Rifondazione Comunista aderisce alla mobilitazione per lo stop agli sfratti

Il partito lucchese: "La priorità è di evitare uno tsunami sociale ai danni delle famiglie più fragili"

Stop agli sfratti, Rifondazione Comunista si mobilita anche a Lucca.

“La crisi economica scaturita dall’emergenza Covid 19 – dice il partito – è giunta a un punto cruciale: la fine del blocco dei licenziamenti, previsto a marzo, e la fine del blocco dell’esecuzione degli sfratti rischia di far esplodere uno tsunami sociale: famiglie senza reddito e senza un tetto sulla testa: situazione assolutamente insostenibile e foriera di grandissime tensioni sociali se non rivolte”.

“Eppure poco si coglie nel recovery fund – dice la nota – e ancora meno nel nuovo governo che nasce sotto la guida di Draghi. Forse un’attenzione maggiore sul tema lavoro (ma mal interpretata, si prevedono aiuti a chi dovrebbe dar lavoro piuttosto che a chi perde il lavoro) ma meno che poco sul versante dell’emergenza abitativa. Il governo Conte aveva preso provvedimenti “tampone” per fronteggiare l’emergenza, ma nessun provvedimento strategico per risolvere alla fonte il bisogno. L’unico provvedimento serio era stato il blocco delle esecuzioni degli sfratti. Un blocco concesso per pochi mesi, e via via reiterato che arriva al 30 giugno“.

“Già al Senato – spiega ancora – c’era stato un tentativo di restringere drasticamente l’applicazione del blocco dell’esecuzione degli sfratti, ora con la partecipazione  della Lega al governo c’è da temere seriamente che nella conversione in legge del decreto milleproroghe, si trovi il modo di cancellare il blocco delle esecuzioni degli sfratti. Cosa succerebbe? Che entro un mese o due le famiglie in difficoltà economica si troverebbero scaraventate in mezzo alla strada perché private dell’abitazione. Niente è stato fatto in più di 20 anni, e ancora niente è stato fatto dopo la gravissima crisi economica esplosa in conseguenza delle misure restrittive adottate per fronteggiare la crisi sanitaria, e ora si può davvero pensare che sia socialmente tollerabile l’equazione perdi il lavoro = perdi la casa?”.

“Le organizzazioni dell’inquilinato Sunica, Sicet, Unione Inquilini, Asia, Uniat Conia – dice ancora Rifondazione – hanno previsto per oggi (16 febbraio, ndr) una giornata di mobilitazione con presidi organizzati sotto prefetture, Comuni e Regioni. Con convinzione Rifondazione Comunista aderisce alla giornata di mobilitazione partecipando anche con la presenza dei propri sportelli casa. Non solo siamo convinti che il blocco degli sfratti non debba esser in alcun modo cancellato ma al contrario pensiamo che debba essere prorogato fino alla realizzazione di un piano straordinario casa. Le soluzioni ci sono: è possibile ampliare sensibilmente il parco degli alloggi pubblici riconvertendo velocemente il patrimonio pubblico (a qualunque titolo pubblico) compatibile con la residenza. Senza consumo di suolo è possibile avviare in pochi mesi programmi di riqualificazioni di aree urbane a partire dal ritorno della residenza per alloggi popolari, social housing e affitti calmierati. Prorogare il blocco delle esecuzioni degli sfratti facendo distinzione tra i piccoli e piccolissimi proprietari (dalla grande proprietà immobiliare che vuole continuare a speculare), concedendo aiuti e detassandoli subito per gli affitti non percepiti”.

Nessuno cada nella trappola di Salvini che invoca la difesa del proprietario di un unico appartamento (che non può rientrare in possesso del suo unico bene) – conclude la nota – per proteggere invece gli interessi della speculazione immobiliare. La priorità oggi è quella di evitare lo tsunami sociale che nascerebbe dalla scelta di scaricarsi dalle responsabilità nei confronti delle famiglie più fragili, colpite dalla perdita del lavoro o ridimensionamento del reddito e magari anche dalla perdita dell’alloggio. Non si può scaricare sui più deboli la soluzione di un’emergenza abitativa che colpevolmente i governi hanno ignorato da diversi decenni”.

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