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Ospedale Versilia, 15 medici su 16 sono obiettori di coscienza sull’aborto. Sinistra Italiana: “La Regione intervenga”

Il partito: "Con questi numeri non viene garantita l'applicazione della legge 194"

Secondo quanto emerge da una mappatura nazionale promossa dall’associazione Luca Coscioni, all’ospedale Versilia, su 16 medici ginecologi ospedalieri, ben 15 sono obiettori (il 93,7%).

Sul tema interviene Sinistra Italiana. “La notizia grave – si legge in una nota – è l’alta percentuale di medici del Ssn, quindi pagati con le tasse anche di tutte le cittadine di questo paese, che sono obiettori di coscienza, facendo sì che la legge 194, tanto faticosamente conquistata dalle donne, dopo anni di lotte parlamentari, manifestazioni, denunce di morti per pratiche abortive illegali non sicure, rimanga inapplicata“.

Secondo SI “la prima riflessione verte sugli interessi delle cliniche private in cui l’aborto viene praticato con profitto e in cui spesso operano non pochi di quei medici obiettori nel pubblico. Certamente molti sono sinceramente contrari a riconoscere alle donne il diritto di decidere se dare o no la vita ad un altro essere, per principi etici o religiosi, e sono convinti che la maternità sia un destino ‘naturale’ al quale nessuna donna deve sottrarsi. Migliaia di donne sono morte sotto i ferri di persone improvvisate e spesso senza scrupolo che promettevano di aiutarle a sottrarsi a questo processo ‘naturale’, di nascosto, in clandestinità, non gratuitamente e alimentando in loro un senso di colpa per la condanna sociale implicita, su cui si è sostenuta una società patriarcale che ancora oggi vorrebbe controllare i loro corpi”.

“Essere madri, diventarlo, è qualcosa di fisico, di intimo – dice ancora SI – che interviene a segnare da subito un corpo-psiche e presuppone una scelta, la scelta singolare, soggettiva, di vivere questo processo di cambiamento e di totale coinvolgimento. La legge 194 è nata da una presa collettiva di coscienza, da una pratica femminista di ascolto e di riflessione fra donne, da una lotta decennale nelle e fuori le istituzioni mediche, attraverso i consultori, i gruppi di self help. Non applicarla, sabotarla è un tornare indietro nel tempo, un voler negare un diritto scaturito dalla più breve rivoluzione culturale che la storia abbia conosciuto. In Europa e in altre parti del mondo c’è un tentativo di restaurare il vecchio dominio sul corpo femminile con metodi più o meno espliciti. E’ per civiltà che non possiamo permetterlo”.

“Per questo –  conclude Sinistra Italiana – chiediamo che la Regione, ente competente per quanto riguarda la salute, si faccia carico di garantire l’attuazione del diritto dell’interruzione di gravidanza, con ogni mezzo necessario“.

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