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Santini (SiAmo Lucca): “Vendere la Manifattura? Il Comune rischia di fare un grosso pasticcio”

Il leader del gruppo di opposizione ravvisa diverse criticità: "Ci sono profili giudiziari che potrebbero inficiare il progetto"

“Nella spasmodica fretta di chiudere la partita sulla Manifattura Sud, optando stavolta sulla vendita di due ampie porzioni anzichè dell’intero complesso, il Comune rischia di infilarsi in un pasticcio addirittura più grosso di quello precedente, esponendosi a denunce per turbativa d’asta e abuso d’ufficio”. Inizia così la riflessione di Remo Santini, capogruppo della lista civica SìAmoLucca, dopo l’annuncio di Tambellini di voler mettere all’asta una parte dell’edificio (oltre 10mila metri quadrati) per favorire l’arrivo di realtà produttive locali.

“Se dal punto di vista politico va ribadito che siamo a fine mandato e l’amministrazione vuole fare una forzatura, scavalcando i cittadini e dimostrando come non sia servito da lezione il naufragio del progetto presentato da Coima e Fondazione Cassa  – osserva Santini – da un punto di vista di metodo va detto che è sbagliata l’impostazione di fondo, perché riteniamo che la Manifattura debba rimanere di proprietà pubblica e non  ceduta per sempre a privati, piuttosto data in concessione per un certo numero di anni. Poi c’è il merito della questione, ovvero i profili giudiziari che potrebbero inficiare il progetto”.

“Nel testo della delibera che inserisce quell’ampia parte di Manifattura tra i beni da alienare e che sarà portata all’ok del consiglio comunale – sostiene Santini -, si cita espressamente l’interesse della Tagetik a trasferire la propria attività nel complesso – spiega il capogruppo di opposizione -. Concetto ribadito da Tambellini anche in interviste sui giornali ed esternazioni sui social: ma se si ipotizza di fare un bando di asta sapendo già chi è l’acquirente o chi usufruirà di quegli spazi, non siamo di fronte ad una turbativa d’asta?”.

Il secondo rischio che intravede Santini è quello dell’abuso d’ufficio. “A maggio l’attuale dirigente all’urbanistica, su richiesta di un parere del sindaco, rispose che l’insediamento nella Manifattura di attività di produzione di software quale è Tagetik, comporta il cambio di destinazione d’uso e che quindi  nella situazione attuale l’azienda non puo’ sbarcare nell’immobile – aggiunge Santini – . Visto il no del dirigente a mettere la sua firma sull’insediamento diretto della multinazionale, che insisteva però per avere un pronunciamento definitivo, ecco che il Comune aveva cercato di aggirare questa empasse affidando l’incarico esterno ad un legale a cui porre lo stesso quesito, e che alla fine ha interpretato il regolamento urbanistico nel senso auspicato dall’amministrazione. Nel frattempo la giunta ha adottato una delibera interpretativa delle norme urbanistiche che sconfessa il parere del dirigente, accogliendo il parere legale richiesto”.  Infine le conclusioni di Santini: “Ribadiamo di non essere contrari all’arrivo di un’azienda come Tagetik nella Manifattura, ma forzando i passaggi  il Comune si espone al rischio di denunce ed esposti.  E’ questo il modo migliore per favorire Tagetik, o è il modo migliore per danneggiarla?”.

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