina generale di Barga in bolla Covid. Dalla conferenza sulla sanità ho appreso molto chiaramente che quella che era una cosa che tutti sapevano, ma di cui nessuno parlava, è una realtà molto concreta e molto vicina dall’essere realizzata: su 40 posti di medicina dell’Ospedale San Francesco, 21 verranno trasformati in bolla Covid, mentre i restanti 19 saranno destinati alle cure intermedie”.

“Sapete cosa significa questo? Che la medicina generale, nell’immediato, non ci sarà più nell’Ospedale San Francesco di Barga e nel futuro, quando cioè sarà terminata l’emergenza Covid, i posti saranno fortemente ridotti, perché passeranno dagli attuali 40 a 21 – spiega Remaschi -. Ma non è tutto, perché pare che la bolla Covid del San Francesco non verrà predisposta esclusivamente per i pazienti Covid che hanno superato il momento critico della malattia, ma anche per coloro che provengono dal pronto soccorso (per esempio da Castelnuovo) e che quindi potrebbero aver necessità, da un momento all’altro, di cure che non sono disponibili in Valle, dove non esistono né terapia intensiva né subintensiva”.

“I cittadini della Valle del Serchio sono carne da macello? Per me è inaccettabile – tuona il sindaco -: ero e resto contrario a questa soluzione. Fronteggiare il problema Covid in questo modo significa indebolire fortemente le cure non-Covid e indebolire, restringere, le prestazioni sanitarie ai pazienti non-Covid, che frequentano il reparto di medicina del San Francesco (mediamente occupato per l’80/85 per cento) per patologie croniche e problematiche che vanno curate, gestite e tenute sotto controllo. La soluzione, ribadisco con forza, c’è e si chiama Campo di Marte: se il problema è quello di reperire personale aggiuntivo lo si dica chiaramente. La Regione e l’Asl devono a mio avviso perseguire qualsiasi strada possibile per assumere personale medico e infermieristico: questo è il nocciolo della questione, che richiede sforzi straordinari”.

“È necessario dare risposte ai cittadini a tutto tondo – continua – : la dirigente dell’Asl si è impegnata nel corso dell’ultima conferenza sulla sanità ad azzerare, entro domenica, il ritardo di 5000 tamponi che abbiamo su Lucca. Ad oggi il problema resta quello di sempre, con persone che aspettano i risultati da oltre 7 giorni. Bisogna passare dalle parole ai fatti, nel più breve tempo possibile. Questa situazione non è più sostenibile”.

“Concludo dicendo che capisco la necessità dell’Asl di trovare risposte all’emergenza Covid, ma non posso assolutamente condividere, nel merito, la scelta fatta, perché si va a indebolire la capacità di risposta assistenziale e sanitaria dei territori periferici. La conferenza zonale della Valle del Serchio – conclude Remaschi – deve categoricamente respingere questa soluzione. Dobbiamo tutelare la sanità. Che deve essere pubblica, per tutti e di tutti. Sempre, anche nei momenti di emergenza”.

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