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Ddl Zan, attivisti lgbt: “Dall’estrema destra attacchi strumentali alle iniziative di piazza”

Polemiche all'indomani dell'inaugurazione della panchina arcobaleno: "Di abusivo ci sono solo gli striscioni di estremisti camuffati da lista civica"

Ieri (15 maggio), si sono svolte in tutta Italia manifestazioni a sostegno del disegno di legge Zan, che contrasta gli atti di violenza verbale e fisica contro lesbiche, gay, bisessuali, transgender.

A Lucca, in piazza Grande, è stata inaugurata una panchina arcobaleno contro le discriminazioni lgbt.  Un’iniziativa alla quale hanno preso parte molte persone, soprattutto giovani, che hanno sottolineato nei propri interventi la necessità di approvare in tempi rapidi il Ddl “bloccato – dicono – in Senato dall’ostruzionismo delle destre”.

Una panchina arcobaleno per i diritti: festa in piazza per l’inaugurazione

“Ed è proprio dall‘estrema destra – dicono gli attivisti Lgbt Massimiliano Piagentini, Giovanna Niccoli, Irene Fasulo
e Francesca Bandini – camuffata da lista civica in vista delle amministrative del prossimo anno, che è arrivato un attacco strumentale all’iniziativa. Il consigliere comunale del gruppo in questione, lo stesso che a febbraio aveva pubblicato sul proprio profilo Facebook un post insultante contro un’atleta trans, questa volta ha pensato di puntare sul decoro urbano, e utilizzando un post di Vittorio Sgarbi sul tema, ha sostenuto che “a nessuno è consentito di sfregare gli arredi urbani. Per imporre le proprie idee (del c…o!)””.

“Peccato che gli unici sfregi, “per imporre le proprie idee”, visti a Lucca di recente – dicono – siano proprio quelli realizzati, ai danni di edifici storici, dagli aderenti al movimento del consigliere (e da lui stesso?): giganteschi striscioni appesi un mese fa, in maniera del tutto abusiva, in varie parti della città, con tanto di logo in bella vista. Azione tra l’altro rivendicata sui social con grande enfasi. Un’altra bella figura rimediata da questo tutore “dell’arredo urbano” a giorni alterni, balzato agli onori delle cronache nel recente passato perché, nel 2019, Facebook chiuse il suo profilo personale. Decisioni del genere vengono assunte dal social network dopo varie segnalazioni, una volta verificato che l’utente diffonde in rete discorsi basati su odio e discriminazione”:

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