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Elezioni 2022, inizia in piazza San Francesco la corsa di Francesco Raspini: “Abbiamo l’opportunità di costruire la città per i nostri figli e nipoti”

L'assessore lancia la sua candidatura promettendo dialogo e inclusività: "Le vere divisioni sono a destra. Siamo più credibili, seri ed affidabili di una coalizione a trazione sovranista"

Francesco Raspini, la volata è lanciata. L’assessore ai lavori pubblici della giunta Tambellini parte nella sua lunga volata con una cena in piazza San Francesco. Un inizio di cammino che non è certo se porterà verso una candidatura unitaria (intanto ha ricevuto l’appoggio ufficiale di Lucca Futura, la sua lista civica e di Lucca Civica) oppure a un passaggio con le primarie del Pd o di coalizione a novembre, ma che intanto apre le danze verso quello che si annuncia come un autunno caldissimo per la politica lucchese.

Fatto sta che Raspini, alla prima uscita, riempie la piazza di amici e simpatizzanti, limitati a 225, e mette i primi tasselli di quelle che sono le sue intenzioni nell’ottica del governo della città. Lo fa davanti a una platea già schierata dove a notarsi sono, ovviamente, più le assenze: manca l’assessore regionale Stefano Baccelli, ma c’è la consigliera Valentina Mercanti, che non ha nascosto critiche al metodo da cui è emersa la candidatura. Non c’è il senatore Andrea Marcucci con i suoi fedelissimi. Non si siedono ai tavoli in piazza, fra gli altri, neanche gli assessori comunali Gabriele Bove e Italia Vietina (il resto della giunta è presente), il segretario territoriale del Pd, Patrizio Andreuccetti, gli esponenti più in vista del centrosinistra della Piana di Lucca. Qualche sorpresa, comunque, si registra anche fra i presenti: c’è, ad esempio, l’ex assessora Francesca Pierotti e l’attuale consigliere di Lei Lucca, attualmente all’opposizione, Marco Barsella.

Il discorso di Raspini è diviso in dieci punti e si concentra sulla concretezza ma non manca anche qualche sogno per proiettarsi alla Lucca post 2022.

Si parte, cerimoniale vuole, con i ringraziamenti. “In primo luogo, un ringraziamento speciale a tutti coloro che hanno reso possibile questa serata. Soprattutto grazie al comitato popolare di Piazza San Francesco che ha fatto sì che questa piazza tornasse ad essere, ancora una volta, il cuore pulsante della comunità del centrosinistra lucchese. E poi, grazie a tutti i volontari che sono qua dalle cinque del pomeriggio ad allestire, apparecchiare, servire ai tavoli. Grazie di cuore, perché è stato davvero tutto perfetto. E, infine, grazie a tutti voi che siete qua. Siamo 225 persone. Quasi 250 se contiamo anche chi ha cucinato e lavorato nei vari servizi. Non era scontato. E non era facile. Erano quasi tre anni che piazza San Francesco non si riempiva per un evento politico, ma grazie alla passione e alla voglia di esserci di ognuno di voi siamo riusciti a riaccendere questa magia”:

“Vi confesso – prosegue – che sono davvero emozionato. Ho un po’ faticato a trovare le parole giuste da dire questa sera.  Ho cominciato a fare politica 14 anni fa, quando sono stato eletto consigliere comunale e, da allora, ho partecipato tante volte ad eventi come questo. Ma un conto è venire da ospite, un altro conto è il contesto di questa sera. Vi assicuro che oltre all’emozione provo un senso di enorme responsabilità.  Non solo per il percorso che abbiamo davanti nei prossimi mesi. Ma perché sento, prima di tutto, il dovere di non deludervi e di essere all’altezza del sostegno e dell’amicizia che percepisco attorno a me”.

Dopo i ringraziamenti e l’ufficialità dell’avvio del percorso si parla subito di fatti di attualità: anche l’inchiesta sui Casalesi trova spazio nelle parole di Raspini: “Si parte! Così abbiamo intitolato questa serata. Ma per andare dove?  Innanzitutto, per consolidare l’esperienza di questo decennio che ormai ha radici solide – e questa serata ne è la dimostrazione – ma anche per proiettarla nel futuro. Certo, anche con i cambiamenti che saranno necessari per renderla più forte e solida. Voglio, però, cominciare dicendo che dobbiamo essere orgogliosi di questi dieci anni. E lo sapete perché?  Perché quando leggo che il clan dei casalesi, cioè la camorra, durante le elezioni del 2017 si lamentava di non poter fare affari con l’amministrazione in carica, allora non posso non essere orgoglioso di questa amministrazione. E questa diversità non possiamo lasciarla passare sottotraccia, va rivendicata nei confronti di tutta la città! Perché è un tratto identitario che non dobbiamo dimenticare e non dobbiamo mai smarrire”.

Raspini si dhicara a disposizione del centrosinistra e ringrazia chi ne ha già già sostenuto la candidatura: “Come ho sempre detto in questi mesi, mi sento a disposizione della coalizione di centrosinistra. E lo ripeto stasera: qualunque percorso si decida di intraprendere, noi siamo qua. Ma ripeto anche: facciamo presto, perché tutto il nostro mondo e l’opinione pubblica in genere chiede chiarezza al centrosinistra sullo schema con cui vuole affrontare le elezioni. Ma, intanto, voglio dire grazie agli amici di Lucca Civica che hanno già ufficializzato di volermi sostenere. E grazie anche ai singoli iscritti delle varie forze politiche e civiche – dal Pd, a Sinistra Con, ai Popolari, a Lucca Futura – che con la loro presenza qua stasera mi onorano di un sostegno perfino più largo di quello che potevo sperare solo qualche mese fa”.

“È però bene precisare fin da subito che qualsiasi candidatura, compresa la mia – spiega l’assessore, candidato in pectore – è un mezzo per l’affermazione di un’idea politica, di alcuni valori comuni. Non certo un fine in sé. Non certo l’obiettivo di un percorso personale di carriera. Proprio per questo ci tengo a sottolineare che la campagna elettorale dei prossimi mesi dovrà essere la campagna elettorale di tutti. Uno spazio politico dove non ci sono cittadini di serie A e di serie B. Uno spazio nel quale si sta con lealtà, sincerità e correttezza reciproca. Lo dico sapendo bene che non sempre è stato così nel nostro campo. Ma stavolta le condizioni ci sono. La presenza qua stasera di tante persone con sensibilità e appartenenze diverse mi fa sperare che, mai come stavolta, la cifra di questa avventura nel nostro campo sarà l’unità. Vera e non di facciata. E se dovessi essere il candidato sindaco, mi impegno fin d’ora ad essere il garante di questo stile inclusivo, aperto e leale. Attenzione. Guai a pensare che questa vicenda riguardi solo una persona. Non è così, perché nessuno può farcela da solo, nessuno è un’isola. Tanto meno in politica.  Ognuno di noi è un pezzo importante ed essenziale di questa grande avventura che stiamo per vivere. E ognuno di noi deve sentire dentro di sé la responsabilità di fare quanto in suo potere per conseguire l’obiettivo. Che è un obiettivo collettivo: la vittoria del centrosinistra alle elezioni amministrative del prossimo anno”.

Di fronte c’è una destra divisa: “Guardate – sottolinea Raspini – le cronache cittadine ci dimostrano quotidianamente che oggi le divisioni vere stanno a destra. Leggete bene quello che scrivono. Non sono d’accordo sul programma, non hanno idee se non estremamente generiche, non sono d’accordo sul nome del candidato e nemmeno su come sceglierlo. Ma da ogni articolo si capisce bene che concordano solo su una cosa: sulla voglia di riconquistare il potere perduto dieci anni fa. Solo questo li unisce. E, allora, questa è la sfida: dimostrare di essere più credibili, seri ed affidabili di una destra a trazione sovranista, che continua a strizzare l’occhio ai no-vax e che ha tra i suoi personaggi di spicco gente che rinnega i valori fondanti della nostra Repubblica e della nostra comunità cittadina. Primi tra tutti, la Resistenza e l’antifascismo.  Anche per questo la continuità della memoria storica dovrà essere uno dei tratti salienti anche della prossima amministrazione”.

Raspini punta molto sulle prospettive del futuro, con solide radici nel passato: “Non ce ne accorgiamo fino in fondo perché ci siamo dentro, ma stiamo vivendo in una curva della storia decisiva. La prossima amministrazione avrà l’opportunità di costruire la città che lasceremo ai nostri figli e ai nostri nipoti. Il luogo dove potranno vivere, lavorare, inseguire e realizzare i loro sogni. Lo faremo grazie alle risorse che stanno già arrivando e all’esperienza che abbiamo accumulato in questi anni. Il nostro tratto distintivo è che noi sappiamo come fare. Non dobbiamo limitarci, come gli altri, a dire ciò che vogliamo, ma dovremo dimostrare che siamo in grado di “far accadere” quello che diciamo. Lucca è una città bellissima che ha le potenzialità per crescere ancora. Dovremo aiutarla a trasformarsi da tranquilla città di provincia, da posto schivo e un po’ geloso di sé, a città di riferimento per la Toscana e per l’Italia. Orgogliosa e protagonista. Questo deve essere l’obiettivo di fondo dei nostri sforzi e sono certo che ci sono le condizioni per raggiungerlo”.

Non può mancare un riferimento alla pandemia ancora in corso e alle opportunità e alle criticità derivate dalla stessa : “Un’ultima cosa, mentre mi avvio alla conclusione – dice Raspini – Quest’anno è mezzo è stato durissimo ma, paradossalmente, ci ha lasciato in eredità tante opportunità che forse non ci sarebbero state in altre circostanze (penso al Pnrr). Però ha anche disvelato, una volta per tutte, su quale grado di ingiustizia si regga la nostra società. Lavoratori utilizzati e scartati quando non servono più, come dimostrano la vergognosa vicenda di Gkn e tutte le altre situazioni nelle quali il lavoro delle persone è vissuto come una variabile sacrificabile da un algoritmo finanziario. Disuguaglianze crescenti e vergognose tra chi ha troppo e chi non ha niente. La marginalità cancellata e rimossa perché non fa notizia, ma che è tornata a bussare prepotentemente alla nostra porta nei giorni in cui non era possibile nemmeno campare di espedienti a causa del lockdown”.

E allora, per Raspini, come nei periodi di lockdown, non occorre lasciare indietro nessuno: “Ecco, nel nostro piccolo, in quei giorni a Lucca abbiamo dato una straordinaria prova di cosa vuol dire “non lasciare indietro nessuno”. Il ricordo di quei momenti – resi ancora più difficili dalle condizioni del nostro sindaco, ricoverato in ospedale – quando siamo stati tutti chiamati ad assumerci responsabilità impreviste, è qualcosa che difficilmente potrà essere cancellato. Ma quei giorni, quelle settimane, ci hanno insegnato a stare con coraggio e perseveranza nelle difficoltà. Anche quelle che ti fanno paura, che non avevi previsto e che sembrano impossibili da superare. Le stesse difficoltà che, certo, non mancheranno in futuro ma che, anche grazie a quell’esperienza, abbiamo imparato a superare. Tutti insieme. È vero, non sarà una strada facile, ma oggi so che l’aiuto di tutti voi, con l’entusiasmo di tutti voi, con il sostegno sincero di ognuno di voi, tutto è possibile”.

A chiusura un tributo al sindaco, un Tambellini che ha sposato con convinzione la ‘causa’ Raspini: “Prima di chiudere vorrei chiamare accanto a me Alessandro Tambellini, la persona senza la quale niente di quello che è accaduto di bello in questi dieci anni sarebbe stato possibile. Tutti noi gli dobbiamo molto, io in particolare che ho avuto il privilegio del suo sostegno, dei suoi consigli e della sua amicizia, da quasi 15 anni, gli devo ancora di più.  E quindi, Alessandro, ti chiedo di venire qui a fare un saluto e a prenderti l’applauso che ti meriti. Perché questa piazza è, prima di tutto, la tua piazza”.

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