Ringhiere sulle Mura, Colucci: “Bene nell’interno ma non su bordi esterni di baluardi e cortine”

L'esponente dei riformisti per Italia Viva: "Dove non siamo d’accordo con la giunta Tambellini è anche sulla trasparenza di questi progetti"

“Concordiamo con la proposta della giunta Tambellini sulla necessità di ringhiere nei punti più pericolosi nella parte interna delle Mura ma allo stesso tempo siamo contrari a ogni intervento sui bordi esterni di baluardi e cortine e sul metodo di compartecipazione della città a queste scelte”. Così Francesco Colucci dei Riformisti per Italia Viva commenta il progetto di riqualificazione delle Mura urbane.

“Per quanto riguarda la parte interna – spiega – già in alcuni tratti esistono le ringhiere, non vediamo il problema ad estenderne alcune, in altri tratti giudicati pericolosi e lo sono. Per la parte esterna invece non siamo favorevoli a nessun intervento se non di segnaletica, anche se la proposta fatta da Alessandro Sesti, una quindicina di anni fa, a me allora presidente dell’Opera delle Mura, mi sembrava e mi sembra interessante, rientrando fra le opere di segnalazione pericolo e non di barriera”.

“Siamo anche d’accordo che in alcuni baluardi e non solo, vi siano dispensabili lavori di definizione più netta dell’inizio dei bordi esterni sopraelevati, con tagli perpendicolari degli stessi, non escludendo neppure, in qualche caso, la realizzazione di un piccolo muretto di contenimento, all’interno, come già presente in alcuni tratti delle Mura – va avanti Colucci -. Mattoni dell’epoca non mancano nei magazzini comunali frutto delle demolizioni di Casermette preesistenti, nel corso dei secoli. Dove non siamo d’accordo con la Giunta Tambellini è sulla trasparenza di questi progetti. Perché non discuterli prima, pubblicamente, con l’esposizione di cartelloni, plastici, di come verrà l’intervento finito”.

“Spesso i cittadini protestano perché non vi è chiarezza nelle proposte e hanno buon gioco i populisti che fanno di ogni erba un fascio – conclude Colucci -. Ammantare ogni provvedimento importante sulla città di una riservatezza pelosa finisce per far pensare che ci sia qualcosa sotto di innominabile e provoca paure e preoccupazioni. Pensiamo anche alla vicenda della Manifattura: se la proposta presentata a inizio 2020, fosse stata gestita, in prima persona dal Comune, con chiarezza e condivisione in ogni passaggio successivo, non inseguendo l’attivismo dell’invadente Fondazione CrLucca, forse sarebbe stata accettata con entusiasmo e non respinta, con sdegno, dai più”.

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