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Elezioni 2022, Bertini e Franchi: “Serve una larga coalizione antioligarchica, ambientalista e di impegno civile”

I due ex sindacalisti per una candidatura a sinistra: "Diamoci dei tempi dentro cui stare ma occorre anche tanta pazienza e capacità di ascolto e di mediazione, rispetto delle persone e delle proposte"

“Una larga coalizione antioligarchica, ambientalista, di impegno civile e per la giustizia sociale è un bene comune per Lucca”. La pensano così gli ex sindacalisti Cgil Virginio Giovanni Bertini e Umberto Franchi.

“Quartieri massacrati dal cemento come San Concordio – dicono – Invece che demolire si pensa, con il nuovo piano operativo urbanistico, a distruggere isole di verde, paesi della Piana sepolti vivi dalle nuove colate di asfalto degli imminenti assi viari, periferie sempre più degradate senza servizi  e isolate dal centro storico, centro cittadino quasi ridotto a museo per un turismo mordi e fuggi, svendita totale o parziale di aziende pubbliche o comunali e di beni architettonici culturali di proprietà pubblica come la ex Manifattura Tabacchi, dramma per chi ha bisogno del pronto soccorso o di prenotare una visita specialistica, studenti per anni nei container. E la sfilza potrebbe continuare, dalla mancanza di un piano di mobilità dolce e alternativo a livello comunale e della Piana ad una vera politica industriale del riciclo delle materie seconde nella logica dei rifiuti zero, dalla mancanza di un piano straordinario per lavoro nuovo, pulito e di qualità, di un intervento forte per contribuire a tutelare redditi e pensioni dall’aumento dei prezzi e tariffe , carovita che avanza in modo vergognoso, fino alle inesistenti iniziative mirate alla tutela dell’artigianato e del commercio locale”.

Consiglio comunale ridotto ad una pura dittatura della maggioranza – proseguono i due espoinenti – scelte politiche sempre più ibride ed opache, percorsi di ascolto e di partecipazione dei cittadini alle scelte importanti sul futuro della città completamente negati o manipolati, firme raccolte per la Manifattura 1400, per San Concordio 8000 per diverse petizioni, ascolto zero, disprezzo assoluto per i cittadini considerati meno che sudditi. Trasparenza? Partecipazione? Ecologia? Ma non scherziamo! E la situazione sembra precipitare sempre di più sia a livello nazionale che locale su questi binari. E il momento di tentare di unificare gli obiettivi costruendo dal basso una piattaforma condivisa unitaria ed articolata definendo in modo democratico i rappresentanti sociali e inventando anche forme di lotta e mobilitazione nuove e capaci di incidere di più. Al tempo stesso è necessario anche cercare di realizzare un ampio fronte di forze politiche, sociali, ambientali e territoriali, che mettendo da parte le differenze si aggreghino, con liste civiche e di partito con pari dignità, per contrastare questi disastri e a sostegno di un programma costruito dal basso, esaltando gli obiettivi comuni e dimostrando nei fatti, nel metodo e nella sostanza, di essere alternativi al centro destra e al centro sinistra, per essere presenti in modo forte alle prossime elezioni amministrative a Lucca”.

“Di cosa abbiamo paura? Cosa ci frena? – dicono Bertini e Franchi – Forse vale la pena uscire dai nostri orticelli e costruire una coalizione progressista, ambientalista e di impegno civile per bloccare una deriva socialmente iniqua, anti-ecologica e sostanzialmente oligarchica. Occorre una sorta di carta d’identità che definisca chi siamo, cosa non vogliamo e cosa vogliamo, una Carta dei principi e delle regole e un programma dettagliato e costruito dal basso. C’è bisogno del contributo di tutti, di una logica del più uno e non del meno uno, di liste di quartiere, di quelle contro gli assi viari, di liste tematiche e di quelle ambientali, di liste di impegno civile, di liste di partiti, dalla sinistra radicale all’area dei 5 stelle locali e all’area degli ecologisti”.

“E il candidato sindaco o candidata sindaca? – spiegano – Occorre definire un profilo ed un percorso democratico senza scelte precostituite e senza pregiudiziali ed anche qui occorre la partecipazione vincolante dei cittadini sostenitori di questa eventuale coalizione. La partecipazione reale, la cittadinanza attiva, le forme di autogoverno dal basso e la coerenza dei comportamenti dovrebbero essere la nostra cartina di tornasole. Per cambiare la realtà bisogna cominciare ad avere il coraggio di cambiare noi stessi. Uniti si può vincere o comunque pesare, divisi non giochiamo neanche la partita. Di tempo molto non ce n’è ma questo problema non va strumentalizzato da parte di nessuno perché la fretta è comunque una cattiva consigliera. Diamoci dei tempi dentro cui stare ma occorre anche tanta pazienza e capacità di ascolto e di mediazione, rispetto delle persone e delle proposte”.

“E questo è il momento di collegare la mobilitazione sociale e l’impegno politico con la P maiuscola – concludono – affinché i cittadini costruiscono  le loro liste, con  meno delega più cittadinanza attiva. Se parte questa giostra se ne vedrà delle belle e chi rimane fuori, chi si autoisolerà, rimpiangerà le sue scelte puramente identitarie ed autoreferenziali e questo vale sia per i partiti che per i gruppi civici, ma forse conviene pensarci prima, cioè ora”.

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