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Quartieri social, Viviani (Lista Civile): “La richiesta di risarcimento del Comune una chiara intimidazione”

Il candidato consigliere: "È stato un tentativo di reprimere il dissenso. Restano opere discutibili sia sul piano dell’utilità sia del decoro"

“Tutto è bene quello che finisce bene e certamente aver sollevato dalla mannaia del pagamento di centinaia di migliaia di euro i due malcapitati di San Concordio e quindi, per semplice analogia, anche gli altri due, è una buona notizia. Il modo però lascia più di un interrogativo”.

Così Massimo Viviani di Lista Civile dopo che la burrascosa vicenda sui quartieri social di San Concordio è finita, dopo mesi di lettere e accuse, con semplici “strette di mano”. Eppure, per Viviani, qualcosa non torna.

“Scoprimmo sul giornale dello scorso marzo che il Comune aveva chiesto a questi quattro oltre 100mila euro da versare in pochi giorni come risarcimento, poi più nulla – scrive – Nessuna richiesta di conciliazione fino ad oggi e con le elezioni alle porte, il ritiro di tutto quanto in modo da far apparire, ad alcuni, questa rinuncia del sindaco più come una grazia regale che un vero atto amministrativo”.

“Facendo il punto della vicenda – prosegue Viviani – sappiamo con certezza che il progetto definitivo fu redatto in fretta e furia nell’imminenza della scadenza. Quando il consiglio comunale affidò ad Erp la gestione di tutta l’operazione ‘quartieri social’, quest’ultima era già attiva, evidentemente grazie a sollecitazioni che forse meriterebbe chiarire. Lo stesso progetto definitivo, necessario per l’attivazione del finanziamento statale, è stato approvato da questa giunta nonostante avesse delle importanti carenze da un punto di vista tecnico: così sta scritto negli atti. Che dire poi delle varie progettazioni e varianti esecutive approvate per determina dirigenziale, semplici atti di gestione, che sono culminate nella distruzione di parte del patrimonio scolastico comunale?”.

“L’archiviazione più volte richiamata dal sindaco – si legge – ha riguardato solo alcuni aspetti della vicenda non certo l’intero processo amministrativo che, senza timori di smentita, è viziato da numerosi aspetti che richiederebbero un chiarimento e certamente non è così fuori luogo immaginare che le opere realizzate siano abusive e che lo stesso finanziamento concesso dalla Presidenza del Consiglio possa essere revocato con richiesta dei danni conseguenti. La cittadinanza attiva di San Concordio ha sostenuto in più occasioni la non conformità urbanistica degli interventi ed è in perfetta buona fede visto che, con soldi propri, aveva richiesto ad un esperto, l’avvocato Altavilla, se le opere di interesse pubblicodestinate alla distruzione di larga parte del Parco della Montagnola fossero da considerare conformi o meno agli strumenti urbanistici. Il parere autorevole è stato poi messo a disposizionedell’Amministrazione senza però avere alcun riscontro”.  

“Qui – prosegue – corre il pensiero a quando il sindaco, su sollecitazione di un privato, la Tagetik che richiedeva la possibilità di utilizzare la ex-manifattura senza cambio di destinazione d’uso e quindi senza pagamento di oneri; nonostante il parere contrario del dirigente responsabile, non esitò ad affidare, con soldi pubblici, la richiesta di un ulteriore parere ad un esperto e trasformare poi il parere ottenuto, che incidentalmente confutava quello del dirigente responsabile, in una direttiva di giunta. Si potrebbe anche aggiungere, a sostegno della tesi della non conformità, che le diverse destinazioni sulle aree di intervento dei Quartieri Social del nuovo Piano operativo possono apparire più una sanatoria che una vera programmazione urbanistica”.

Ma la cosa che colpisce di più nelle ‘scuse’ – spiega Viviani – è la nota sulla mancata volontà di repressione del dissenso. Come sappiamo tutti, quando in una famiglia arriva una lettera di richiesta di 100mila euro da pagare nel giro di pochi giorni come risarcimento danni, la sua fine è nella pila degli sconti tre per due sui detersivi: chi si preoccupa? Quando poi dall’altra parte c’è un Comune che paga con i soldi pubblici i migliori avvocati e dalla tua ci sono le riserve familiari che preoccupazione sarà mai? Ecco, mi domando se veramente questa amministrazione, che oggi si vorrebbe porre in ascolto della cittadinanza, crede che le persone, tutte, non abbiano visto nelle richieste economiche abnormi e poi prontamente ritirate, una evidente intimidazione e un tentativo di reprimere il dissenso”.

“La vicenda dei Quartieri social – conclude – insegna che i finanziamenti devono essere richiesti e utilizzati su progetti credibili e condivisi; le scorciatoie e la fretta portano inevitabilmente a opere pubbliche discutibili sul piano dell’utilità e del decoro per non parlare delle risorse economiche investite che, trattandosi di fondi statali, meritano certamente il maggiore rispetto. Di tutto questo si dovrebbe scusare l’amministrazione e di fronte all’intera città”.

 

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