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Acconciatura ed estetica, Fratelli d’Italia raccoglie il grido d’allarme del settore

Frigo: "Chiusure ingiustificate e ristori insufficienti per chi si è messo in regola fin da subito"

Acconciatura ed estetica, Annamaria Frigo (Fratelli d’Italia) commenta la situazione del settore costretto a nuove chiusure dalle zone rosse.

“Ad un anno da marzo 2020 – dice la presidente del circolo I Borghi di Lucca e responsabile di Fdi Lucca dei rapporti con il commercio – la disattenzione del governo nei confronti delle imprese di acconciatura ed estetica è diventata intollerabile. Eppure il settore genera in Italia oggi un fatturato di 10,5 miliardi di euro, un valore che raggiunge i 33 miliardi se si considera l’intera filiera. Sono sempre più incomprensibili le disposizioni contenute nel decreto del 2 marzo relative alle zone rosse che hanno confermato la chiusura dei centri estetici e addirittura revocato l’autorizzazione all’apertura dei saloni di acconciatura. L’attuale decreto legislativo sostegni, che sembrava dovesse risolvere le chiusure forzate del governo, delude le imprese, con ristori insufficienti che non basteranno nemmeno a coprire i costi fissi e non per tutti“.

“Estetiste e parrucchieri – dice Frigo – hanno applicato alla lettera i protocolli di sicurezza indicati dalle Regioni e dal governo (protocolli più stringenti di quelli previsti per altre categorie), hanno investito risorse per garantire la sicurezza dei loro clienti ed oggi si ritrovano nella stessa situazione di 12 mesi fa: serrande abbassate e chiusura totale. Eppure lavorando su appuntamento, non generando nella maniera più assoluta assembramenti, hanno garantito di non rappresentare fonte di contagio. Allora perché ancora le chiusure? Le associazioni di categoria unitamente a Cosmetica Italia (Associazione nazionale delle imprese cosmetiche) chiedono spiegazioni valide da parte del comitato tecnico scientifico per accettare norme così penalizzanti. I servizi alla persona devono essere equiparati ad altre attività che restano aperte perché ritenute di prima necessità. In un momento così difficile per tutti noi, il benessere psicofisico è fondamentale e la cura della persona è una necessità basata su un rapporto fiduciario con la propria estetista o il proprio acconciatore”.

La preoccupazione per la situazione sanitaria si affianca dunque a quella per la crisi economica che le imprese di estetica e acconciatura fronteggiano ormai da un anno e che farà sicuramente registrare ancora più chiusure di imprese e attività commerciali di quanto già registrato – dice Frigo – oltre a far aumentare il fenomeno dell’abusiviasmo. Con la rischiosa conseguenza che, proprio a causa degli abusivi che operano indisturbati, senza rispettare alcun tipo di protocollo o misura di sicurezza, il virus possa diffondersi largamente e con rapidità. I trattamenti in casa o presso locali abusivi fanno correre alla clientela pericoli seri per la salute, senza sanificazioni e sterilizzazioni che sono invece la norma delle attività autorizzate”:

“Le imprese regolari – dice ancora -s tanno dunque facendo i conti con una drammatica situazione finanziaria, dopo aver perso in media quattro mesi di fatturato nel 2020, e non riusciranno a resistere ancora per molto se le chiusure continueranno a intermittenza, impedendo qualunque programmazione. Nel 2020 il 94% delle imprese di acconciatura ed estetica ha registrato una perdita media di fatturato pari al 25% rispetto al 2019. Di queste imprese solo una su cinque potrebbe ricevere i nuovi contributi a fondo perduto previsti dal decreto sostegni se fosse mantenuta l’attuale soglia del 33%-30% di perdita del fatturato. In tal caso, per le imprese si profilerebbe, oltre al danno, la beffa di non vedersi riconosciuto il risarcimento. Oltre dunque il superamento dei codici Ateco, è assolutamente necessario eliminare la rigidità della soglia della flessione del fatturato, introducendo ad esempio il meccanismo di decalage che prevede la progressiva riduzione del contributo in relazione all’andamento del fatturato, ampliare il periodo di riferimento sul quale commisurare gli indennizzi, ben oltre le media di un singolo mese e concentrare i ristori sulle imprese più piccole maggiormente colpite dalla pandemia“.

“Da non dimenticare inoltre – conclude – l’impatto occupazionale negativo che il protrarsi delle misure restrittive potrebbe avere, mettendo a rischio più di 130mila addetti (il 54 per cento degli occupati sono donne)”.

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