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Manifattura sud, l’assessora Mammini rilancia: “Non ripartiamo da zero, ma da un importante patrimonio di conoscenze sull’area”

La responsabile dell'urbanistica nella giunta Tambellini: "Non è con lo stop al project financing che si esaurisce la volontà dell'amministrazione di riqualificare l'edificio"

Manifattura sud, la volontà di riqualificare il bene è ancora forte nell’amministrazione. Parola dell’assessora all’urbanistica, Serena Mammini, che a mente fredda commenta quanto accaduto negli ultimi giorni,.

“È sfumata, al momento – dice – l’unica possibilità per una riqualificazione, e di alto livello, della manifattura sud. Questo non può certo far gioire un amministratore saggio. Tuttavia, non è con lo stop a questo iter che si esaurisce la volontà politica di riportare nuova vita, con nuove funzioni, nell’ex fabbrica dei tabacchi. Perché un nuovo percorso concreto è possibile. Con la proposta è stato elaborato un approfondito quadro conoscitivo dei manufatti, è stata prodotta una notevole quantità di dati, un patrimonio di conoscenze importante, come i saggi archeologici, finanziato grazie alla Fondazione Crl, che deve rimanere patrimonio e base per una ripartenza. Oggi, grazie alla variante al regolamento urbanistico del settembre 2020, abbiamo un’area pianificata che potrà ospitare funzioni nuove e coerenti con quelle del tessuto del centro storico: direzionale e di servizio, commerciale al dettaglio, turistico ricettivo, industriale “leggero”, artigianale, insieme a spazi pubblici e parcheggi. E ancora: abbiamo una stima giurata degli immobili della manifattura sud. Non partiamo da zero, anzi, da un quadro ordinato sul quale potranno muoversi agilmente nuove proposte.

“Occorre restituire alla città – dice Mammini – luoghi dove la cultura si possa fondere con la tecnologia. L’impresa rigida di un tempo si è trasformata in impresa snella che deve potersi aprire all’ambiente nel quale opera, deve instaurare legami e relazioni in grado di far vivere tutto il contesto e parte di città in un’ottica nuova. Occorre coraggio, determinazione, ma anche risorse sane senza le quali ogni idea rimane tale, invecchia e decade insieme agli immobili. Abbiamo l’interesse manifestato dalla multinazionale Wolters Kluwer. I presupposti ci sono affinché possa trovare negli spazi della manifattura la sua nuova sede operativa insieme ad altre attività, dall’editoria digitale alla formazione. Dalla produzione di sigari si passerà alle imprese high tech. Può succedere a Lucca? Dobbiamo continuare a crederci e lavorare per questo. Se una possibile occasione è sfumata, possiamo comunque ripartire”.

“Da novembre 2020 fino alla delibera dello scorso 25 marzo – prosegue l’analisi – si era giunti a un punto di equilibrio perché in questi mesi era stato fatto un gran lavoro con tutti gli approfondimenti necessari. Purtroppo la sollecitata risposta è stata “no”, perché il proponente non ha accettato le condizioni poste dell’amministrazione pubblica, che non può accollarsi rischi così ingenti per la collettività. Infatti lo strumento del project prevede che i rischi se li assuma prevalentemente il privato. I nuovi termini del proponente invece facevano sbilanciare il punto di equilibrio trovato compromettendo tutta la fattibilità della proposta. Peccato! Occorre ancora precisare, per chi vuol capire, che il Comune doveva per forza rispondere e per farlo doveva studiare, fare i conti, esaminare le carte con scrupolo. Questo è stato fatto in quattro mesi ponendo indicazioni puntuali paletti e invarianti, purtroppo non seguiti dal proponente. Il racconto dell’iter amministrativo che si dovrà concludere con una delibera di giunta invece si è aggrovigliato, per mesi, nei fili della cronaca cittadina, attivando anche un forte dibattito, talvolta un rumore di sottofondo, non privo di molte inesattezze. Ma non è stato certo a causa di quel rumore che l’iter si è dovuto, tristemente, fermare. È stato però con l’interesse della Fondazione per il percorso di riqualificazione intrapreso dal Comune che sono iniziate a emergere contrarietà, sentenze. Quando, insomma, sono emerse concretezza e possibilità di riuscita. E molte volte il consiglio comunale ha dibattuto sull’argomento, spesso però senza la consapevolezza necessaria”.

“Molti, troppo spesso a discorsi, dicono di voler fermare il degrado che sta avvolgendo la manifattura sud – dichiara l’assessore – Per fare questo però occorre costruire percorsi credibili che richiedono tempo, dedizione e risorse preliminari per poter arrivare in fondo, proprio come è stato fatto. Un percorso iniziò formalmente in consiglio comunale, e non al bar dello sport, nel 2016 quando l’amministrazione Tambellini volle dare una visione organica a tutta l’area con un atto di indirizzo politico. Successivamente arrivò una manifestazione d’interesse e poi un project financing da parte della Fondazione, il soggetto migliore a Lucca per portare avanti un progetto così ampio e ambizioso. Ringrazio il gruppo di lavoro comunale e i consulenti per aver condotto tutti i passaggi fino al raggiungimento della migliore sintesi. Nella massima trasparenza e con professionalità l’amministrazione è entrata in contatto con Coima sgr, realtà leader che abbiamo avuto l’onore di conoscere e che si è potuta approcciare a Lucca – con i suoi punti di forza e le sue debolezze”.

“Avremmo voluto comunicare un altro epilogo – conclude – Non c’è vittoria alcuna in un mancato punto di accordo che, per Lucca (e in questa particolare congiuntura storica), avrebbe significato anche nuove opportunità. Rimane oggi una consapevole e amara presa d’atto e una parte di centro storico che rischia di rimanere ancora silenziosa e cadente. Resta forte però la volontà di aprire la manifattura sud alla città. Di farne spazio vissuto, valorizzato, riqualificato e in dialogo con le nuove destinazioni pubbliche del comparto nord. È stato messo un punto. Ma ci sono i presupposti per andare a capo e scrivere un altro capitolo della storia“.

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