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Baronti: “Gli assi viari? Un progetto ormai anacronistico”

L'esponente di Sinistra Italia: "Quello che va proposto oggi è una grande metropolitana di superficie"

“Mallegni, Marchetti e Marcucci, due sono di Forza Italia uno del Pd, tutti e tre sono sostenitori della vecchia, anacronistica, cultura novecentesca della mobilità fondata sul primato assoluto dell’auto privata e del trasporto delle merci su gomma. Loro, le autostrade e gli assi viari se le sognano anche di notte. Si sono ritrovati insieme nella commissione parlamentare delle opere pubbliche e tutti e tre hanno votato per inserire gli assi viari di Lucca nell’ambito del def in Italia Veloce ovviamente, lo hanno fatto nell’interesse della città di Lucca e addirittura si sono autodefiniti i rappresentanti della parte più aperta e proiettata al futuro della città”. Lo dice usando l’ironia Eugenio Baronti di Sinistra Italiana, che insiste: “Non demordono – afferma -, da oltre 30 anni ripetono come un disco rotto che per il futuro e lo sviluppo economico dell’area lucchese sono strategicamente fondamentali i nuovi assi viari e ora che c’è il governo dell’indecorosa ammucchiata, tutti insieme appassionatamente ci riprovano ancora, per l’ennesima volta, non si danno per vinti”.

“Transizione ecologica, per loro, è uno dei tanti slogan, vuoto di senso – sostiene Baronti -, utile solo per infarcire qualche intervento in un qualche convegno o in qualche comizio elettorale, perché l’ecologia oggi fa ascolto, perfino la pubblicità la utilizza a piene mani, e se ne parla perfino nei salotti, ma poi, quando si fa sul serio, per loro, il cuore dello sviluppo rimane quello di sempre. Riproporre oggi, nel pieno di una crisi ambientale e dei cambiamenti climatici, con una Piana che rischia l’asfissia e sfora di continuo i limiti di legge di concentrazione delle polveri sottili è semplicemente una follia, significa essere fuori dal mondo e ignorare completamente che una parte consistente della grande sfida della transizione ecologica si gioca proprio nel costruire una nuova cultura e un nuovo modello di mobilità delle merci e delle persone per il ventunesimo secolo, non a caso, rappresenta la voce di finanziamento più consistente della Next Generation Eu”.

“Una grande quantità di risorse finanziarie – va avanti – per avviare un processo di progressivo sviluppo di tutte le forme alternative di mobilità urbana ed extraurbana. Oggi la tecnologia ci offre possibilità trent’anni fa inimmaginabili, la pandemia ci sta insegnando che tanti lavori possono essere fatti da casa evitando inutili spostamenti e questo alla lunga porterà profondi cambiamenti, si invertirà la tendenza alla concentrazione delle persone nelle città e rivedremo rinascere e rifiorire anche piccoli paesi delle nostre colline, abbandonati a partire dai primi anni ’60 del novecento quando il desiderio più grande era quello di abitare vicino alla fabbrica. Invece di nuovi assi viari, servono investimenti per portare una buona e veloce connessione ovunque per superare il cosiddetto digital divide nelle aree periferiche e montane. Il piano della mobilità per la transizione ecologica dovrà partire da una attenta analisi dell’attuale domanda di mobilità, e dovrà mettere in campo tutte quelle iniziative per modificarla attraverso una rimodulazione degli orari delle diverse attività e servizi per evitare le cosiddette ore di punta che creano caos, stress e rallentano all’inverosimile i tempi degli spostamenti; dovrà sviluppare una rete di piste ciclabili in sicurezza per creare collegamenti tra le diverse zone d’interesse e di attrazione pubblica. A livello nazionale dovrà essere potenziato il trasporto su ferro e l’utilizzo delle grandi vie del mare, nella Piana dovrà essere rilanciato lo scalo merci ferroviario del Frizzone e creare i tronchetti ferroviari per portare i treni nelle grandi cartiere e imprese”.

“Per la mobilità del futuro – afferma Baronti – c’è bisogno sicuramente anche di una grande opera strategica, ma non sono certo gli assi viari, bensì un sistema di tranvie elettriche o metropolitana di superfice, per il collegamento Est Ovest e Nord Sud nella Piana di Lucca. Ormai la Piana è diventata una grande città diffusa e la città murata di Lucca è il suo centro storico naturale, il centro di maggiore attrazione d’interessi diversi. L’impatto sociale ed ambientale di una simile opera è estremamente più ridotto rispetto a due grandi nastri di asfalto che tagliano in due la Piana. Iniziare la transizione realizzando le linee di collegamento lungo le direttrici più popolose per poi potenziarlo ed estenderlo secondo le necessità di un mondo in continua evoluzione e cambiamento. Queste iniziative permette non solo di ridurre le emissioni, il numero delle auto in circolazione ma permette, soprattutto, di liberare i centri storici dalle auto, riqualificare le periferie creando aree pedonali per migliorare la qualità della vita di tutti. Il mondo sta cambiando a ritmi veloci ma i nostri tre moschettieri non se ne sono accorti, pensano e agiscono come se fossero ancora nel vecchio secolo, qualcuno gli svegli e li riporti alla realtà”.

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