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Pci: “Recovery Plan, siamo preoccupati. Serve riattivare la mobilitazione per dire no al pirogassificatore”

La nota della sezione Lucca e Valdiserchio: "Il quadro politico rispetto ad un anno fa è cambiato in senso sfavorevole"

Recovery Plan e pirogassificatore Kme, il Pci sezione Lucca e Valdiserchio esprime le proprie preoccupazioni.

“Dopo mesi e mesi di lavoro quasi segreto dei tecnici di fiducia di Draghi, di agenzie private di consulenza internazionale (vedi Mc Kinsey) è venuto finalmente alla luce il Recovery Plan. Qualche parola innanzitutto sul metodo. Il Recovery plan (o più pomposamente piano nazionale di ripresa e resilienza) è stato presentato in consiglio dei ministri nella tarda serata del 24 aprile; le comunicazioni del presidente del consiglio sul piano sono state approvate in soli due giorni dai rami del Parlamento, con modifiche apportate fino ad un’ora prima del voto ed alcune parti del testo ancora da definire. Il documento di programmazione più importante dell’ultimo decennio, che segnerà il futuro del nostro Paese per i prossimi anni e che ci inchioderà definitivamente alle politiche mercantili dell’Unione Europea, praticamente non è stato nemmeno discusso in Parlamento; ciò è semplicemente scandaloso, è un’offesa alla Costituzione. Forse non siamo più una Repubblica Parlamentare? Oppure dopo le tante privatizzazioni che hanno caratterizzato il nostro Paese negli ultimi 30 anni anche le funzioni politiche sono state appaltate a terzi?”.

“Le oltre 300 pagine del Piano – prosegue il Pci – si prestano a moltissime considerazioni critiche e non mancheremo di esplicitarle nelle prossime settimane. Ci preme in questo momento richiamare una importante problematica della nostra Valle e riesaminarla alla luce di alcuni passaggi contenuti nel Recovery Plan. Parliamo ovviamente della nota questione del pirogassificatore che Kme vorrebbe realizzare a Fornaci di Barga. Apprendiamo peraltro in questi giorni, con con viva soddisfazione, che sarebbero previste alcune assunzioni nei reparti produttivi di Kme, segno tangibile che è possibile tutelare l’occupazione con politiche industriali e relazioni sindacali corrette, senza dover per forza entrare in contrasto con le esigenze di salvaguardia della salute e dell’ambiente“.

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Il Pci sezione Lucca e Valdiserchio analizza alcuni rimandi testuali tratti dai vari capitoli di cui è composto il Recovery Plan tra cui “È necessaria una profonda semplificazione delle norme in materia di procedimenti in materia ambientale e, in particolare, delle disposizioni concernenti la valutazione di impatto ambientale (‘Via’). Le norme vigenti prevedono procedure di durata troppo lunga e ostacolano la realizzazione di infrastrutture e di altri interventi sul territorio (tratto dal capitolo ‘semplificazione e razionalizzazione delle normative in materia ambientale’)e “È proposta la semplificazione dell’iter autorizzativo per la realizzazione e l’ammodernamento degli impianti di gestione e trattamento dei rifiuti attraverso un maggior ricorso alle autocertificazioni e alla certezza dei termini di conclusione dei procedimenti anche attraverso il ricorso ai poteri sostitutivi. Contestualmente è prevista l’introduzione in via normativa di adeguate incentivazioni e/o compensazioni per le popolazioni e gli enti locali interessati (tratto dal capitolo ‘Impianti di gestione e trattamento dei rifiuti’)”.

“Questi passaggi si commentano da soli – commenta il Pci -, ma vale la pena fare alcune considerazioni con relative domande. Dalle premesse si evince che la logica del libero mercato pervade il piano e ne rappresenta il cardine; addirittura si dice che ciò può contribuire ad una maggiore giustizia sociale, mentre è sotto gli occhi di tutti come il mercato abbia favorito il crescere delle diseguaglianze. Tuttavia non devono essere frapposti troppi ostacoli agli interessi delle imprese ed alla realizzazione delle infrastrutture necessarie per la presunta ‘modernizzazione’ del Paese; quindi meno vincoli ambientali, meno studi e valutazioni. Questa non si chiama ‘deregulation’? Infine se le popolazioni locali insistessero nell’opporsi potrebbe arrivare lo zuccherino delle compensazioni ed incentivazioni; può venire il dubbio dello scambio con la tutela della salute e dell’ambiente? E’ questa la nuova transizione ecologica? In un clima politico ed in un quadro normativo di questo tipo pensate che sarebbe servito raccogliere migliaia di firme contro il pirogassificatore? Sarebbero stati possibili il processo partecipativo e l’inchiesta pubblica, oppure sarebbe servito predisporre osservazioni urbanistiche e scientifiche contro il pirogassificatore?”.

“A questi interrogativi non si può che rispondere con la presa di coscienza di una ragionevole preoccupazione e con la necessità di riavviare la mobilitazione popolare, politica ed istituzionale contro il progetto di pirogassificatore – conclude il Pci -. Il quadro politico rispetto ad un anno fa è cambiato in senso sfavorevole, sia a livello nazionale che regionale. La Regione Toscana tragga le conseguenze finali dal parere negativo della Conferenza di Servizi; forse sarebbe il caso che consiglieri ed assessore che rappresentano il territorio lucchese in Regione facessero sentire forte la loro voce in tal senso”.

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