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Uniti per la Manifattura: “Ignorato il processo partecipativo per il futuro dell’ex industria”

L'associazione stigmatizza il caso: "Il Pd cancelli la parola partecipazione dai propri programmi e dal proprio vocabolario"

Uniti per la manifattura, strali al Comune sul tema della partecipazione.

“Mentre si continua a blaterare di partecipazione e unità di intenti, slogan elettorale del Partito Democratico, questa è la realtà – dicono dall’associazione – Il percorso partecipativo richiesto, in base alla legge regionale 46 del 2013, in merito alla destinazione della ex manifattura, con le firme di 1400 cittadini  e consegnato a settembre alla Regione è stato ignorato. Ce lo comunica la Società dei territorialisti e delle territorialiste, capofila della procedura avviata, con loro, da noi e da altre associazioni e comitati del territorio per richiedere, appunto, il processo partecipativo in merito alla destinazione di parte dell’ex manifattura sud. E da parte del sindaco e dell’Agenzia per la partecipazione della Regione Toscana? Nessun segno. Silenzio assoluto. Ulteriore  dimostrazione di grave mancanza di rispetto verso i cittadini e verso le istituzioni”.

“L’amministrazione comunale non solo non si è degnata di rispondere, snobbando i cittadini e la legge – dicono da Uniti per la Manifattura – ma nel frattempo ha pure svenduto 6mila metri quadri del bene in questione per una cifra ridicola a un acquirente che è tuttora anonimo. Ci chiediamo quale considerazione ha del cittadino questa amministrazione: sindaco, giunta, consiglieri, candidato futuro sindaco. Uno di loro, scelto nel segno della “continuità”: Francesco Raspini. Con quale faccia si proclamano il partito della partecipazione e delle primarie? Solo fuffa. Hanno ampiamente, e in molte occasioni,  dimostrato di considerare il governo della cosa pubblica un fatto loro. Si sentono in diritto di decidere per tutti senza nessuna apertura all’ascolto. Con una maggioranza di una manciata di voti. Citiamo per tutti l’esempio di San Concordio. Quattro petizioni in due anni, sottoscritte complessivamente da migliaia di cittadini, cui non è mai stata data risposta, in violazione dello statuto comunale. Questa non è più democrazia, ma una sorta di autocrazia dove le risorse disponibili sono investite in modo orientato da interessi che non corrispondono più al bene comune”.

“Si comprende perché tra il cittadino e i partiti politici si è creato distacco: una sfiducia generalizzata – conclude la nota – Tanto che appena la metà della popolazione si reca al voto. Almeno fateci il piacere di non sbandierare più la parola partecipazione. Anzi, cancellatela proprio dai vostri programmi. Dal vostro vocabolario. Una parola e un principio che avete troppe volte violato e tradito”.

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