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Manifatturiamo: “Impediamo il furto di un bene pubblico”

Il gruppo analizza la nuova risposta del Comune alla proposta di project financing: "Lucca non ha bisogno di un progetto fumoso che prevede alloggi privati, uffici, negozi e parcheggi"

“Impediamo il furto della manifattura”. È questo lo slogan del gruppo Manifatturiamo alla vigilia di un nuovo consiglio comunale che affronta il tema della riqualificazione dell’area. 

“In questi ultimi giorni – dicono – la vicenda Manifattura è stata segnata da tre fatti importanti: una delibera di giunta, con numerosi allegati, contenente proposte di modifiche ulteriori al progetto Coima; il siluramento dell’assessore Marchini, reo di avere più di un dubbio su tale progetto tanto da non presentarsi alla riunione della Gìgiunta comunale;  la consegna all’ufficio protocollo del Comune di Lucca di una richiesta di sospensione del progetto e l’attivazione di un percorso di processo partecipato, sulla base della legge regionale 46/2013, presentato da Legambiente, Italia Nostra e da altre 19 realtà associative, sindacali, ambientaliste, comitati locali, tra cui ovviamente Manifatturiamo, che in questi anni si sono opposti ai progetti di cementificazione e di privatizzazione di patrimoni e spazi pubblici che hanno investito la città di Lucca“.

“Alla luce di queste novità – dice la nota – Manifatturiamo intende precisare che, con la delibera di giunta, il Comune di Lucca ha praticamente formulato la quarta proposta da sottoporre ai proponenti, cioè Coima e Rocco & Puccetti, da cui si attende in tempi brevi una risposta definitiva. Le modifiche più importanti, consigliate da un nucleo di valutazione formato da tecnici, consistono in una perizia (stavolta giurata) sul valore economico di 3,2 milioni attribuito al complesso della manifattura Sud, la gestione operativa dei parcheggi che ritorna alla Metro srl, e la garanzia che al Comune spetti una redditività minima, da incrementare in caso di maggiori ricavi. Inoltre le piazze devono rimanere aperte al pubblico, vengono ripristinate le tasse sull’uso di suolo pubblico e il controllo dell’amministrazione sulla gestione degli eventi. Viene poi lanciato un appello a Wolters Kluwer (ex Tagetik) affinché affitti parte dell’immobile anche nel caso in cui le tempistiche si allunghino. La Fondazione Crl, che mantiene un ruolo opaco e ambiguo, minaccia apertamente il fallimento del progetto se Wolters e Kluwer non consentirà lo sforamento dei tempi. La presentazione dell’ormai quarta proposta, da dove scaturisce? Dalla presa d’atto del fallimento delle prime tre, criticate ferocemente e in modo inoppugnabile da studiosi, urbanisti, esperti indipendenti per il carattere del project financing e del sicuro danno erariale che ne sarebbe derivato al Comune; dalla crescita di un’estesa mobilitazione sociale, politica e culturale, contraria alla svendita della Manifattura e critica verso la mancata trasparenza dell’operazione; dalla paura di guai giudiziari per l’amministrazione, che ha fatto sentire l’esigenza di costruire uno schermo a difesa dell’amministrazione stessa“.

“Con la critica argomentata e inattaccabile, la corretta informazione e la mobilitazione nelle piazze – dice Manifatturiamo – abbiamo evitato guai peggiori per le casse comunali, anche se rimangono ancora, comunque, zone d’ombra e di assoluta mancanza di trasparenza in tutto il procedimento che ancora non si è concluso. Diventa sempre più palese il fatto sostanziale: il Comune e i suoi partner vogliono sottrarre la manifattura alla città, magari in modo più raffinato, e i cittadini dovrebbero pure ringraziare (si vedano gli ultimi interventi sulla stampa del gruppo politico Sinistra con e dell’assessore Mammini). Come può accettare la città di Lucca che la manifattura sia privatizzata, svenduta a Coima o a un fondo chiuso di diversi soggetti privati, con un progetto fumoso ma che prevede alloggi privati, uffici, negozi e parcheggi o, in alternativa, il nulla? Lucca ha bisogno di questo?

“Noi di Manifatturiamo – conclude la nota – combattiamo per la proprietà e la gestione pubblica della manifattura, al servizio della città. Le soluzioni alternative ci sono: dal reperimento di finanziamenti pubblici (attualmente disponibili) alla progettazione e realizzazione di servizi per la città e per chi ci vive. La manifattura non è un semplice e banale contenitore, è un bene pubblico storico e culturale e come tale deve essere trattato. Qualcuno ha detto che questo è il momento delle scelte: è vero. Scelte a difesa del patrimonio e degli spazi pubblici rimasti, o a favore di privatizzazioni e mercificazione delle città? Decementificazione e tutela del verde, o ulteriori colate di cemento, come a San Concordio, come il progetto degli assi viari nella Piana, voluti dal centrodestra e dal centrosinistra? Prevenzione territoriale e valorizzazione della sanità pubblica, o sua penalizzazione e diffusione del disagio?  Risorse per le scuole e assunzioni, o classi pollaio e studenti nei container? Allarghiamo la piattaforma, unifichiamo le lotte. Nei prossimi giorni Manifatturiamo chiamerà ad un’ampia mobilitazione tutte le forze e tutte le realtà sociali per costruire dal basso un ampio fronte di resistenza civile, per fermare il progetto e pretendere l’attivazione del processo partecipato. Su la testa, unire il basso, nemico in alto, impediamo i furti”.

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