Pieri (Forza Italia): “Rinuncia al risarcimento dai cittadini del comitato di San Concordio significa che la pretesa era priva di fondamento”

Per il candidato consigliere della questione dovrebbe interessarsi la magistratura contabile

“Esiste solo una parola per descrivere le mosse della giunta Tambellini-Raspini sulla vicenda del comitato San Concordio, ed è “follia”.  E siccome il delirio dell’amministrazione uscente non accenna a spegnersi, ma anzi (viste le recenti affermazioni dello stesso Tambellini) va acuendosi, occorre ribadire con forza come stanno le cose, e soprattutto chiarire il significato che assume, da un punto di vista giuridico, l’attività del Comune successiva alle cosiddette “scuse” pervenute da parte di due dei quattro cittadini di San Concordio raggiunti dalle azioni legali dell’amministrazione civica”. Lo premette Massimo Pieri, candidato di Forza Italia per Mario Pardini sindaco. 

“Come noto infatti, il Comune, dopo aver intimato a quattro cittadini di San Concordio di risarcire i presunti danni all’immagine dell’ente provocati dagli esposti di questi ultimi, ha rinunciato a coltivare la causa nei confronti dei due cittadini che, sotto la minaccia di dover pagare 100mila euro a titolo di risarcimento, hanno “liberamente” (si fa per dire) rilasciato una dichiarazione con cui negavano la commissione di reati con riferimento alla realizzazione dell’intervento edilizio cosiddetto Quartiere social, a San Concordio – continua Pieri – Ebbene, rinunciando a coltivare la causa risarcitoria nei confronti dei due cittadini “pentiti”, la giunta Tambellini-Raspini ha inequivocabilmente ammesso che, in realtà, la pretesa risarcitoria avanzata dal Comune di Lucca nei confronti dei residenti di San Concordio, è da considerarsi assolutamente priva di fondamento. Se così non fosse, la rinuncia da parte dell’ente a coltivare una causa che avrebbe invece potuto fruttare, a detta del sindaco, ben centomila euro al Comune, sarebbe fonte di una grave responsabilità amministrativa e contabile per Tambellini È Co., che avrebbero privato l’ente della possibilità di percepire una ingente somma che gli sarebbe formalmente spettata di diritto”.

“È bene forse ricordare – continua – che i crediti di una amministrazione non sono merce di scambio che un dirigente, un assessore o un sindaco possono impunemente spendere per ottenere delle ‘scuse’. I crediti di una amministrazione vanno escussi, ed un amministratore che rinuncia a riscuotere un credito spettante all’ente pubblico (specialmente se pari a centinaia di migliaia di euro) va incontro a responsabilità amministrativa per danno erariale, e deve ripagare di tasca sua il danno cagionato all’amministrazione. E di certo non si può dire che le “scuse” dei due cittadini di San Concordio siano idonee a ripianare un danno che la stessa giunta uscente riteneva pari a centinaia di migliaia di euro. Né è ragionevole pensare – spiega Massimo Pieri – , dopo quello a cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi, che la giunta uscente abbia voluto esporsi a sicura responsabilità amministrativa e contabile di fronte alla Corte dei Conti pur di favorire quei riottosi cittadini che hanno avuto l’ardire (ed il coraggio) di chiedere chiarezza sulla legittimità urbanistica del ‘quartiere social’ a San Concordio. Il fatto quindi che il Comune (o meglio, la Tambellini & Co.) non abbia avuto timori o incertezze sull’opportunità di abbandonare una causa che invece, a detta della giunta uscente, avrebbe dovuto convogliare nel forziere comunale centinaia di migliaia di euro, dimostra solo una cosa: la causa contro i cittadini di San Concordio non sta né in cielo né in terra, non avrebbe potuto portare alcun beneficio al Comune e rinunciarvi non poteva in alcun modo esporre gli amministratori ad alcuna responsabilità contabile”.

“Ma allora, se così stanno le cose – osserva il giovane candidato di Forza Italia – sarebbe invece interessante notiziare il giudice contabile del fatto che l’amministrazione uscente, come risulta dalle affermazioni del sindaco durante la seduta del consiglio comunale del 26 aprile, abbia intenzionalmente speso migliaia di euro di soldi pubblici per azionare una pretesa che, invece, sapeva già essere assolutamente infondata. Forse sì, su quest’aspetto, fossi in loro, non dormirei sonni tranquilli…“.

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