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Fantozzi (Fdi): “Dobbiamo ripartire dai borghi, vanno ripopolati con incentivi fiscali”

Incontro online organizzato dal consigliere regionale: "Le aree periferiche possono diventare centrali”

Le aree interne, specie dopo casi di maltempo, scontano una mancanza di servizi di base inaccettabile nel ventunesimo secolo. Sono già allo studio iniziative per facilitare la permanenza o perché no il ritorno in borghi o piccole realtà abbandonate che, invece, vanno ripopolate con misure di incentivazione fiscale, con sistemi di comunicazione adeguati, con la riscoperta dell’importanza di antichi mestieri legati alle tradizioni o delle botteghe storiche”. Sono queste le dichiarazioni del consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Vittorio Fantozzi, vicepresidente della commissione aree interne.

Domani (22 aprile), alle 18,30, in diretta sulla pagina Facebook del consigliere Fantozzi, si svolgerà la presentazione del libro Borgo Italia, curato da Clemente Ultimo, redatto da autori vari ed edito da Eclettica Edizioni in collaborazione con l’istituto Stato e Partecipazione. L’incontro, moderato dal giornalista Andrea Pannocchia, prevede gli interventi di Clemente Ultimo, di Francesco Carlesi dell’istituto Stato e Partecipazione, dell’editore Alessandro Amorese, di Gian Piero Joime, uno degli autori, dei dindaci di Chiesina Uzzanese Fabio Berti e di Pistoia Alessandro Tomasi. “Il libro – spiegano i promotori – riflette su alcuni mali strutturali del nostro paese, che la recessione in primis e la pandemia in seguito hanno reso più evidenti”.

“Abbiamo problemi economici e di competitività, di innovazione, di demografia, e stiamo tornando ad emigrare – sottolinea Fantozzi -. Abbiamo perso la voglia e la capacità di credere nel futuro. Abbiamo inseguito pericolosi sogni di superstati e di governance mondiali, ci siamo risvegliati con pezzi di Paese che, silenziosamente, scompaiono. Per la mancanza di servizi, per la fragilità del territorio, perché non ci sono più le comunità che abitano quei luoghi da secoli. Ma questo declino è davvero inevitabile? No, se si accetterà che le aree periferiche possano diventare centrali, se si ammetterà che si può ripartire dalla valorizzazione del piccolo, se si capirà che il futuro parte dal recupero del passato. Fatto di tanti borghi che tutti insieme si chiamano Italia”.

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