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Manifatturiamo Lucca in piazza “per la morte della città e del lavoro”

Il gruppo di sinistra in San Michele e davanti all'ex manifattura: "Basta con la prevaricazione del potere ai danni di una larga fetta di popolazione"

Primo Maggio in piazza per il gruppo Manifatturiamo in San Michele e davanti all’ex Manifattura Tabacchi per commemorare “la morte della città e del lavoro”.

“Ci ritroviamo oggi – hanno detto gli organizzatori – per lanciare un messaggio forte di ascolto, attenzione e solidarietà con le situazioni socio-economiche più fragili e precarie, con le persone e le famiglie più in difficoltà: c’è bisogno di aiuto reciproco, di coraggio e di determinazione per difendere i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e il futuro dei nostri giovani e della nostra città. Parliamo di lavoratori e lavoratrici, disoccupati e disoccupate, precari e precarie, ma anche degli esercenti ignorati e delle piccole attività produttive sacrificate sull’altare del profitto delle grandi catene commerciali, delle multinazionali e del commercio on line”.

“In questa logica – hanno spiegato – si inserisce anche il progetto della società immobiliare milanese Coima e della Fondazione Crl di accaparramento della parte sud dell’ex manifattura tabacchi di Lucca. Progetto che prevede la creazione di un grande centro commerciale nel cuore storico della nostra città, in collegamento con le Mura. Se non fermeremo questo progetto, fortemente voluto dall’amministrazione comunale, verrà disgregato per sempre il tradizionale tessuto economico del centro storico e numerose attività, già sofferenti a causa della crisi attuale, rischieranno la chiusura definitiva. Abbiamo più che mai bisogno di portare alla luce le vecchie e le nuove povertà e i giochi di potere sulla pelle della gente comune. Da diversi mesi il gruppo Manifatturiamo è attivo per denunciare questo scempio: nonostante la comunicazione carente e la scarsa trasparenza da parte dell’amministrazione comunale, attraverso numerose iniziative di mobilitazione, la cittadinanza è stata informata sulle enormi criticità del progetto di svendita, presentato dall’amministrazione comunale come l’unico percorribile, senza mai fare chiarezza e aprire un vero dialogo con la città”.

“Il sindaco e la giunta, spinti dalle pressioni dei gruppi e delle associazioni – dice ancora Manifatturiamo – hanno per ben tre volte richiesto a Coima e Fondazione Crl di rivedere gli accordi iniziali, senza però mai fare un dietrofront definitivo per avviare un percorso partecipativo e trovare forme di finanziamento pubblico come i fondi europei (tra cui le risorse del Recovery Plan), ma anche quelli ministeriali e regionali finalizzati alla riqualificazione di edifici e spazi pubblici: alternative mai contemplate dall’amministrazione comunale. L’ultima versione del progetto, discussa dal sindaco a tavolino con la Fondazione e con Coima, sbattendo fuori dalla giunta l’unica voce critica dell’assessore Marchini, prevede la costruzione di 25 appartamenti di lusso, di cui uno di 360 metri quadrati, ed un grande centro commerciale di 4 mila metri quadrati, con annessa passerella di collegamento alle Mura. Queste destinazioni d’uso di fatto contraddicono i vincoli posti sulla storica manifattura tabacchi dal ministero dei beni culturali e tengono fuori giovani, studenti, associazioni e gran parte della città, a vantaggio esclusivo di Fondazione Crl e Coima, con pochi privilegiati che riusciranno ad aggiudicarsi gli appartamenti a prezzi prevedibilmente inaccessibili alle famiglie medie lucchesi. Per non parlare dell’arrivo di altre grandi catene che già da anni assaltano la città e le periferie spazzando via i piccoli commercianti: ultimi recentissimi esempi il supermercato in costruzione ad Antraccoli nell’area dell’ex Kuku e quello autorizzato pochi giorni fa dalla conferenza dei servizi all’Arancio sulla via Romana”.

“Il tessuto sociale ed economico lucchese – dice ancora Manifatturiamo Lucca – verrebbe quindi ulteriormente disgregato dall’ennesima scelta contestata di un’amministrazione che fin dal primo mandato si è sempre definita progressista, ambientalista e attenta alle istanze sociali, salvo poi portare avanti sistematicamente progetti in totale contraddizione con gli obiettivi dell’agenda 2030 per la sostenibilità ambientale e sociale. Una città sempre più morente e addobbata ad esclusivo servizio del turismo di lusso e dei grandi interessi economici, vedrebbe quindi scomparire definitivamente i pochi piccoli commercianti rimasti, oltre ad allontanare ulteriormente dal centro i giovani e le famiglie in cerca di spazi e case accessibili, ma costrette a girare al largo per i costi esorbitanti, come dimostra l’analisi di pochi mesi fa che denuncia il 26% di immobili sfitti a Lucca. Il tutto in un anno in cui sono stati persi 945mila posti di lavoro in Italia, senza dimenticare il lavoro sempre più precario e privo di tutele di categorie come i riders, i braccianti e i lavoratori nei settori del turismo e della ristorazione, rimasti fermi per il Covid o comunque costretti a lavorare a nero o grigio perché privi di reddito oppure con sussidi inaccessibili o assolutamente insufficienti. Un esempio di lotta contro la regressione dei diritti sociali è sicuramente quello dei lavoratori dell’azienda Texprint di Prato, in sciopero da oltre 4 mesi per ottenere diritti lavorativi di base e scesi in piazza lo scorso 24 aprile col sostegno di centinaia di persone provenienti da tutta Italia. La vertenza sostenuta dal sindacato SI Cobas ha portato alla luce un sistema di fabbrica mafioso basato sullo sfruttamento sistematico dei lavoratori, per lo più stranieri, facendo leva sul ricatto del permesso di soggiorno. Operai costretti a lavorare a nero o grigio per 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, senza diritto a ferie, copertura contro gli infortuni o malattia, in completo spregio ai contratti di lavoro nazionali e alla dignità e alla salute dei lavoratori. Oltre alla violenza dello sfruttamento, gli operai e i sindacalisti hanno dovuto far fronte alla ferocia dei dirigenti della fabbrica e delle forze dell’ordine“.

“L’arroganza del potere – conclude la nota – si manifesta non solo nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici per mano delle grandi aziende e delle multinazionali ma anche nella complicità delle istituzioni – dal governo nazionale alle amministrazioni regionali e locali – completamente asservite ai loro interessi economici e lontane dai bisogni della cittadinanza e del territorio. Anche la svendita del patrimonio pubblico, di cui l’ex manifattura tabacchi è un esempio a noi molto vicino, e le grandi opere inutili e dannose per l’ambiente e la salute, come il Tav in Piemonte e gli assi viari nella nostra Piana lucchese, sono altri esempi di prevaricazione del potere ai danni di una larga fetta di popolazione che oggi e da tempo scende in piazza a Lucca, come a Prato e in tante altre città, per far sentire la propria voce e pretendere un cambio di rotta. Le risorse per garantire un futuro equo e sostenibile a tutte e a tutti ci sono, serve la volontà politica di usarle, non nell’interesse di pochi, ma di molti”.

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