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Manifattura, Lucca in Azione all’attacco: “Comune è andato avanti ostinatamente sulla sua strada ma senza successo”

Dal partito di Calenda anche l'ombra delle decisioni del tribunale delle imprese: "Rischio di conseguenze onerose per la comunità sull'appalto Piuss"

Manifattura, è ancora polemica. A tenerla alta è Lucca in Azione, il punto di riferimento locale del partito di Carlo Calenda.

“La rigenerazione della manifattura – si legge in una nota – è stata affrontata in maniera organica e unitaria col progetto Piuss Lucca Dentro dalla giunta Favilla. Il Piuss, definito dal disciplinare regionale come atto di pianificazione complessa urbana, in attuazione dei principi del governo del territorio, fu approvato con voto unanime del consiglio comunale nella primavera del 2009 e come tutti gli strumenti urbanistici attuativi dopo 10 anni ha perso di efficacia per le parti che non hanno avuto attuazione. La giunta Tambellini ha inserito la manifattura sud nell’elenco degli immobili da vendere fin dall’inizio del primo mandato, al prezzo base d’asta di 6,5 milioni di euro, perché evidentemente ha ritenuto di non possedere le risorse politiche e tecnico-amministrative necessarie per gestire il processo realizzativo, né la capacità di coinvolgere gli operatori economici, che nel 2009 avevano inviato una manifestazione d’interesse sul progetto Piuss – Lucca Dentro”.

“Abbiamo ben chiara – dicono da Lucca in Azione – la netta separazione nella parte nord della manifattura, dove sono stati iniziati i lavori già nel 2014, poi rimodulati con un nuovo accordo di programma, delibera giunta regionale toscana 672 del 12 liglio 2016, che prevedeva la conferma del contributo ammissibile regionale di 8.979.376,00. Il consiglio comunale accolse la rimodulazione dell’accordo di programma, con l’atto di indirizzo, delibera 44/2016, in cui “vengono individuate nuove funzioni da localizzare nel complesso immobiliare della ex manifattura tabacchi interessata al programma Piuss – Lucca Dentro”. Congiuntamente venne approvato anche il masterplan, redatto di concerto con la Soprintendenza, “quale atto di indirizzo che costituisce il quadro di riferimento dei futuri atti di pianificazione urbanistica e comunque dei procedimenti finalizzati a porre in essere interventi di riqualificazione del complesso immobiliare della ex manifattura tabacchi”. Il Masterplan del 2016, pur avendo valenza di mero atto d’indirizzo, fissava i presupposti progettuali, condivisi con la Soprintendenza e con la Regione, che aveva confermato i finanziamenti, per rilanciare la fase esecutiva della realizzazione del progetto Piuss, anche sulla base dei mezzi finanziari disposti dal mutuo aperto con Cassa depositi e prestiti. La seconda giunta Tambellini, invece, continuando a ritenere di non disporre delle risorse e competenze necessarie, ha deciso ostinatamente di percorrere un’altra strada e con delibera 93 del 28 dicembre 2017 ha inserito la porzione sud della Manifattura nel piano delle alienazioni 2018 a un costo base d’asta di 4 milioni di euro”.

Nessuno mette in discussione la possibilità di vendere un immobile pubblico – spiega Azione – ma una pubblica amministrazione non dovrebbe cedere in modo definitivo un bene comune con elevata potenzialità di sviluppo, che oltretutto è strategico per l’equilibrio urbanistico della città, delegando la politica territoriale sui beni comuni a terzi. Dovrebbe invece sviluppare una propria strategia organica di rigenerazione urbana e creare gli strumenti attuativi per poter attrarre gli investitori in un sano rapporto pubblico privato, avendo ben chiare le dovute cautele per avere margini di gestione e scongiurare risultati inattesi. Il primo strumento per attrarre e coinvolgere gli imprenditori in un progetto pubblico privato è disporre di uno strumento urbanistico vigente, chiaro, flessibile e attuabile. Il piano operativo attualmente adottato, che ha innescato la doppia conformità, è ben lontano da queste prerogative. Il recente interesse all’acquisto della Fondazione Crl ha colto la pubblica amministrazione impreparata, perché nel frattempo il Piuss ha perso efficacia e il piano operativo non era ancora disponibile. Con scarsa consapevolezza è stata promessa una variante, frettolosamente predisposta come integrativa al Piuss, che avrebbe dovuto consentire la realizzabilità del progetto proposto dalla Fondazione con l’apporto di Coima Sgr, in qualità di consulente e gestore del fondo chiuso creato ad hoc. Purtroppo, nel frattempo le previsioni progettuali del piano Piuss, che non hanno avuto concreta attuazione, sono divenute inefficaci e conseguentemente, secondo la procedura prevista dalla variante, è necessario predisporre il piano attuativo su tutto il complesso manifattura (sud e nord), cosa che rende il percorso ancora più complesso“.

“A questo quadro – aggiunge  Azione – si è aggiunta la manifestazione d’interesse di Tagetik, disposta a prendere in affitto la parte della manifattura sud prospiciente la Cittadella. Come fare per non perdere questa opportunità, che costituirebbe un driver formidabile per l’operazione? Per superare il problema urbanistico del cambio di destinazione d’uso, si afferma con un colpo d’ingegno, che non c’è variazione urbanistica sostanziale, perché la produzione di software, attività prevalente di Tagetik, è assimilabile di fatto a un’industria 4.0. Si assume quindi con delibera di giunta il parere dell’avvocato Traina, per cercare di sostenere la decisione del dirigente comunale che deve firmare la pratica: poiché egli continua a opporre qualche condivisibile resistenza, si sposta ad altro incarico, chiamando un nuovo dirigente che si trova, suo malgrado, nella stessa imbarazzante situazione. Nel frattempo, si mette all’asta la parte della manifattura che dovrebbe accogliere Tagetik, con la speranza che Fondazione Crl acquisti, per rispondere forse a una promessa elettorale non esaudita. Ma, colpo di scena, Fondazione Crl non partecipa all’asta ……. il resto è cronaca”.

“Tutto quanto sopra rappresentato permette di concludere – dice Azione – che i lavori nella parte nord si sono fermati per le vicende conosciute, non totalmente ascrivibili alla pubblica amministrazione; tuttavia la gestione del contenzioso avrebbe indotto chiunque a essere più accorto. Alcune indiscrezioni riportano, infatti, che l’amministrazione non abbia prodotto le controdeduzioni alle riserve esposte dalla ditta appaltatrice. Se ciò corrispondesse al vero, la causa giacente al tribunale delle imprese di Firenze potrebbe avere conseguenze molto onerose per la comunità lucchese e costituirebbe una pesante eredità che questa giunta lascia ai successori.  Questa purtroppo è la dura realtà”.

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