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Lucca, adottato il nuovo piano operativo: vota sì solo la maggioranza. L’opposizione: nessun freno al cemento. Il sindaco: è un progetto lungimirante

Seduta fiume con 40 emendamenti: solo 5 passano, due sono stati presentati dalla minoranza

Dopo una seduta fiume il piano operativo firmato dall’amministrazione Tambellini passa l’esame del Consiglio. Ma con i soli voti della maggioranza. L’opposizione ha, invece, votato compatta per il no al nuovo strumento urbanistico, per il quale dopo la pubblicazione sul Burt si aprirà la fase delle osservazioni.

La pratica, che ha avuto una lunga gestazione e che disegna, sotto il profilo urbanistico, le future possibilità di sviluppo del tessuto cittadino, agrario e industriale della città, ha incassato 20 voti favorevoli – quelli dei gruppi che sostengono l’amministrazione Tambellini – ma è stato bocciato da 8 esponenti della minoranza che hanno votato contro (Barsanti, Borselli, Buchignani, Di Vito, Martinelli, Santini, Testaferrata, Torrini). Si deve registrare astenuto (Barsella, Lei Lucca). È questo l’esito finale di un lungo consiglio comunale, che ha visto emergere punti di vista e considerazioni talvolta molto contrapposte. Con gli strali e le critiche arrivate all’indirizzo del nuovo strumento urbanistico da parte dell’opposizione e la difesa del percorso avviato sul fronte dell’urbanista da parte della maggioranza. Un iter con obiettivi precisi, illustrati ampiamente dall’assessore all’urbanistica Serena Mammini, in apertura della seduta iniziata alle 15 e terminata qualche minuto dopo le 23 di oggi (26 ottobre).

Il piano operativo passa l’esame del Consiglio: ok all’adozione. Mammini: “Nessuna cementificazione, quartieri verso nuova vita”

Durante 8 ore di dibattito a suon di emendamenti – ne sono stati presentati 40 in totale -, sono emerse posizioni contrastanti sul nuovo strumento urbanistico. Dall’opposizione sono piovute critiche. In particolare per primi sono stati i consiglieri di SiAmo Lucca, Remo Santini, Alessandro Di Vito e Serena Borselli a puntare il dito contro il piano operativo, sostenendo che presenta “evidenti criticità”. Secondo i consiglieri si autorizzerebbe la cementificazione del territorio, nonostante le rassicurazioni in tal senso arrivate dall’assessore all’urbanistica. C’è stato poi chi ha criticato modi e tempi, come il consigliere del gruppo misto, Enrico Torrini, o chi ha invitato a superare gli schieramenti e ad ammettere che “si tratta di un piano che favorisce la cementificazione”, come Massimiliano Bindocci del M5S.

Il sindaco: “Un piano che ha saputo cogliere cambiamenti e opportunità”

Voci cui risponde il sindaco Alessandro Tambellini, respingendo le accuse. “Si è parlato di 10 anni di fallimenti e assenza di prospettiva. Vorrei prove precise e concrete di questo. Voglio ricordare ai nostri compagni di banco che noi veniamo da un’epoca urbanisticamente sciagurata. Possiamo passare una domenica in gita in bici a visitare i siti significativi dell’urbanizzazione lucchese: ve li faccio vedere uno a uno e vi dico come si sono verificati certi fatti, posso partire dagli anni Ottanta, circoscrizione per circoscrizione, credo di avere molta memoria su come sono andate le cose. Col piano strutturale abbiamo posto premesse precise: primo, dobbiamo ricostituire il paesaggio e conservarlo. Gli affronti al paesaggio che sono avvenuti in passato anche su terreni appartenuti alla mia famiglia sono evidenti e sono pronto a mostrarveli. Il paesaggio è un bene e se lo vogliamo ricostruire lo facciamo con forme di coltivazione dell’olivo e della vita, per esempio, come è stato dall’anno 1000 al secolo scorso in Lucchesia. Abbiamo indicato alcune opere infrastrutturali che servono e per questo si parla di espropri, per un bene più grande e pubblico”.

“Abbiamo necessità – ha proseguito il sindaco – di recuperare zone ampie e dismesse: un’attività lunga e complessa per ridare vita ai quartieri e siamo convinti di aver agito bene, laddove abbiamo immaginato il futuro per esempio dell’ex Borella, di Pulia, dell’area Gesam. Le aziende non sono solo industrie e artigianato, ma anche quelle agricole, e noi anche a quelle abbiamo pensato nelle previsioni infrastrutturali. Abbiamo lavorato per mantenere sul territorio aziende, come il pastificio Mennucci, per tenere sul territorio imprese che sono la nostra storia e la nostra capacità produttiva. Anzi, questo piano è fin troppo restrittivo verso le esigenze delle aziende. Il parco dell’Ozzeri, del Nottolini, del Serchio, delle Mura, l’impiantistica sportiva diffusa con servizi correlati: questi sono elementi del piano, non c’è idea di città in questo? Ho sentito parlare di spopolamento del centro storico. Ma, dati alla mano, la nostra realtà è vista come vivibile e di alto profilo, capace di attrarre investimenti anche da parte di persone che vengono dall’estero e che si innamorano di Lucca. Ci sono recuperi importanti di immobili in centro storico, come in piazza Santa Maria foris Portam o via Nuova e questi sono segni inequivocabili della vivacità del centro storico”.

Il sindaco difende in tal senso l’operato dell’amministrazione: “Abbiamo colto determinati cambiamenti e determinate evoluzioni nell’ambito in cui ci siamo trovati a operare. Penso, ad esempio, all’aspetto ordinato che hanno assunto ora le aree ex Uba Uba ed ex Ala market. Nel centro storico vogliamo sempre più una città d’istruzione, servizi, residenza. Gli spazi che abbiamo vanno recuperati con sapienza, se vogliamo progredire nell’ambito della lirica, della musica da film, della valorizzazione di Puccini, avremo bisogno di un altro teatro. La prossima volta che si afferma il centro storico si è spopolato, portiamo dati concreti numerici. I servizi socio sanitari al quartiere Giardino, è idea di città o no? E l’acquisto del centro socio sanitario a San Vito per ridarlo alla collettività, va incontro all’idea di città di ridare vita alle periferie o meno? E il centro servizi al Piaggione? La prossima volta si parli a ragion veduta, si portino esempi e non frasi fatte”.

Il dibattito

Di segno diametralmente opposto la posizione espressa dai consiglieri di SiAmo Lucca: “Da un lato – commentano – esaspera alcuni principi appena accennati nel Piano strutturale, dall’altro, contiene vere e proprie novità mai discusse e contraddice spesso se stesso,  la cosa più clamorosa è che prevede una quantità di nuovi insediamenti in territorio rurale (23.830 metri quadri)  superiore a quella prevista in territorio urbanizzato (27.200 metri quadrati) per un totale di nuova edificazione, rispetto ad ora, di oltre 50mila metri quadri”.

I consiglieri scendono nel dettaglio con alcuni esempi: “Per l’area San Vito, Tempagnano, Arancio, Antraccoli sono previste nuove edificazioni per 9000 metri quadrati, pari a più del doppio di quanto previsto per l’area Lucca Centro che comprende il centro storico e immediata periferia – spiegano – mentre per l’area Piana di Lucca – Ovest (e, più precisamente, per S.Anna), è prevista una nuova edificazione per complessivi 4.100 metri quadrati. E ancora, nella zona dell’Acquacalda, è prevista  nuova edificazione per 4.130 metri quadrati,  superiore a quanto previsto per tutte le altre aree sopra citate”.

Secondo quanto rilevato dalla lista civica SìAmoLucca, “il Piano operativo prevede pesantissimi oneri aggiuntivi (in aggiunta a quanto già dovuto a titolo di oneri di urbanizzazione e per costo di costruzione) in tutti i casi di nuova edificazione. In particolare – scrivono – o pone a carico dell’edificante l’obbligo di cedere gratuitamente al Comune, per la realizzazione di spazi pubblici, una superficie pari, mediamente, al 50% dell’area interessata dall’intervento –  o in caso di interventi residenziali, agli oneri aggiuntivi si aggiunge poi un ulteriore onere (in natura e/o in denaro a favore dell’edilizia sociale, che poteva essere graduata diversamente. Il tutto con il rischio di rendere antieconomici gli interventi previsti e, quindi, di bloccarli”.

“A ciò – sottolineano Santini, Borselli e Di Vito – si aggiunge poi il rischio, per i proprietari di aree interessate da previsioni di nuova edificazione, di vedersi espropriare la quota parte della relativa area destinata a spazio pubblico, qualora il Comune intenda darvi corso prima dell’intervento del privato”.

I tre consiglieri comunali sottolineano come la previsione di oneri aggiuntivi “implichi che per tutti i nuovi insediamenti (ovverosia le nuove costruzioni) sia necessario il ricorso a strumenti attuativi (Piano Attuativo; Progetto unitario convenzionato; Permesso di Costruire convenzionato) molto gravosi: sia per i cittadini (in termini di costi, tempi e complicazioni burocratiche), sia per gli Uffici comunali, considerando che durante la vigenza del regolamento urbanistico 2004 e la successiva Variante del 2012 i Piani Attuativi approvati furono di pochissime unità”.

“Strumenti attuativi sono inoltre previsti anche per molti altri interventi di cui alcuni estremamente complessi come gli interventi all’ex scalo merci, alle Ex officine Lenzi e all’Ex Molino Pardini – proseguono gli esponenti di SìAmoLucca – La logica conclusione di tutto ciò è un prevedibile ingolfamento e conseguente paralisi degli Uffici comunali preposti, con la pure prevedibile conseguenza che – dal momento che le previsioni del Piano hanno valenza quinquennale – la gran parte degli interventi e, quindi, degli obiettivi del Piano non si realizzeranno. Manca inoltre un chiaro ed inequivoco criterio in base al quale, per i vari interventi, il Piano operativo prevede la superficie da cedere gratuitamente al Comune per la realizzazione di spazi pubblici così come per gli interventi in aree degradate e dequalificate. Per quanto concerne poi gli interventi ammissibili nelle aree non soggette a nuova edificazione, molto spesso sono previsti incrementi di superficie predeterminati in una percentuale fissa rispetto all’edificato esistente”. 

La lista civica tocca poi un altro aspetto. “Il Piano Operativo prevede un anche un massiccio ricorso agli espropri per la realizzazione di opere pubbliche, molte quali di dubbia utilità e necessità, fino a prevedere l’esproprio di oltre 2400 particelle fondiarie, di cui meno della metà per viabilità  –  affermano Santini, Di Vito e Borselli -. In sostanza il Piano prevede di colpire, con espropri, qualche migliaio di famiglie e, quindi, con effetti sproporzionati tra sacrificio imposto al singolo cittadino e benefici dell’opera”. Infine una considerazione su trasparenza e tempi. “Il Piano Operativo è composto da 57 volumi a cui si aggiungono oltre 190 tavole cartografiche – concludono gli esponenti di SìAmoLucca – e a questo va aggiunto che ai consiglieri comunali sono stati concessi solo 22 giorni per esaminare la pratica e redigere gli eventuali emendamenti. Uno scandalo”.

Critica i tempi e le modalità della concertazione del piano anche il consigliere del gruppo misto, Enrico Torrini: “Abbiamo iniziato a parlare di piano operativo nel 2018, quando si valutavano i contributi pervenuti, con un approccio che io definirei schizofrenico, con forti accelerazioni e successive inspiegabili pause. Per arrivare poi all’ultimo periodo in cui la commissione è stata convocata 3 volte a settimana per oltre 2 ore per seduta, è stata una maratona”.

“A nulla – prosegue – sono serviti i nostri richiami in epoca precedente a riprendere i lavori in tempo utile, ma questo è l’approccio di questa amministrazione nei confronti di chiunque, presuntuosa, prepontente e non curante delle richieste di cittadini e consiglieri comunali. Non ultima l’annullamento della commissione urbanistica, prevista per il 25 ottobre (ieri, ndr), la mattina per il pomeriggio, motivata per le vie brevi da una contemporaneità di una riunione di maggioranza per mettersi d’accordo su come gestire il consiglio comunale sul piano operativo e chi e come avrebbe dovuto rispondere, evidentemente le repliche precise del consigliere Guidotti a tutte le pregiudiziali, peraltro condivisibili, sono frutto di quella riunione, legittima, ma irrispettosa. In sostanza il presidente Giannini ha imbiancato arbitrariamente le agende di tutti i consiglieri che, vi garantisco hanno molti altri impegni ed hanno messo al centro gli impegni amministrativi, compromettendo spesso anche le proprie attività professionali e familiari”.

“Giungiamo finalmente alla fine – afferma Torrini – di questo iter durante il quale la città di fatto è rimasta bloccata, sia perché le varianti da un certo periodo in avanti potevano essere fatte solo se di interesse pubblico, sia per i noti motivi, non riconducibili al piano operativo, relativi alle inefficienze dell’ufficio edilizia privata di questo comune che come ebbi a dire ‘potevamo scrivere sulla porta : lasciate ogni speranza voi che entrate’, rallentando di fatto tutta l’edilizia lucchese. Che poteva riprendere fiato con l’operazione Manifattura, ma non siete stati buoni nemmeno con quella. Per fortuna ci hanno pensato i vari bonus edilizi a ridar fiato al volano dell’economia per antonomasia, l’edilizia. Veniamo al piano. Per esaminare compiutamente tutta la documentazione i tecnici là fuori, su quali ricade tutta l’attività, che si interfacceranno con i cittadini, si renderanno necessari almeno 100 giorni lavorativi, per questo motivo si chiede che dopo l’adozione si conceda ai cittadini almeno 120 giorni, in luogo dei previsti 60, per la presentazione delle osservazioni in modo da consentire alle associazioni di categoria, alle categorie professionali ed a tutta la cittadinanza di prendere piena visione del nuovo strumento urbanistico in modo da potere proporre osservazioni consapevoli e mirate. Ci viene riferito che quello che io ritengo un patrimonio, gli ordini professionali, non siano stati minimante coinvolti per la condivisione dei criteri generali, ma questa è la logica di intervento: l’imposizione senza contraddittorio. Il piano come ormai noto prevede il consumo zero del suolo, potremmo anche essere d’accordo, ma limitare gli ampliamenti a quei pochi metri quadrati dai 16mq ai 30mq, in luogo degli attuali 180 metri cubi, significa scoraggiare qualsiasi tipo di intervento, che ci faccio con 20 metri quadrati di ampliamento? Mi costa di più allestire il ponteggio che realizzare lo sgabuzzino. Nella parte relativa alle schede norma rilevabile negli elaborati QP. IV. B, ci sono 84 aree di grandi dimensioni che rappresentano le più ampie realtà urbanistiche ed edilizie del territorio comuna di Lucca. Ci sono caserme, aree non edificate, aree degradate, aree per nuove funzioni produttive, ampliamenti di attività commerciali, infrastrutture varie di viabilità e parcheggi. Nelle quali sono indicate tutte specifiche di intervento, per cui non si può uscire dal seminato di questa amministrazione, anche se sta volgendo al termine. In sostanza con l’adozione di questo piano, scattano le norme di salvaguardia previste dall’articolo 109 ( che spero sia stato modificato al comma 2), fino alla definitiva approvazione e poi per i 5 anni successivi. Quindi anche in questo caso emerge la prosopopea di una amministrazione al tramonto che vuole ingessare le scelte future, 5 anni, quasi 6 sono. In tutte le circostanze che interessano la nostra vita, in tutti gli ambienti, viviamo in un eccesso di normato, per quale motivo si deve necessariamente indirizzare, blindare ed obbligare i cittadini a muoversi tra vincoli sempre più stretti? L’urbanistica è una bella materia, disegna le città con le giuste regole, qui non ci sono regole, ci sono dettami precisi di fatto inderogabili. Si chiede qundi: di inserire istituti di maggior flessibilità e come già detto estendere i termini per la presentazione delle osservazioni a 120 giorni. Premesso questo rileviamo che è inammissibile adottare un piano operativo conservativo come questo a 6 mesi dalle elezioni”.

Per Daniele Bianucci, consigliere di Sinistra con Tambellini, invece, il piano operativo è una vera occasione per la città, che opera un “lavoro di ricucitura da portare avanti con cura e passione. Non ci sono più gli interessi di 20 anni fa: la fase storica è diversa, probabile che le osservazioni saranno meno. Il dato politico vero di questo piano è il cambio di rotta che questa amministrazione introduce”.

“Sappiamo, a causa della pandemia, l’importanza delle aree pubbliche – commenta Bianucci -. Voglio anche evidenziare l’opportunità di consentire politiche green nei quartieri, sul patrimonio edilizio non più efficiente. Questo è volano di rilancio economico, saranno riqualificazioni importanti per dare maggiore dignità al territorio. Importante è anche la qualificazione del parco fluviale, direzione in cui l’amministrazione ha sempre lavorato anche attraverso percorsi partecipati.  Un piano, insomma, lungimirante ed efficace per la città”.

Dalle fila dell’opposizione rincara ancora la dose Remo Santini, di SiAmo Lucca: “Questo atto non cancella la mancanza di visione di questi 10 anni. Il centro storico è stato trasformato in una mangiatoia a cielo aperto, con sempre meno residenti e pochi stalli per loro. Ricordo l’obbrobrio dei Quartieri social a San Concordio e la perdita dei finanziamenti Pinqua per Ponte a Moriano, per rimarcare il fallimento di questo decennio. L’assessore Mammini ha riepilogato all’insegna degli slogan questo piano, come servizi a chilometro zero, ordinata e solida rete di relazioni infrastrutturali. L’assessore usa le stesse modalità di chi un tempo criticava. Non possiamo che definire questa illustrazione con molti buchi vuoti, non soddisfacente. Ci saremmo aspettati e faremo domande degli approfondimenti ficcanti, che andavano nella materia, e invece siamo rimasti in superficie. Apprezziamo la franchezza e il piglio della Mammini ma non si è soffermata sul contenuto. Ribadisco i punti di questo strumenti che non ci piacciono: da un lato esaspera alcuni principi appena accennati dal ps e dall’altro introduce novità mai discusse. Andiamo sui numeri: la cosa più clamorosa è che nel territorio rurale sarà consentita più nuova edificazione che in territorio urbanizzato. Questo piano fa ampio ricorso agli espropri, per opere pubbliche, alcune di dubbie utilità. Qualche migliaia di famiglie saranno così colpite da questo piano”.

“Ci auguriamo – va avanti – che le osservazioni che arriveranno vengano ponderate per bene e non valutate in modo approssimativo per far prima. Tornando all’esposizione della Mammini, infarcita di luoghi comuni, ci piacerebbe che scendesse nello specifico di singole aree, perché si è deciso di procedere in un modo anziché in un altro, per permettere ai cittadini di avere dettagli in più sugli interventi consentiti. Sappiamo che il piano operativo non determina lavori pubblici, ma vorremmo che l’amministrazione scendesse nel dettaglio delle previsioni: nei numeri che abbiamo visto non vediamo nulla di diverso dalla cementificazione che si dice appartenere al passato. Quante sono le persone, infine, che hanno partecipato al percorso che l’amministrazione dice di aver inaugurato prima di altri? Nel parco fluviale si potrà costruire o no? Speriamo di no, perché intanto sono 3 settimane che al campo nomadi si sta costruendo una casa abusiva”.

Per Gabriele Olivati, consigliere di Lucca Civica e vicepresidente della commissione urbanistica “Lucca è città di particolarismi, frammentata, difficile da gestire e da pianificare – ha affermato -. Ci sono molti luoghi in cui l’urbanizzazione si è addensata senza lasciare spazio alle aree pubbliche. Tuttora soffriamo dei mezzi pesanti che arrivano fin quasi dentro al centro storico e la mancanza di spazi per la collettività nei quartieri. Durante la pandemia abbiamo riscoperto l’importanza di avere vicino un luogo dove stare bene. In Italia non siamo riusciti ad avere mai una legge nazionale urbanistica chiara: si va avanti con leggi regionali diverse e questo non favorisce una cultura urbanistica completa. Abbiamo provato a Lucca a dare forma a uno strumento che funzioni, insieme al piano strutturale, per almeno 15 anni e questo è fondamentale per dare fiato a chi lavora. Le città si rinnovano in continuazione, sarà sempre così. Ora parte il lavoro delle osservazioni, speriamo di poter migliorare ulteriormente questo strumento: faccio appello ai consiglieri a credere nel loro ruolo di cinghia di trasmissione con la cittadinanza per invitare al confronto costruttivo, a far conoscere e diffondere, per un ulteriore dibattito con le controdeduzioni. Questo è il momento del sogno e delle soluzioni concrete, dobbiamo risolvere i problemi rimasti in sospeso per decenni. La cittadinanza non ci perdonerà – a nessuno, destra e sinistra – il non farlo. Che il piano possa essere una festa della democrazia”.

Critico Fabio Barsanti, consigliere di Difendere Lucca: “Ci sono voluti 5 anni per fare il piano strutturale e altri 5 per fare il piano operativo. L’assessore parlava di un piano che fa ordine e mette a sistema e su questo mi trova d’accorda. Questo piano fotografa l’esistente e non si può che ringraziare i tecnici per il lavoro condotto. Proprio perché molto laborioso, il piano è complesso da leggere. Tuttavia c’è una mancanza di visione, una debolezza di quella che è la direzione dove vogliamo traghettare la città. A livello concreto ci sono sì pezzi di piano che possono migliorare per esempio la viabilità, come l’asse suburbano che aspettiamo da tempo, o il casello di Mugnano. Oltre questo non vedo la volontà di andare oltre. Penso a Pisa e Livorno, al dibattito regionale sul ruolo dell’aeroporto o sull’ampliamento della darsena del porto: a Lucca invece manca l’interrogarsi sul ruolo che si vuole ricoprire nel futuro anche in un’ottica di area vasta. Se scorriamo le schede norma vediamo che tra le aree verdi rimaste nei quartieri c’è un certo consumo di suolo previsto. Le cosiddette aree di verde inutilizzato subiranno cementificazione, costellata comunque di servizi per la cittadinanza come controparte. Quelli che sono i grossi contenitori o le aree degradate, rilevo che la mancanza di idee in queste zone è evidente. Si è sbloccato molto poco in questi 10 anni”.

“Un piano tanto bello a parole e dannoso nei fatti”, lo bolla invece il consigliere di SiAmo Lucca, Alessandro Di Vito. Un piano che, sostiene: “risente di un certo dirigismo da parte del Comune. Questo piano persegue un indirizzo di pensiero che a me non piace e tende a penalizzare la proprietà privata. Ne è un esempio il fatto che debba andare al sociale il 5 per cento degli interventi. Chi è quel fesso che va a costruire a proprie spese per dare una parte al sociale? Questo piano creerà problemi ai cittadini, non li risolverà. Bisognerà riflettere sui pericoli che le norme che proponete porteranno alla città”.

Difende il nuovo strumento il presidente della commissione urbanistica, il consigliere Pd, Gianni Giannini: “Questo – ha detto – è un piano che va incontro alle aspettative del cittadino e si mostra attento al benessere ed al miglioramento della vivibilità sul territorio. Un piano che concede ‘sensata flessibilità’ di intervento, ma al tempo stesso conferma e implementa regole a difesa del consumo di suolo e tutela la tradizione storica del patrimonio edilizio cittadino in piena sintonia con le leggi nazionali e regionali. Un piano che incentiva collaborazione con i privati per interventi sui grandi contenitori, ma che al tempo stesso, recupera spazi e servizi da riportare a pubblico uso. Un piano attento alle diverse abilità che sottolinea le criticità sul territorio e del patrimonio edilizio in essere e dà precisi indirizzi d’intervento, per favorire l’accessibilità non solo per forme conosciute di disabilità ma per tutti i cittadini che hanno temporanea limitazione delle funzioni Un piano – rincara – che propone e progetta prospettive di nuove viabilità per allentare il traffico cittadino e migliorare la vivibilità dei quartieri, e promuove in anticipo con progetti d’indirizzo, opere strutturali che le prossime Amministrazioni potranno andare a concordare con gli enti competenti la realizzazione”.

“Dopo il tempo dei contributi per la stesura del piano – ha proseguito -, continua ora con le osservazioni il tempo della partecipazione attiva del cittadino e delle professioni a quella che vien da definire come l’essenza della partecipazione e del dialogo fra cittadinanza e amministrazione. Ci sono 60 giorni per presentare osservazioni di  merito che potranno migliorare ancora il piano e tutte quante avranno diritto a risposte dirette di accoglimento o di inammissibilità, da parte della amministrazione. Un lavoro lungo ed impegnativo che potrà ancora portare a variare singole previsioni , (in questo caso nessuno ha vantato la perfezione), ma non sarà certo concesso di variare la visione politica d’impianto del piano. Insieme ai consiglieri di maggioranza abbiamo espresso parere favorevole al quadro propositivo del piano operativo che oggi il consiglio è chiamato a votare per l’adozione”.

Poi Giannini si è rivolto all’opposizione: “Dispiace che i consiglieri di minoranza, votando contro, non abbiano colto la bontà del lavoro svolto e che forse in maniera un pò strumentale, dopo ben 11 commissioni dedicate all’approfondimento della struttura ed impianto del Piano, rilancino pubbliche accuse di non aver avuto sufficiente tempo per capirne la logica.  Sia nelle sedute di commissione, che dagli uffici tecnici con incontri dedicati, è sempre stata data tutta la disponibilità e tempo necessari all’approfondimento, ed ogni consigliere ne ha profittato secondo propria concessione di tempo e di personale interesse per la materia. Quindi, oggi, l’invito a riconsiderare le posizioni di contrarietà, lo rivolgo a tutto il Consiglio perché con voto unanime si esprima favorevolmente per l’adozione della proposta”.

Per il consigliere M5S Massimiliano Bindocci “questo piano prevede la cementificazione – sostiene -. Sono perplesso dalla procedura e non credo che parteciperò al voto, visto che ritengo valida la pregiudiziale espressa. Dobbiamo superare la logica degli schieramenti, come ha detto Di Vito, e iniziare oggi la discussione. Non si capisce, da questo piano, quale sia l’idea di città, tra scelte di calce e martello e altre di segno opposto: sembra un lavoro troppo proiettato alla scadenza elettorale. Si tratta di una questione etica, a 6 mesi dalle amministrative si apre il mercato delle osservazioni e questo non va bene. Io sto dalla parte degli alberi che verranno abbattuti e del verde che sarà ricoperto. I numeri letti da Remo Santini rivelano che c’è un impatto veramente importante sull’ambiente”.

Le parole dell’assessore all’urbanistica e del sindaco suscitano alcune repliche. La prima è quella del consigliere Fabio Barsanti: “Il sindaco e la Mammini a parole ci hanno ipotizzato un enorme scenario di cambiamento, ma bisogna guardare ai risultati. Non è banale dire che siamo a 7-8 mesi dalle elezioni perché è tempo di bilanci e molte delle opere che sono nel piano operativo non sono realtà oggi. Si nota un’elevata propensione alle rotonde e in effetti oltre a questo poche altre tracce ha lasciato questa amministrazione”.

Anche il presidente del gruppo consiliare Fdi, Marco Martinelli, ribatte al primo cittadino: “Una breve replica a quanto ha dichiarato il sindaco: in primo luogo direi e certificherei la mancanza degli impegni presi in consiglio comunale dal primo cittadino, che disse nel 2012 che in un anno avremmo avuto il nuovo piano strutturale. Invece nel 2013 arrivò un piano strategico di dubbia utilità e solo nel 2016 arrivò in consiglio il piano strutturale promesso. Questo è un evidente mancato rispetto degli impegni presi e una riprova che in 10 anni questa amministrazione ha fatto tanti annunci e si arriva alla vigilia delle elezioni per l’adozione del piano operativo. Questo influirà in modo pesante sull’esito delle prossime elezioni perché le osservazioni presentate dai cittadini resteranno in sospeso fino alla prossima consiliatura. Si creeranno così aspettative e solo dopo il periodo elettorale verrà data una risposta. Il piano operativo influirà sul disegno che avrà il territorio di Lucca ed è un atto importantissimo, sarebbe stato opportuno portarlo prima all’attenzione del consiglio”.

Gli emendamenti

Sono nove le proposte di emendamento alle norme del piano operativo proposte dai consiglieri Simona Testaferrata e Marco Martinelli di Fratelli d’Italia. Un lavoro presentato nel corso della discussione dalla consigliera membro della commissione urbanistica. Due emendamenti riguardano l’articolo 8, che riguarda la disciplina di gestione degli insediamenti esistenti e gli standard urbanistici: col primo i consiglieri propongono di portare a 1600 metri quadrati di superficie soggetta a trasformazioni, da 800 metri quadrati che appartengono alla norma, il limite per far scattare gli standard aggiuntivi dovuti in seguito a interventi di ristrutturazione urbanistica o sostituzione edilizia con contestuale cambio d’uso e frazionamento; col secondo si propone di assumere che per ogni abitante insediato o da insediare corrispondano mediamente 50 metri quadrati di superficie edificabile/edificata, pari a circa 160 metri cubi vuoto per pieno, invece che 25 metri quadrati e 80 metri cubi, come prevede la proposta di piano e il decreto ministeriale 1444/68.

Testaferrata e Martinelli propongono inoltre di emendare il comma 2 dell’articolo 9 sulla disciplina delle trasformazioni, in modo che il costo di realizzazione e cessione di opere di urbanizzazione e standard non superi il valore dell’indennità di esproprio delle aree da cedere e, in caso di superamento, propongono che la maggiore differenza sia utilizzata per la quota, prevista dalla legge, da destinarsi alla edilizia residenziale pubblica. Dell’articolo 13, che riguarda l’attuazione del piano, le definizioni e gli interventi urbanistici ed edilizi, Martinelli e Testaferrata vogliono emendare il comma 2, per aumentare il raggio della resede di pertinenza di un edificio, portandolo da 30 a 50 metri, dall’impronta a terra delle murature portanti esterne dell’edificio.

I due consiglieri di Fratelli d’Italia propongono inoltre di riunificare la destinazione direzionale e di servizio in un’unica categoria di destinazione d’uso, come era nel vecchio regolamento urbanistico, mentre il piano operativo l’ha suddivisa nelle due sub-categorie, direzionale e di servizio, con l’articolo 16 sulle definizioni delle categorie funzionali, comma 2. Dell’articolo 20, che va a disciplinare la dimensione minima delle unità immobiliari residenziali, Martinelli e Testaferrata propongono di modificare le superfici minime a seguito di frazionamento, accorpamento e cambio d’uso. Con l’emendamento all’articolo 103 sulla ricognizione della disciplina dei beni paesaggistici, invece, i due consiglieri propongono il rilascio dei titoli edilizi per le aree vincolate per legge che hanno perso i caratteri qualificanti e per le aree vincolate che risultino gravemente compromesse e degradate senza il procedimento di autorizzazione paesaggistica. Martinelli e Testaferrata vogliono intervenire anche sull’articolo 109, modificando le norme di salvaguardia e, infine, emendare le prescrizioni che il piano assume dalla sovraordinata disciplina dei beni paesaggistici del Pit (piano di indirizzo territoriale) regionale.

Fratelli d’Italia: “Con il nuovo piano operativo rischio blocco dei cantieri”

Sono ben venti, invece, gli emendamenti presentati da SiAmo Lucca, illustrati dal consigliere Alessandro Di Vito. Molti riguardano alcuni quartieri o frazioni della periferia come, in particolare di San Concordio: “Un’area oggetto in questi anni di numerose contestazioni riguardo a scelte urbanistiche imposte dalla giunta Tambellini, i nostri emendamenti sono rivolti a difendere quel poco di territorio ancora non urbanizzato e ad una maggiore difesa del verde”. Il gruppo di opposizione propone “maggiore trasparenza sulle possibilità di trasformazione di immobili industriali, di evitare norme che favoriscano in modo eccessivo il passaggio di strutture a strutture turistico/recettivo all’interno delle Mura urbane, perché questo non favorirebbe l’aumento di residenti nel centro storico”.

Piano operativo, raffica di emendamenti da SiAmo Lucca: “Più trasparenza sulle trasformazioni di immobili industriali”

 

Un emendamento è stato presentato anche dal consigliere di maggioranza Gabriele Olivati (Lucca Civica), una richiesta molto tecnica per andare a correggere le norme di salvaguardia, emersa dopo il dibattito in commissione. Il consigliere Lucio Pagliaro (Pd), invece, propone di vietare la realizzazione di scale esterne che interessano i prospetti fronte strada dell’edificio e/o quelli che si affacciano sugli spazi di valenza funzionale, con l’eccezione delle corti.

Un emendamento anche a firma del capogruppo di SiAmo Lucca, Remo Santini, che propone di cancellare le norme tecniche di attuazione e gestione dei commi b.11 e b.12 dell’articolo 17.

L’ultimo emendamento, infine, è stato presentato da Gianni Giannini (Pd) e riguarda i nuovi manufatti per l’attività agricola amatoriale, con fondo agricolo non inferiore a 300 metri quadri. La richiesta è quella sostituire l’estensione della superficie edificabile a 30 metri quadri, anziché 20.

Accolti cinque emendamenti, fatti propri dall’amministrazione: il numero 4 di Martinelli-Testaferrata (modifiche all’articolo 13), il secondo presentato dal consigliere Di Vito (“consentire che i pali delle recinzioni dei fondi agricoli possano essere fissati al suolo anche mediante calcestruzzo”) e quelli dei consiglieri Olivati, Pagliaro e Giannini.

 

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