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Manifattura sud, Lucca in Azione: “Tra Comune e Coima un balletto preordinato”

Il partito: "Noi non ci stiamo ad avallare, con il silenzio, progetti politici e finanziari esclusivamente personali, di estremo danno per il tessuto sociale ed economico della città"

Non si placano le polemiche sul futuro dell‘ex Manifattura Tabacchi. Anzi, crescono le perplessità politiche e cittadine alla luce del botta e risposta tra Comune e Coima avvenuto in neanche 24 ore dall’ultimatum lanciato dall’amministrazione alla società privata. Sulla vicenda interviene anche Lucca in Azione che definisce questo scambio “un balletto preordinato”.

“Non si spiegherebbe diversamente che nello stesso giorno esca la notizia di un preteso ultimatum che l’amministrazione comunale avrebbe lanciato a Coima e alla Fondazione e quella di un’immediata risposta di quest’ultima cordata – si legge nella nota di Lucca in Azione -. Non si può dire che i proponenti siano stati colti di sorpresa. Né si spiegherebbe se non nei termini di un balletto preordinato, ovviamente riservatissimo e ben lontano dalle regole delle procedure in materia di lavori pubblici, che la proposta di project financing che doveva essere definitiva, in quanto approvata dalla giunta il 25 marzo scorso, sia invece mutata nei suoi contenuti, e mutata profondamente, tanto da introdurre clausole di estremo favore per il duo dei proponenti”.

“Possibile mai che la giunta abbia autonomamente ripensato la delibera che costò cara all’ex assessore Marchini? Possibile che abbia deciso di introdurre condizioni a proprio danno esponendosi al rischio di denuncia alla Corte dei Conti? Siamo alle solite. Si utilizza una procedura pubblica, si eludono le regole che la legge pone a garanzia della terzietà della pubblica amministrazione, e si trasforma una gara in un accordo. Viene da chiedersi chi sia il funambolo che continua a farsi beffe della legge e del diritto dei cittadini alla piena trasparenza – prosegue la nota -. Deve trattarsi di un personaggio che ama giocare con le norme di legge come fossero palline colorate nelle mani di un giocoliere o come tre carte nelle mani di un illusionista. Ma il vizio di prendere in giro la città non si ferma qui.
Davvero singolare appare infatti la risposta, che, stando alle notizie di stampa fornisce la cordata dei proponenti”.

“Eh si perché il duo Coima e Fondazione chiede all’amministrazione lumi sulla possibilità di insediare Tagetik nella manifattura sud senza piano attuativo (come previsto dalla variante approvata oltre un anno fa) utilizzando al suo posto un banale permesso di costruire, così da poter rispettare gli accordi già assunti con Tagetik su un immobile che appartiene ancora al Comune – va avanti Lucca in Azione -. Lo chiedono facendo finta di non saperlo già. Suona davvero ridicolo che, nonostante l’ampia pubblicità data alla nota del dirigente comunale
Luca Nespolo che nega con decisione che Tagetik possa insediarsi nella ex manifattura sud senza un preliminare piano attuativo, la Fondazione e Coima continuino a far finta di non saperlo. Si afferma poi che esista già un accordo con Tagetik, quando proprio lo stesso amministratore delegato di quest’ultima ha negato sulla stampa pochissimo tempo fa di aver stipulato un tale accordo“.

“L’arroganza e la prepotenza dimostrate in questa vicenda dalla Fondazione Cassa di risparmio di Lucca ancora una volta eccede la misura. Sono perfettamente consapevoli che la legge non consenta affatto quanto intendono porre in essere, ma fanno finta di non saperlo e cercano ancora una volta di utilizzare le solite armi per esercitare pressione sull’amministrazione – continua la nota -. La verità è che Tambellini ha scommesso sul recupero della ex Manifattura per portare sul trono il suo pupillo Raspini. E il mancato conseguimento dell’obiettivo mette in serio pericolo i suoi progetti, anzi, viste le spaccature evidente nel Partito democratico, rischia di farlo del tutto sfumare. Anche la dirigenza della Fondazione si è esposta, nella credibilità ma più ancora nell’esborso di ingenti quantitativi di denaro. Il fallimento di una operazione, il cui fallimento era ampiamente prevedibile, porrebbe la dirigenza dell’ente in una condizione di serio pericolo di permanenza in sella”.

“Noi non ci stiamo ad avallare, con il silenzio, progetti politici e finanziari esclusivamente personali, di estremo danno per il tessuto sociale ed economico della città, finalizzati ad obiettivi che nulla hanno a che vedere con la qualità della vita dei cittadini, che anzi sono stati espressamente esclusi dalla partecipazione al progetto di riqualificazione più significativo della città – conclude la nota -. L’ex Manifattura è un bene pubblico e i cittadini devono essere chiamati a decidere del suo futuro. Azione è con loro, con quanti stanno portando avanti da ben oltre un anno la battaglia per il ripristino della legalità e della partecipazione”.

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