Psi: “Ex Manifattura, sì al partenariato pubblico privato purché siano coinvolti gli immobili”

Il partito socialista di Lucca: "Il Comune apra a nuovi investitori"

“Riqualificazione dell’ex Manifattura, sì al partenariato pubblico-privato purché coinvolga gli immobili”. A sottolinearlo è il Partito Socialista Italiano di Lucca che torna a intervenire sulla vicenda.

“Va innanzitutto premesso che il Partito Socialista Italiano ha sostenuto convintamente e sostiene l’attuale maggioranza di governo della città, ma tale sostegno non può essere né è mai stato acritico; a maggior ragione non può esserlo a fronte di una proposta di project financing che, ove accolta, modificherebbe l’equilibrio urbanistico della città e bloccherebbe per decenni il suo sviluppo – si legge in una nota -. Il parternariato pubblico privato, laddove praticato con equilibrio, è senz’altro uno strumento utile al mantenimento e godimento del patrimonio pubblico: ma ciò quando i benefici e i costi della deprivazione temporanea dell’utilizzo dei beni della collettività sono funzionali alla pubblica utilità ed alla successiva restituzione dei beni nel pieno godimento pubblico, come del resto la legge prevede. Non è dunque certo uno strumento da demonizzare, quanto piuttosto da saper sapientemente utilizzare”.

“Il project financing proposto da Coima Sgr e Rocco e Puccetti Architetti, e dietro di essi dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, è invece – sostiene il Psi -, all’evidenza, una proposta che ci si dovrebbe guardar bene dall’accogliere, così come è stata formulata, in quanto difforme dai contenuti della normativa in materia. Esso infatti riguarda solo il rifacimento di parcheggi e piazze esistenti, escludendo completamente la riqualificazione degli immobili della ex manifattura, che verrebbero definitivamente e irrevocabilmente trasferiti nella proprietà di un fondo di investimento immobiliare, quale contributo economico che l’ente fornirebbe alla riqualificazione dei parcheggi e delle piazze. A parziale compensazione dei costi del rifacimento del pubblico sedime, l’amministrazione dovrebbe infatti trasferire la proprietà della porzione sud della manifattura senza alcuna garanzia di riqualificazione né tantomeno di destinazione a pubblica utilità, divenendo di essa proprietario un terzo, che si riserverebbe il diritto di decidere il quando e il come della eventuale ristrutturazione, in ragione di future ed ipotetiche occasioni di redditività. Così è scritto a chiare lettere nella proposta di convenzione con il Comune”.

“L’operazione – aggiunge il Psi – è dunque esattamente il contrario di una riqualificazione dell’area: nessun disegno complessivo, nessuna destinazione nè tempi certi, nessuna armonizzazione con l’intero tessuto cittadino, ma soltanto scelte, assolutamente incerte nel se e nel come, eventualmente assunte di volta in volta in funzione di occasioni di redditività. E’ evidente come, al di là delle difficoltà in cui la cessione della gestione dei posti auto per decenni porrebbe le casse comunali, già da molti evidenziata, non è di un simile disegno che la nostra città ha bisogno ed anzi esso è decisamente rischioso sotto il profilo della tenuta sociale, economica e culturale della città”.

“Non vi è poi bisogno – prosegue la nota – di spendere molte parole sulla evidente dannosità che sarebbe conseguente ai limiti alle scelte sulla mobilità e sui prezzi dei parcheggi, previsti nella proposta di project financing a carico della amministrazione: come è pensabile che si possa anche solo chiedere di precludere alla città, per oltre quarant’anni, di sperimentare forme di mobilità che consentano, come è doveroso, di evitare il ricorso alle auto, guadagnando in qualità dell’aria e vivibilità? Se l’amministrazione ritiene dunque di dover ricorrere a strumenti di parternariato pubblico privato per la riqualificazione degli edifici della ex manifattura, scelta assolutamente rispettabile, la modulazione di essi deve essere radicalmente diversa da quella oggetto della proposta di project financing della Fondazione”.

“Gli edifici della porzione sud della ex manifattura devono infatti andare a costituire parte integrante della proposta di parternariato pubblico-privato, di essi – si spiegano – devono essere proposte destinazioni che senz’altro consentano una adeguata redditività, ma che al contempo soddisfino l’interesse pubblico e siano coerenti con la tutela culturale. La riqualificazione degli immobili, che in un project financing non mutano la loro titolarità, deve entrare a pieno titolo entro la proposta, avere tempi e destinazioni certe, non certo essere rimessa a tempi e modi decisi dal privato. E’ ovvio poi che, all’esito del godimento da parte degli aggiudicatari del project e dunque esaurita la funzione di giusta remunerazione, gli edifici devono, come è connaturato ad ogni project financing, tornare nel pieno godimento dell’ente”.

“Se fosse la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ad essere interessata ad una simile proposta, essa non potrebbe – aggiunge il Psi -, attesa la sua natura di ente non profit, non rinunciare a mettere a reddito una porzione del bene da riqualificare, lasciando esso nel godimento diretto, fin dall’inizio, dell’ente pubblico. Diversamente verrebbe meno alla propria finalizzazione a scopi di utilità sociale per farsi esclusivamente strumento di speculazione immobiliare.  In ogni caso, la manifestazione di interesse recentemente pervenuta da Music Innovation Hub lascia intendere che possano esserci altri investitori interessati ad una riqualificazione della manifattura, mediante proposte di parternariato pubblico-privato. Il Comune convochi quanto prima i nuovi interessati, la cui qualificazione pare peraltro in linea con la vocazione principale della città e con la destinazione prevalentemente culturale del bene, e consenta loro di presentare una proposta organica di riqualificazione e di utilizzo dei beni. L’amministrazione consenta a sé stessa ed alla città di valutare e di scegliere. Se la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ha scelto una strada sbagliata per la città, altre strade possono e debbono invece essere coltivate. Se saranno migliori lo si potrà valutare solo all’esito di una organica proposta, ma è evidente che a tal fine è necessario che l’amministrazione manifesti il suo interesse. Dal canto nostro, noi non mancheremo, nei mesi a venire e non appena la situazione sanitaria lo consentirà, di promuovere incontri e dibattiti che consentano ai cittadini – alla luce di una piena informazione sulla condizione in cui versano gli immobili pubblici ancora da riqualificare – di valutare e confrontarsi circa le scelte di politica urbanistica necessarie per la nostra città, da effettuarsi in armonia le une con le altre ed in vista di un disegno strategico complessivo”.

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