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Guidotti (Pd): “Le persone al centro per un nuovo modello di sviluppo”

Lucca dopo il Covid, accorato intervento del capogruppo Dem al consiglio comunale dedicato al dibattito dopo l'assise aperta

Il capogruppo del Pd, Roberto Guidotti, guarda al futuro. Lo fa in un intervento accorato nel consiglio comunale che ha affrontato il tema di Lucca dopo il Covid. Lo riceviamo e pubblichiamo nella sua interezza. 

Per prima cosa voglio ringraziare tutte le persone che hanno accettato di partecipare al consiglio del 25 febbraio con la loro presenza e i loro contributi, e voglio anche ringraziare il consiglio per tutti i gli interventi e i contributi che sono stati frutto della discussione.
Noi che abbiamo il compito di governare questa città ognuno per le proprie deleghe stiamo provando a dare quelle risposte che in questo momento riteniamo siano necessarie, sono quelle giuste? Sono sufficienti? Senza dubbio si può fare sempre di più ma vi garantisco che ce la stiamo mettendo tutta.

Devo ammettere che Lucca dopo il Covid mi fa un po’ strano, perché nonostante il Consiglio quella che sarà la Lucca dopo il Covid non lo sapremo. In merito a questo consiglio da subito ho dichiarato le mie perplessità, per la tempistica, per la modalità, ma soprattutto per la situazione in essere. Situazione che purtroppo dal giorno del consiglio ad oggi è sempre peggiorata, a livello locale, a livello nazionale, a livello europeo e a livello mondiale.

Mi scuserete quindi se il mio intervento non sarà incentrato alla nostra realtà, ma oltre le nostre meravigliose mura, e agli insegnamenti che sarebbe bello cogliere da questa situazione, e… anche se il momento non è dei migliori dobbiamo sforzarci, guardare avanti ed essere ottimisti. Essere ottimisti significa, tra le altre cose, cercare il lato positivo di una realtà che appare particolarmente avversa e ostile, se non addirittura catastrofica come in questo frangente, oppure avere fiducia nell’evoluzione positiva di una vicenda.
La “ricerca del lato positivo” è quello che ho sempre ritenuto opportuno fare, in molte situazioni attraversate nel corso dei vari decenni che mi lascio alle spalle.

Oggi, alla luce di quanto sta accadendo a causa del subdolo virus che ci ha assediato, riesco, anche se con molti dubbi, ad esercitare il mio ottimismo solo per quanto riguarda il primo significato. E parlare di dubbi, già oggi, è un eufemismo. Veniamo allora al lato positivo, che dovrebbe essere colto da tutti noi uomini della strada ma, in particolare, da chi ci guida, da chi si propone di guidarci, da chi teorizza modelli di sviluppo del genere umano per i secoli a venire. Sì, del “genere umano”.
Questo dovrà essere, da ora in poi, il soggetto sul quale impostare i modelli di sviluppo. Non hanno funzionato le teorie e gli algoritmi che hanno permesso la crescita di alcune aree geografiche, di alcuni popoli, di alcuni ceti sociali, di alcune categorie economiche, a scapito indiscutibile di altre.

Non ha funzionato! Non ha funzionato ed i nodi sono arrivati al pettine. Per la verità si erano già avvertiti da tempo, in varie situazioni minimizzate o addirittura disconosciute da chi tiene le redini dei popoli preminenti. Non è più possibile che ognuno protegga solo il proprio orticello, il proprio paesello, la propria regione, il proprio continente, è necessario fare un passo avanti, un immenso passo avanti culturale ed esistenziale. Bisogna espandere il concetto del “siamo sulla stessa barca” al “siamo sullo stesso pianeta”, e questo ce lo sta insegnando il nostro “caro” virus. I muri non servono a niente. I confini possono servire a delimitare aree per fini amministrativi e gestionali, a mantenere le storiche specificità culturali e tradizionali, ma mai più per scopi di divisione con mire di sopraffazione. 

Siamo tutti sullo stesso pianeta. Le risorse, che dal pianeta derivano, devono essere reinvestite nel pianeta, tutto, e nel genere umano che lo abita, tutto. Le disparità che sono state create, ad arte, tra continenti, stati, popoli, classi sociali, individui, non hanno senso di esistere in queste proporzioni esasperate. Ci sembra proprio normale che alcuni stati non abbiano le risorse minime e che si debba ricorrere alla benevolenza dei vari nababbi mondiali che, bontà loro, si offrono volontari per aiutare il genere umano? Ma è normale che nelle tasche di quei pochi individui si siano concentrate le ricchezze del pianeta? Secondo il mio modesto parere: no!

È una conseguenza di un sistema che non ha funzionato, ovvero, ha funzionato anche troppo bene in base agli obiettivi di chi ha scientemente progettato questo modello di sviluppo, ma ora basta, è arrivato il momento di cambiare rotta. Questo è quello che di positivo dovrebbe averci fatto capire il nostro “caro” virus, e non solo lui. Una volta che lo avessimo capito dovremmo cercare di individuare le strade per cambiare rotta.  Alternativamente a questo scenario, ormai provato e riprovato, dovremmo poter affidare il futuro dei nostri figli ad un nuovo modo di pensare, popolare, globale, attualmente inesistente, che si prefigga obiettivi globali per il genere umano, nel suo insieme totale ed a lungo termine; senza preoccuparsi delle prossime insignificanti elezioni più o meno locali. Un movimento di coscienze che ponga attenzione ai problemi ambientali e sociali, che indirizzi la ricerca delle risorse nella sproporzionata disuguaglianza economica e sociale, che promuova l’uguaglianza delle persone. , le persone dovranno essere il punto focale di un nuovo modello di sviluppo, non il profitto.

Il livello di qualità della vita delle persone, tutte, dovrà essere il nuovo termometro della situazione, non il Pil.

Nella qualità della vita, tra le molte altre cose, ci stanno, la libertà, l’ambiente, la salute, l’equità, la dignità, le scelte, la serenità, l’inclusione, la cultura, la socialità.

Nella Lucca dopo il Covid ci deve essere un cambio di passo anche da parte nostra che abbiamo responsabilità pubblica, essere capaci di aprire nuovi orizzonti, non limitarci alle nostre misere contrapposizioni, ma essere inclusivi e soprattutto attenti e concentrati sulla salute e su i bisogni dei nostri concittadini.

E allora ribaltiamo la situazione e apriamo la mente a nuovi possibili scenari, preziosi per chi intende condividere e promuovere i tanto demonizzati ideali, avversi a chi continua a difendere solo limitati interessi.

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