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Niente armi a chi è stato sottoposto a Tso, approvato l’emendamento a prima firma Buratti

Il parlamentare di Forte dei Marmi: "Oggi abbiamo fatto un grande passo avanti per tutelare la sicurezza dei cittadini"

È stato approvato l’emendamento firmato dall’onorevole del Partito democratico Umberto Buratti per regolamentare la vendita di armi alle persone affette da problemi psichici.

Nel testo si stabilisce che il sindaco, in qualità di autorità sanitaria, debba comunicare al prefetto, agli uffici e comandi delle forze di polizia l’adozione di misure o trattamenti sanitari obbligatori connessi a patologie che possono determinare il venir meno dei requisiti psico-fisici per l’idoneità all’acquisizione, alla detenzione e al conseguimento di qualunque licenza di porto delle armi. Con successivo decreto saranno stabilite le modalità informatiche e telematiche con le quali avverrà tale comunicazione.

“Se davvero vogliamo prevenire delitti o omicidi è urgente rivedere le norme proprio a cominciare dalla comunicazione tra le istituzioni – afferma Buratti -. Una misura che sono certo darà impulso all’emanazione del decreto che, come previsto dalla legislazione europea, stabilisce l’istituzione al dipartimento di pubblica sicurezza di una banca dati per il tracciamento delle armi da fuoco. Sono i fatti di cronaca che richiamano il legislatore a un intervento affinché si possa tempestivamente rifiutare o revocare il porto d’armi a soggetti psichicamente non idonei. La pandemia ha acuito i disagi psichici: siamo in una situazione di fragilità sempre più evidente che non può più essere trascurata”.

“Prezioso e fondamentale, a questo proposito, il confronto avuto con Mario Di Fiorino che, negli anni in cui da sindaco ho dovuto affrontare queste difficili situazioni, insieme al personale della Uo di Psichiatria dell’Ospedale Versilia hanno dimostrato professionalità e impegno fuori dal comune – conclude Buratti -. Ho voluto anche raccogliere l’appello dell’associazione Ognivolta onlus, nata nel 2012 su iniziativa di Gabriella Neri a dieci anni esatti dall’efferato omicidio di suo marito, Luca Ceragioli e di Jan Hilmer, rispettivamente direttore e responsabile amministrativo dell’azienda Gifas Electric di Massarosa a opera di un ex dipendente che aveva un trascorso di ricoveri ospedalieri per trattamento sanitario obbligatorio e tentati suicidi, ma che continuava a detenere l’arma con la quale li uccise in base a una regolare licenza. Non è possibile che chi sia stato sottoposto a un Tso possa detenere armi da fuoco. Oggi abbiamo fatto un grande passo avanti per tutelare la sicurezza dei cittadini”.

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