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Manifatturiamo Lucca: “Quartieri social a San Concordio, si eviti lo scempio della piazza coperta”

Il gruppo: "Difendiamo gli spazi verdi: vogliamo un quartiere più bello e vivibile"

“Senza tener conto dei suggerimenti e della contrarietà degli abitanti del quartiere, l’amministrazione comunale ha dato l’avvio ai lavori dei progetti Quartieri Social finanziati con 12 milioni di euro di fondi ministeriali”. Così interviene Manifatturiamo Lucca sul tema degli interventi a San Concordio.

“Per ricavare qualche parcheggio in più – dicono dal gruppo – è stata fortemente ridotta la grande aiuola di piazzale Aldo Moro e sono stati abbattuti alberi sani. Si prospettano nuovi abbattimenti di alberi al parco della Montagnola, un piccolo e prezioso bosco urbano ricco di biodiversità, per far posto ad una galleria coperta che dovrebbe collegare piazzale Aldo Moro con la zona umida dei Chiariti vicino all’Esselunga, passando per i campi: un’altra colata di cemento irreversibile, suolo perso per sempre, una strada larga 4 metri e lunga 300 coperta da una tettoia in acciaio: che senso ha?  Il terreno libero immagazzina la Co2, drena l’acqua, la conserva ed alimenta il verde, se il suolo è cementificato l’acqua non può defluire e intasa le condutture, provocando allagamenti: vedere per credere”.

Il parco Saharawi, nella traversa 1 di via della Formica – prosegue Manifatturiamo – è stato già cementificato in modo definitivo con colate di cemento che ne hanno coperto 1500 metri quadri su 4800, distruggendo una piccola area umida e un laghetto naturale che si creava spontaneamente in una depressione del terreno. Inoltre, senza alcuna lungimiranza, i giochi in legno sono stati sostituiti con giochi di metallo e materiali sintetici e posti su suolo pavimentato a tutto sole: sarà impossibile portarci i bambini con le alte temperature estive. È preoccupante anche il progetto di costruire una nuova scuola in un parco di via Nottolini, a circa 300 metri dalla scuola di Sorbano e a neanche un chilometro dal grande plesso di San Concordio. Serve davvero una scuola nuova in questo quartiere? Ulteriore cementificazione in un parco pubblico, ancora consumo di suolo e riduzione del verde”.

“Lo scempio maggiore – dicono da Manifatturiamo – però è quello che si sta perpetrando nell’area ex Gesam, sempre a San Concordio. Su un’area di 3600 metri quadri ne verranno occupati 2400 con un parcheggio seminterrato e con un edificio alto 16 metri, più alto dei palazzi Iffi, e altri 1000 metri quadri saranno occupati da strade, piazze pavimentate, scale, scivoli e rampe per il parcheggio e vasconi di cemento. L’unico verde presente sarà costituito da arbusti e alberelli che non verranno piantati in terra ma in grandi vasche di cemento. La chiamano Piazza coperta: in questo modo i resti dell’antico porto della Formica e del vecchio gasdotto verranno persi per sempre”.

“La nostra proposta è quella di ristrutturare un bell’edificio già esistente, il chiesone – prosegue la nota – bene di proprietà comunale e vincolato come bene architettonico, destinandolo ad attività culturali e sociali per il quartiere. Inoltre sarebbe opportuno salvaguardare e valorizzare i resti archeologici presenti nell’area e dedicare a verde il restante terreno.  Vogliamo un parco per mitigare le alte temperature e purificare l’aria inquinata, un altro polmone verde per la nostra città e soprattutto per il quartiere che è uno dei più densamente popolati, strozzato dal traffico, con problemi idrogeologici, dove si calano dall’alto progetti faraonici, però non si trova la maniera di installare le pensiline alle fermate degli autobus, nonostante anni di inutili richieste”.

“Evidenziamo anche – prosegue Manifatturiamo – che nessuno sembra supervisionare i lavori: infatti con superficialità e incompetenza è stata rimossa la storica fontana di via Nottolini per far posto ad una costruzione in mattoncini avulsa dal contesto e disfunzionale. Nel piazzale Aldo Moro i marciapiedi sono stati sfatti e rifatti almeno tre volte, una volta perché si erano dimenticati gli scivoli per i disabili. I primi alberelli piantati nel parchino Saharawi sono stati sostituiti perché abbandonati e lasciati morire“.

“La logica dei finanziamenti per bandi su progetti scollegati dalle reali esigenze della gente – conclude – fa sì che si spendano soldi pubblici, cioè nostri, su progetti a volte inutili, invasivi e calati dall’alto, mentre non si tiene minimamente di conto della necessità di una programmazione urbanistica funzionale, sostenibile, ecologica e veramente partecipata. Difendiamo gli spazi verdi: vogliamo un quartiere più bello e vivibile”.

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