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Giornata contro l’omofobia, Sarti Magi: “Festeggiamo ancora una volta senza una legge contro i crimini d’odio”

Il candidato di Sinistra Con: "L’Italia necessita di un grande passo avanti sui diritti, sulla tolleranza"

Anche quest’anno ricordiamo e celebriamo il 17 maggio, Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, senza una legge contro i crimini d’odio”.

Così il candidato di Sinistra Con, Michele Sarti Magi, che prosegue: “Non esiste una legge perché, nonostante l’Italia sul contrasto ai crimini d’odio sia fanalino di coda tra i paesi europei, abbiamo una parte della classe politica che considera la tutela dei diritti, della libertà e della dignità di tutte e tutti, materia da poco. I sei mesi da quel vergognoso applauso all’affossamento del Ddl Zan sono passati. È tempo, ora, di far uscire l’Italia dall’arretratezza, con l’obiettivo comune di celebrare l’ultimo 17 maggio senza una legge contro i crimini d’odio”. 

Chi continua a gettare fango sul disegno di legge Zan o è ignorante o è chiaramente omofobico – commenta Sarti Magi – Continuare, incessantemente, a raccontare fake news sul testo è tipico di quello stile comunicativo della destra americana: dire tante volte una bugia per farla diventare realtà. Combattere le discriminazioni per orientamento sessuale, genere o disabilità, non significa togliere il diritto di opinione alle persone. Sia chiaro. Picchiare due ragazzi che si danno un bacio non è esprimere la propria opinione. Offendere per strada due ragazze che si tengono per mano non è esprimere la propria opinione. Prendere a calci e pugni un disabile, in quanto disabile, non è esprimere la propria opinione. Offendere e deridere una donna, in quanto donna, non è esprimere la propria opinione”.

“Gran parte della nostra classe politica non rispetta i tempi del paese – scrive il candidato –  L’Italia necessita di un grande passo avanti sui diritti, sulla tolleranza. Si pensi che, secondo i dati Istat di questi primi mesi del biennio 2020-2021, temono rimostranze per effusioni in pubblico il 69,7% degli uomini e il 65% delle donne. Oltre il 20% dichiara difficoltà in famiglia nel fare coming out, una persona su cinque, non eterosessuale, dichiara ripercussioni negative sul posto di lavoro. Se non è in primis la politica a combattere tutto ciò, quale direzione prenderà il nostro paese?”

“Investire sui diritti non significa spendere soldi a caso, come pensa qualche esponente politico lucchese – conclude – Investire sui diritti significa lavorare per il bene collettivo, di tutte e tutti, con il chiaro obiettivo di combattere un odio ancora troppo radicato. Lucca, in tutto ciò, con un grande Osservatorio dei Diritti, appartenendo al progetto Ready e lavorando con l’università di Pisa per mappare e studiare la qualità della vita delle persone appartenenti alla comunità Lgbtqi+, sta dando il chiaro esempio di quale sia il sentiero da percorrere: investire sui diritti, combattere l’odio e ridare dignità, tolleranza e rispetto alle persone”.

 

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